“Buon weekend!” La richiesta di consulenza psicologica nel fine settimana: aspetti motivazionali, significati e accorgimenti

Il picco di contatti per richiesta di consulenza psicologica avviene spesso durante il weekend. Il fenomeno, al di là di coincidenze e casualità, può rappresentare un indicatore clinico di come i ritmi socio lavorativi impattino sulla tenuta psicologica ed emotiva degli individui. A questo scenario di ritmi, carichi e alternanze, la risposta comportamentale nei diversi momenti si configura come un "reagente" psicodinamico e cognitivo, documentato da studi di letteratura scientifica sul rapporto tra ritmi biologici, pressioni sociali, rappresentazioni cognitive, vissuti emotivi e bisogni esistenziali.

L'analisi del meccanismo della domanda di aiuto nel fine settimana può essere affrontata attraverso tre costrutti chiave: lo spostamento motivazionale, la spinta impulsiva alla regolazione affettiva e l'attivazione della riflessività metacognitiva. I primi due puntano l'attenzione sull'effetto regolatorio dell'azione di richiesta di aiuto nel periodo di "alterazione della routine" data dal fine settimana, e relativi vissuti affettivi; il terzo individua nel weekend uno spazio-tempo privilegiato per l'esercizio di abilità di riflessione, orientamento e scelta. Vediamoli brevemente.  

  1. Spostamento motivazionale: dalla focalizzazione estrinseca alla vulnerabilità del Sé

Durante la settimana il funzionamento del soggetto è prevalentemente orientato da fattori motivazionali estrinseci (adempimenti professionali, scadenze, richieste ambientali). Secondo la Teoria dell'Autodeterminazione (Self-Determination Theory) (Deci e Ryan, 2008), questo iper-investimento cognitivo sul mondo esterno può agire come un meccanismo di difesa secondario (intellettualizzazione e isolamento dell'affetto), che mantiene i contenuti ansiosi o depressivi in uno stato di latenza tollerabile.

  • Il Modello dei Datori di Tempo Sociali (Social Zeitgeber Model)

Elaborato originariamente da Ehlers, Frank e Kupfer (1988), questo modello evidenzia come la routine lavorativa strutturi i ritmi circadiani e biologici dell'individuo. Il weekend determina una brusca caduta degli ancoraggi di realtà. La letteratura scientifica sulle interruzioni delle routine quotidiane (daily routine disruptions) dimostra una correlazione diretta e positiva con picchi di sintomi depressivi e distress psicologico generale (Grandin et al., 2006).

  • Emergenza delle motivazioni intrinseche

La rimozione forzata dei compiti esterni priva il soggetto delle difese da distrazione. Il "tempo libero" si trasformerebbe in uno spazio vuoto che amplifica la percezione del disagio intrapsichico, costringendo il Sé a confrontarsi con i propri bisogni autentici, più profondi e insoddisfatti (Ryan & Deci, 2017).

  1. Impulsività e acting out telematico: la richiesta di aiuto come regolazione affettiva in acuto

Nei quadri clinici caratterizzati da disregolazione emotiva, tratti borderline o vulnerabilità ansiosa, il fine settimana coincide spesso con un incremento dell'arousal neurofisiologico indotto dall'isolamento. La richiesta di aiuto inviata in acuto (ad esempio, la domenica sera) risponde a specifiche logiche neuro cognitive e difensive analizzabili tramite la Teoria dell'Attaccamento e i modelli sul controllo degli impulsi:

  • Evitamento cognitivo e sollievo immediato

Secondo il modello della regolazione emozionale basato sul Coping di Lazarus e Folkman (1984) l'invio impulsivo della richiesta non sempre sottende la ricerca di un percorso terapeutico a lungo termine. Esso può fungere invece da comportamento di evitamento attivo o acting out virtuale: l'azione esternalizza l'angoscia intollerabile, proiettandola sul professionista, nell'aspettativa di ricevere una funzione di contenimento (holding) quanto più immediata (Winnicott, 1965).

