Come fare a levare di dosso la vergogna?

martina

Buongiorno Dottori,
 racconto brevemente la mia ultima esperienza con un ragazzo.
Ci conosciamo da alcuni mesi; per vari motivi non ci eravamo mai visti. Sappiamo entrambi che la relazione è solo di natura fisica.
Ci vediamo e proviamo ad avere un rapporto, ma io avverto parecchio dolore (mi capita spesso quando sono piuttosto tesa, ma poi si risolve), quindi gli chiedo di fermarsi.
Lui lo fa, ma ha una reazione che non mi aspettavo: si innervosisce, si arrabbia e mi dice: “Guarda in che situazioni imbarazzanti mi metti… io adesso cosa devo fare tutta la serata in casa con te? Se sapevi di avere questo problema fisico, cosa sei venuta a fare qui?”.
Io, sinceramente raggelata, prendo le mie cose e chiamo un taxi per andare via, mentre lui continua a dire: “Vedi cosa mi fai fare, a me poi spiace far sentire una donna così, io mi sento a disagio, non so cosa fare…”.
Nel frattempo si organizza con un amico per uscire, durante l’attesa del mio taxi. Ciliegina sulla torta, mi chiede di controllare la posizione del taxi, così mi avrebbe detto più o meno tra quanto sarebbe arrivato.
Reagisco con rabbia, prendo la porta e vado via. Non mi sono mai sentita così in imbarazzo, umiliata e piena di vergogna in vita mia.

9 risposte degli esperti per questa domanda

Quello che descrivi non è “imbarazzo”, è una mancanza di rispetto.

Il dolore durante un rapporto è un segnale del corpo che va ascoltato, non messo in discussione. Fermarsi è un tuo diritto, sempre.

La sua reazione sposta il focus da te al suo disagio, facendoti sentire sbagliata: è una dinamica che può generare vergogna, ma la vergogna non ti appartiene.

La tua risposta — andartene — è stata una forma chiara di tutela.

Non è il tuo corpo il problema. È come qualcuno sceglie di starci dentro.

 Daniela Sasso

Daniela Sasso

Lecce

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Quello che descrive è un’esperienza oggettivamente umiliante, ed è comprensibile che abbia provato vergogna e disagio. È importante chiarire che fermarsi in presenza di dolore è assolutamente corretto: ha ascoltato il suo corpo e si è tutelata.

La reazione dell’uomo è stata inadeguata e poco rispettosa: invece di accogliere il suo disagio, l’ha colpevolizzata, aumentando il suo senso di imbarazzo. Questo non è in alcun modo una responsabilità sua.

Il fatto che abbia deciso di andare via rappresenta un comportamento di protezione sano.

Ritengo tuttavia utile approfondire sia il dolore che riferisce durante i rapporti, sia le emozioni intense emerse in questa situazione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi aspetti e a rafforzare il suo benessere e la sua sicurezza nelle relazioni.

Qualora ritenesse utile dedicare uno spazio a questi temi, resto a disposizione per un eventuale approfondimento.
Dott.ssa Elena Sassi

Salve, come anche tu hai sottolineato Si trattava solo di un rapporto fisico, senza coinvolgimento emotivo o costruzione di qualcosa di più, allora la responsabilità del modo in cui si è comportato è sua. Non c’è nulla di cui tu debba vergognarti: tu eri dentro una dinamica che lui ha contribuito a creare e definire. La vergogna, se proprio qualcuno deve provarla, riguarda chi usa gli altri senza rispetto o senza chiarezza sincera fin dall’inizio.  Perché al di là di lui, il punto centrale sei tu e quello che meriti: rispetto, chiarezza e, se lo desideri, anche qualcosa di più di una semplice “consumazione”.  

Buongiorno, 

potrebbe essere utile comprendere qual è il suo vissuto attuale rispetto agli accadimenti, nonché relativamente alla relazione instaurata con la persona di cui parla. Allo stesso modo, se non l'ha fatto, potrebbe risultare proficuo un consulto medico-ginecologico relativamente al dolore che prova durante i rapporti, per escludere eventuali condizioni organiche.

