Terapia cognitivo-comportamentale: come si struttura?

La terapia psicologica di tipo cognitivo-comportamentale ha come fondamento il principio che vi sia una stretta relazione tra comportamenti, emozioni e pensieri.
La terapia cognitiva-comportamentale e i suoi modelli di intervento sono stavi validati scientificamente. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che le reazioni emotive e i comportamenti sono determinati dai pensieri, in particolare dal modo in cui interpretiamo la realtà che ci circonda. Ad esempio, due persone possono vivere lo stesso evento ma sperimentare emozioni e mettere in atto comportamenti diversi ciò dipende dal significato che hanno dato alla situazione, cioè a cosa hanno pensato.
In alcuni casi i pensieri che abbiamo su noi stessi e sugli altri possono distorcere la realtà e perciò definiti come disfunzionali

I pensieri disfunzionali si attivano in modo rigido, cioè non fanno riferimento all’ambiente in cui la situazione si verifica, e danno vita a pensieri automatici negativi che a loro volta producono sofferenza ed emozioni negative.
Secondo l’approccio cognitivo-comportamentale i pensieri disfunzionali si trovano in tutti i disturbi psicologici. Poiché tali pensieri sono automatici determinano il protrarsi del tempo della sintomatologia e delle emozioni che causano la sofferenza nell’individuo.
Tuttavia anche se causano sofferenza e dolore, l’individuo non riesce a modificare tali pensieri e perciò si osserva un circolo vizioso che si mantengono nel tempo.
La terapia interviene sui pensieri automatici, sugli schemi cognitivi disfunzionali e sulle convinzioni con lo scopo di interrompere il circolo che mantiene la sofferenza nel tempo. L’individuo assume un ruolo attivo nell’intervento poiché gli viene chiesto di modificare i suoi comportamenti e di svolgere attività tra una seduta all’altra.

Le caratteristiche della terapia cognitivo-comportamentale sono:

  • Ha basi scientifiche, poiché studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia della terapia e dei trattamenti;
  • È orientata allo scopo, poiché il terapeuta interviene sui sintomi presenti e che causano sofferenza. Dopo la valutazione diagnostica, il terapeuta e il paziente collaborano nel definire gli obiettivi della terapia. Perciò il paziente assume un ruolo attivo nella terapia;
  • Psicoeducazione: il terapeuta dà informazione al paziente sulla natura del suo disturbo e sulla terapia e sulle tecniche cognitive e comportamentali. Perciò il paziente prende consapevolezza del proprio funzionamento ed imparare ad utilizzare le tecniche per gestire le emozioni dolorose e per mantenere nel tempo i risultati ottenuti dopo la conclusione della terapia.
     

Secondo l’approccio cognitivo-comportamentale la terapia è strutturata, cioè ha una struttura ben definita che il terapeuta adatta al singolo paziente, direttiva poiché il terapeuta assume il ruolo di “guida esperta”, di breve durata poiché i cambiamenti significativi si osservano nei primi sei mesi di intervento.
Il processo terapeutico inizia con le prime sedute in cui si costruisce la relazione terapeutica e il terapeuta si dedica alla conoscenza del problema del paziente.
Segue la fase di anamnesi in cui attraverso il colloquio clinico e l’utilizzo di test psicodiagnostici si ricostruiscono le esperienze della vita del paziente, lo stato emotivo attuale e la definizione dei problemi attuali e ciò che vuole raggiungere al termine del trattamento.
Dopo aver definito il problema, il terapeuta spiega i principi teorici e il fine della terapia. Poi si passerà a presentare il progetto terapeutico con le tecniche e le strategie che si utilizzeranno.
Seguirà l’intervento vero e proprio che sarà orientato al cambiamento. Dopo la conclusione dell’intervento seguiranno sedute di follow-up.

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Dott.ssaFederica Ripamonti

Psicologo, Psicoterapeuta - Milano

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