  • Intolleranza alla frustrazione e urgenza affettiva

Negli studi neuropsicologici sull'impulsività (come il modello UPPS-P di Whiteside e Lynam), l'urgenza negativa definisce la propensione a compiere azioni impulsive sotto la spinta di affetti negativi intensi. L'atto formale del contatto (es. la compilazione di un form online) riduce transitoriamente la dissonanza cognitiva e placa l'ansia acuta, fornendo una temporanea sensazione di controllo prima ancora che la relazione clinica abbia inizio (Billieux et al., 2010).

  1. Processi riflessivi e insight: la domenica come spazio metacognitivo e integrativo

In antitesi alla spinta impulsiva, per alcune persone il fine settimana rappresenta il momento di massima espressione della riflessività. In questo caso, la domanda d'aiuto è l'esito di un processo psicologico integrativo, interpretabile attraverso la cornice della Teoria della Mentalizzazione di Fonagy e Target (2006):

  • Monitoraggio metacognitivo e bilancio esistenziale

La distanza dai fattori di stress occupazionali favorisce il recupero di risorse cognitive (secondo la Resource Conservation Theory). Questo spazio permette un'efficace funzione metacognitiva di auto-osservazione. Il soggetto è in grado di narrare la propria sofferenza psicologica, riconoscendone la natura cronica ed ego-distonica piuttosto che l'urgenza estemporanea (Fonagy et al., 2002), orientandosi alle azioni necessarie ad affrontarla.    

  • Pianificazione dell'Alleanza Terapeutica

Gli studi sulla prospettiva temporale (Zimbardo Time Perspective) applicata alla clinica dimostrano che le richieste nate dalla riflessività festiva adottano una temporalità orientata al futuro. Il linguaggio dell'utente in genere è strutturato e volto a co-costruire un'alleanza terapeutica solida, evidenziando una motivazione interna al cambiamento stabile e non meramente reattiva a una crisi momentanea.

L'ottica sabbatica

La domenica, la vacanza, le festa, originariamente lo “Shabbat” costituisce un momento di interruzione di schemi e ritmi operativi dettati dal lavoro, impegni, obiettivi e scambi tipici dei giorni feriali. In questi tempi è il riposo - l'otium - a prevalere, invece del lavoro - del neg-otium - negazione dell'otium, appunto. E la distribuzione settimanale per quota 6:1 parrebbe nettamente in favore del neg-otium, nel far credere che anche l'otium possa esserne risucchiato, per ragioni matematiche. Come se non si perdesse granché (1 su 7 è una minoranza ininfluente matematicamente) nel perdere lo Shabbat. Eppure i due "tempi" o modi della "feria" e della "festa", seppure in rapporto e dialogo tra loro, non sono fatti della stessa essenza.

Il Sabato o Shabbat (oggi per noi la domenica, la festa, e più in generale la vacanza) è tradizionalmente il giorno del riposo. Esso prende origine dal settimo giorno della creazione (Gn 2,2-3), il cui Dio stesso, avendo compiuto l'opera creatrice, "cessò da ogni lavoro" precedente per contemplarlo, benedicendo quel giorno. Nella trasposizione dell’archetipo per somiglianza dal divino all’umano, Shabbat è anche il giorno previsto per l'uomo per contemplare la sua creazione, e se stesso in rapporto ad essa nonché in rapporto a Dio stesso, da cui l’uno e l’altra e tutto quanto originano.

I giorni da 1 a 6 della settimana sono deputati alle opere, al fare; il 7° giorno, lo Shabbat è il giorno dell'”Essere”, del “Non-fare”. 

Questo spazio libero, sgombero di impegni e oneri, sabbatico appunto, può risultare tanto generativo e promettente se vissuto come opportunità di contemplazione e generazione, quanto pericoloso e angosciante se percepito come "obbligo di sostare" e lasciare la certezza del “fare”, per rivolgersi alle incerte scoperte sull'”Essere”. 

La richiesta di aiuto festiva si configura in tutti i modi come manifestazione visibile di un movimento interiore, dell’”Essere”, nella sosta dal “fare”: una decisione maturata e il suo primo passo concreto nel caso dell’approccio riflessivo e mentalizzante, un tumulto emotivo e una spinta all'azione che grida un messaggio da decifrare nel caso dell’approccio impulsivo e regolatorio.