Le consiglierei di parlarne in ogni caso con uno specialista psicologo o psicoterapeuta, se questi aspetti della sua vita la turbano particolarmente, in modo da poterla supportare nell'elaborazione e nella comprensione delle sue strategie personali per far fronte a questi momenti.

Cordiali saluti

Dott.ssa Maria Luisa Anastasia

Dott.ssa Maria Luisa Anastasia

Dott.ssa Maria Luisa Anastasia

Bologna

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Ciao Martina,

immagino quanto sia stato difficile vivere la situazione che hai raccontato. Ti sarai sentita umiliata, sbagliata e in colpa. Purtroppo non possiamo controllare il comportamento delle altre persone ma possiamo imparare a gestire il nostro modo di reagire, pensare e provare emozioni di fronte ai loro comportamenti. Questo è utile per evitare che ciò che gli altri dicono di noi o fanno contro di noi abbia degli effetti malvoli sulla nostra percezione di noi stessi, sulle emozioni che proviamo e sui comportamenti che decidiamo di mettere in azione. Siamo animali sociali e il rapporto con l'altro è fondamentale per il nostro benessere, questo però non deve arrecarci danno o condizionare l'opinione che abbiamo di noi stessi.

In questo senso un breve percorso di supporto psicologico aiuta ad elaborare in modo funzionale i pensieri e le emozioni che derivano da un'esperienza negativa. 
Se vuoi sono a disposizione,

Dott.ssa Giulia Messori

Dott.ssa Giulia Messori

Dott.ssa Giulia Messori

Reggio nell'Emilia

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Buongiorno, quello che descrive è un’esperienza molto forte e comprensibilmente dolorosa. In un momento di vulnerabilità, in cui lei ha ascoltato il suo corpo e chiesto di fermarsi, si è trovata invece di fronte a una reazione che l’ha fatta sentire giudicata, umiliata e sola. È naturale che questo abbia lasciato vergogna e rabbia. Da fuori, colpisce come il suo bisogno di rispetto e sicurezza non sia stato accolto: il suo “fermarsi” era un confine sano, e meritava comprensione, non pressione o colpevolizzazione. Le emozioni che prova ora sono importanti segnali da ascoltare, non qualcosa da mettere a tacere.
Se sente che questa esperienza le è rimasta addosso, parlarne in uno spazio protetto può aiutarla a rielaborarla e a rafforzare ancora di più i suoi confini nelle relazioni, così da non trovarsi più in situazioni che la fanno sentire così.
Se vuole, possiamo approfondire insieme con calma. 
Un abbraccio 

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Salve,

la ringrazio per aver condiviso questa esperienza. Prima di rispondere, però, ho bisogno di capire meglio alcune cose — perché quello che non scrive è importante quanto quello che scrive.

"Ci conosciamo da alcuni mesi, per vari motivi non ci eravamo mai visti." Come vi siete conosciuti? Online, presumibilmente. Quanti mesi sono passati senza incontrarsi, e perché?

"Sappiamo entrambi che la relazione è solo di natura fisica." Come è arrivata a questa conclusione? È una cosa che lui ha detto esplicitamente, o è una cornice che lei ha accettato per rendersi disponibile a un incontro che altrimenti non avrebbe accettato?

Queste domande non sono casuali, perché la lettura della situazione cambia molto a seconda di come stanno le cose.

Lui non l'ha buttata fuori di casa, ha aspettato con lei l'arrivo del taxi, ha persino cercato di renderle utile controllando i tempi. Non è il comportamento di qualcuno che voleva umiliarla — è il comportamento di qualcuno che era deluso e lo ha mostrato senza filtri, forse con poca grazia, ma senza cattiveria reale.

La vergogna e l'umiliazione che sente sono comprensibili, ma vale la pena chiedersi: vergogna di cosa, esattamente? Di aver avuto dolore fisico? Non è colpa sua. Di essersi trovata in quella situazione? Forse questa è la domanda più utile su cui soffermarsi.

Quello che lei descrive ha una dinamica molto riconoscibile: mesi di contatto a distanza, una cornice "solo fisica" che suona disinvolta ma che in realtà definisce chiaramente i termini dell'accordo, e poi un incontro reale che non va come previsto. Lui ha reagito da uomo che aveva un solo interesse in quella serata — il che è esattamente quello che entrambi avevano stabilito.

