Stalking

Maltrattamento e violenza alle donne

11 Novembre 2011

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Riconoscere e conoscere quello che spesso succede tra le mura domestiche in termini di danno per le donne e i minori, sapere che per violenza e maltrattamento si intende tutto ciò che implica sopraffazione psichica, economica, sessuale, oltre che fisica, vuole dire offrire alle donne la possibilità di rompere il segreto senza essere accusate di complicità, di avere la certezza che non solo chi picchia o uccide compie un reato, ma anche chi insulta, svilisce o minaccia.
Spesso l’agire con violenza proviene da lontano, è un atteggiamento che passa dal padre al figlio, così come il subire passa, in modo transgenerazionale, dalla madre alla figlia, in una catena che sembra difficile da spezzare.

La violenza fisica: si intende qualsiasi azione che possa far male o spaventare, e quindi non solo botte che provocano lividi, ferite o rotture, come ceffoni, calci, pugni, morsi o altro fino a esiti letali, ma anche atti intimidatori e minacce che tendono a terrorizzare la donna e a tenerla sotto controllo. In questo senso gli urli, le aggressioni verbali, lo spaccare oggetti o prendere a calci mobili e porte, metterle le mani al collo, farle vedere un’arma o un coltello, strattonarla sono tutte forme di violenza fisica che non producono conseguenze visibili e che possono non essere riconosciute come tali, anche dalle donne stesse che le subiscono.

La violenza psicologica: l’aspetto psicologico del maltrattamento è una delle più potenti strategie di potere e di controllo che presiedono all’effrazione. In questo senso si parte dal presupposto che il maltrattante intenzionalmente voglia sopraffare la donna mediante strategie umilianti e dolorose di potere e controllo che provocano nella vittima una vera e propria effrazione psichica, indebolendola e impoverendola in modo grave ma funzionale al protrarsi dell’abuso.
L’intento è quello di distruggere la vittima, spezzando la sua visione del mondo e di se stessa. Ledere la sua autostima e le sue sicurezze.
Il maltrattamento, nel suo aspetto psicologico, si manifesta tramite strategie di controllo abbastanza ricorrenti. Alcune donne riferiscono che il partner ha sempre un’espressione di sopportazione e di disprezzo quando parlano di qualcosa.
Altre descrivono gli atteggiamenti giudicanti e svalutanti sul modo di essere moglie e madre. Altre strategie di violenza e di controllo possono consistere nel fare vuoto intorno alla compagna, isolandola dal suo contesto sociale e affettivo, o sorvegliandola in continuazione. Altre volte l’aspetto psicologico del maltrattamento assume forme meno subdole e più riconoscibili sempre però giustificate da presunte colpe e manchevolezze della compagna. Ci possono essere offese, insulti, epiteti ingiuriosi, pesanti accuse non suffragate dai fatti.

Lo stalking: o persecuzione è un fenomeno diffusissimo negli esiti delle relazioni con maltrattamento in quanto il partner violento non vuole rinunciare alla sua preda anche se la tormenta, anzi proprio perché la tormenta. Nel suo gioco perverso il maltrattante sembra essere guidato da una logica ferrea dettata dal bisogno che sente di provocare nella compagna disagio e malessere.
Lo stalking può avere aspetti diversi: telefonate continue, anche mute, a ogni ora del giorno e della notte e ripetute; tempesta di messaggi al cellulare ora minacciosi ora amorosi, oppure contenenti perentorie ingiunzioni; pedinamenti; presenza costante sotto casa, davanti al luogo di lavoro o in qualsiasi posto dove la donna abitualmente si reca; irruzioni sul posto di lavoro; aggressioni fisiche; uso dei bambini come tramite di messaggi offensivi alla madre; richiesta continua e ossessiva ad amici e parenti sui movimenti della donna; non corresponsione degli alimenti stabiliti dal giudice ecc.

La violenza economica: il controllo economico è diffusissimo, anche se scarsamente riconosciuto in quanto il fatto che l’uomo detenga il potere economico e sia lui a gestirlo trova largo consenso e non certo condanna. Ci sono donne che si sentono costrette a versare tutto il loro guadagno su un c/c cointestato, di cui però non possiedono libretto di assegni, altre che si sentono in obbligo di consegnarlo direttamente nelle mani del marito che non rende mai conto dell’uso che ne fa, mentre loro sono costrette a dimostrare a lui ogni minima spesa effettuata.

La violenza sessuale: è opinione comune pensare allo stupro perpetrato da sconosciuti e fuori dalle mura domestiche. In realtà i dati raccolti dai Centri Antiviolenza e dalle Case delle Donne, dimostrano che la maggior parte delle violenze sessuali avvengono all’interno delle mura domestiche e sono inflitte non solo dai mariti o partner, ma da persone conosciute con cui la vittima aveva rapporti di fiducia.
Individuare la violenza sessuale nei rapporti di coppia va a toccare nodi profondi e delicati. Molte donne che vivono una relazione abusiva, riescono ad avere un contatto affettivo con il partner solo attraverso l’atto sessuale che diventa l’unico momento di una intimità che nel quotidiano è andata totalmente persa: è un piccolo risarcimento, che le mantiene in equilibrio.
In questo senso le insistenze del partner per avere un rapporto anche quando la donna non vorrebbe, fanno breccia in quel piccolo spiraglio. Costringere la donna ad avere rapporti anche quando lei non lo desidera, o è stanca o vorrebbe dormire, o ha appena partorito sono tutti aspetti della violenza sessuale.

Bibliografia

G. Ponzio : “Crimini segreti” Maltrattamento e violenza alle donne nella relazione di coppia. Baldini Castoldi Dalai editore

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