Che il vissuto sia caratterizzato da un senso di risoluzione/autocoscienza o di tormento/conflitto interiore, lo spazio festivo, sabbatico, consente la messa a fuoco del trascorso feriale, ed attraverso la rielaborazione contemplativa della sua esperienza, la determinazione risolta o accennata verso un’intenzione prospettica di evoluzione.

Conclusioni e accorgimenti

Definite le caratteristiche a monte del fenomeno, secondo i tre costrutti utilizzati per l'analisi, proviamo a soffermarci ora sulle conseguenze a valle dell’agito festivo di richiesta di aiuto per le due tipologie di motivi analizzati: la maturazione mentalizzata e la spinta impulsiva.

Per chi si trova nella dimensione dell'approccio mentalizzante, le conseguenze si configurano ad ogni modo come esperienza ed arricchimento. Sia che il professionista dia riscontro nell’immediato o in un tempo diluito, sia che l’alleanza terapeutica si instauri o no, la scelta è stata ponderata e qualunque esito rafforzerà il senso di consapevolezza verso la decisione presa e sarà fonte di apprendimento, persino nel caso di rinuncia e riorientamento.

Per chi che invece attiva la richiesta festiva per motivi di autoregolazione, le conseguenze possono essere più incerte. Se l'indomani l’individuo si trovasse nuovamente risucchiato dai ritmi frenetici settimanali, potrebbe non riuscire a sostenere nella pratica la scelta intrapresa, ad esempio per ragioni organizzative o per la percezione di un crollo motivazionale a causa del prevalere del “fare” feriale. In questo caso, il rischio è di vedere progressivamente aggravarsi la propria condizione di sofferenza slatentizzata nel tempo del fine settimana, con conseguenze sul senso di efficacia personale ed autostima. Quello che rischia di passare è un messaggio implicito di discredito o rinnegamento verso l’intuizione avuta nel tempo festivo. Altresì, un impatto non positivo con il primo professionista individuato o un riscontro tardivo o insoddisfacente, potrebbe indurre valutazioni negative su di sé e sulle proprie abilità decisionali, portando alla rinuncia prematura ad un percorso di conoscenza personale. 

In quest’ultimo caso è comprensibile, che spinta all'azione mediante attivazione del contatto sia percepita come urgente, proprio per la funzione regolativa dell’agito. Tuttavia alla luce delle considerazioni fatte, l’accorgimento può essere, come in molti casi decisionali secondo buon senso, invece di agire nell’immediato, disporsi a differire l’azione "dormendoci su", letteralmente.

Ovvero: una volta avuta l’dea di attivarsi per un percorso psicologico, di domenica, contro intuitivamente posizionarsi a non agire, riservandosi di verificare la solidità dell'intenzione, attendendo almeno fino al lunedì.

Lo spazio di un giorno e più ancora di una notte, a cavallo tra tempo feriale e festivo e l’intercorre dello stato di sonno (in cui possono attivarsi funzioni non solo cognitive ma anche emotive e somatiche di rielaborazione dei vissuti diurni), consente di valutare e rivalutare la tenuta motivazionale in entrambi i mindset (weekend/settimana, sonno/veglia). La posizione di attesa consentirebbe l’indomani di disporre di una seconda opzione, oltre quella “automatica” data dall’urgenza, avvalendosi di una facoltà aggiuntiva e indispensabile nell' esercizio di qualunque scelta tra almeno due possibilità: la libertà.

Da un lato si attiva la possibilità di non procedere affatto prevenendo possibili eventi interpretabili come fallimento e preservando così l'autostima fino a più solidi orientamenti ancora da maturare.

D'altro canto, la rielaborazione notturna e l’attesa volontaria del nuovo giorno potrebbe confermare l’intuizione estemporanea convertendola in intenzione duratura a procedere al contatto in modo ponderato, oppure ancora fugace ma audace e comunque più consapevolmente aperto al cambiamento.

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