Il punto non è che lui sia stato crudele. Il punto è che lei si aspettava qualcosa di diverso da quello che l'accordo prevedeva — un minimo di calore, di cura, di gestione umana dell'imprevisto. E questo dice qualcosa di importante: forse la cornice "solo fisica" non era davvero sua quanto credeva.

Gli uomini che cercano esclusivamente questo tipo di incontri di solito non lo nascondono. Lo dichiarano, anzi, fin dall'inizio. La domanda che vale la pena farsi non è "com'è potuto comportarsi così?" ma "cosa mi aspettavo davvero da quella serata, e da quei mesi prima?"

Non per colpevolizzarsi — ma perché la risposta onesta a quella domanda è l'unica cosa che può evitare che la stessa storia si ripeta.

Dott. Mario Pugliese

Dott. Mario Pugliese

Roma

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Mi dispiace davvero molto per quello che hai dovuto subire. Voglio dirti subito una cosa, forte e chiara: non hai nulla di cui vergognarti. Quello che hai provato è una reazione fisica involontaria e legittima; quello che ha fatto lui è stato un tentativo maldestro e aggressivo di gestire la propria inadeguatezza.

Abitare l'imprevisto non è facile e lui ha dato prova di essere inadeguato.

Da psicologa e psicoterapeuta in formazione strategia, ti dico che la sua rabbia non riguardava te, ma lui  Quest'uomo ha dimostrato di avere un repertorio di interazione limitato a un unico binario: la prestazione.

Nel momento in cui l'ingranaggio del "sesso programmato" si è inceppato, è andato in corto circuito. Non sapendo come gestire un’intimità che non fosse puramente meccanica, ha proiettato su di te la sua frustrazione.

Le sue frasi sono un manuale di manipolazione difensiva:

"Guarda in che situazione mi metti": Sposta la responsabilità del suo disagio su di te.

"Cosa devo fare tutta la serata con te?": Ammette implicitamente di non avere strumenti umani per stare con una donna se non c'è un atto sessuale.

"Mi spiace far sentire una donna così": Qui tocca un tasto ancora più inequivocabile, cercando di passare per vittima della sua stessa maleducazione.

La "Ciliegina sulla torta".....

Il fatto che si sia organizzato con l'amico mentre eri ancora lì e che ti abbia chiesto di controllare il taxi è il segno finale di una totale mancanza di empatia. Per lui, una volta sfumata la prestazione, eri diventata un "ingombro" da gestire logisticamente per poter tornare ai suoi piani.

Strategicamente, come uscirne?

Hai fatto l'unica cosa corretta e potente: te ne sei andata. Hai interrotto la scena, non gli hai permesso di continuare a umiliarti e hai ripreso il controllo del tuo spazio.

Il disagio che senti è un segnale prezioso: è la tua dignità che urla perché è stata calpestata. Ma prova a guardare la scena da fuori:

Immagina un uomo così spaventato dall'intimità e così povero di contenuti da non saper reggere un'ora di conversazione con una donna solo perché non può esserci penetrazione.

Non è lui che ha "scartato" te; è lui che si è rivelato emotivamente immaturo.

Se senti il bisogno di parlarne, ti ascolto. 

Cari saluti 

Dottoressa Giusi Vicino 

Dott.ssa Giusi Vicino

Dott.ssa Giusi Vicino

Catania

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Gentile,

emerge dalle sue parole quanto questo evento l'abbia messa in angoscia, sia per qualcosa che si lega al racconto che fa dell'uomo, sia per alcuni suoi temi. In un rapporto di intimità è proprio venuta a mancare questa componente di fiducia e reciprocità, bene quindi che si sia allontanata da quest'uomo. 

La invito tuttavia a prendere in mano questa difficoltà di cui parla, forse proprio a partire da questo senso di vergogna e affrontare i temi in un percorso clinico. Questa vergogna va aperta e ascoltata anzichè chiusa immediatamente e "levata di dosso". Vedrà che poi starà meglio.

 

Cordialmente

ES

Dott. Emanuele Simonetti

Dott. Emanuele Simonetti

Bologna

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