63 anni ... Nessuno stile di vita ...

Roberta

Salve, mi chiamo Roberta ho 63 anni e sono single ... Non riesco ad avere un mio stile di vita ... Vorrei lo Slow Living ... Mi ritrovo ad essere nel mezzo di una crisi esistenziale ... Non ho più voglia di correre e voglio essere accettata con tutti i miei difetti ... Non voglio essere performante ... Voglio essere una donna ... Un fatto che mi limita nella vita sociale ... Non porto bene la macchina ... Come faccio a mettere ordine e ad avere una vita soddisfacente ... ?

13 risposte degli esperti per questa domanda

Non è possibile offrire un feedback utile senza approfondire...le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia è sicuramente le potrà essere d'aiuto leggere un mio libro, dove tra l'altro ho dedicato un capitolo sulla frustrazione esistenziale. Si intitola 'Faccio di tutto per stare peggio' e probabilmente anche lei cade in alcuni autosabotaggi che descrivo. Lo trova su Amazon o ordinabile in libreria. Fa bene a chiedere aiuto e la consapevolezza è il primo passo ...troverà anche notevoli suggerimenti su 'cosa fare'. Buona vita. Gaetano Tizza

Dott. Gaetano Tizza

Dott. Gaetano Tizza

Ragusa

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Buongiorno Roberta, grazie per aver condiviso con  sincerità quello che sta vivendo.

Dalle sue parole arriva il desiderio di fermarsi, di non sentirsi più costretta a essere sempre “performante” e di poter finalmente vivere in un modo che senta più suo.

Forse questo momento di crisi può essere anche l’occasione per chiedersi, con calma, che cosa significa per lei oggi avere una vita soddisfacente, al di là di ciò che ha pensato di dover essere o fare fino a questo momento. Ciò non vuol dire avere subito tutte le risposte. Mettere ordine può significare concedersi uno spazio per ascoltarsi e capire meglio cosa si desidera davvero.

Credo che questo possa essere un momento importante per provare a capire come costruire una vita che le assomigli di più, ritagliandosi uno spazio suo. 

Cordiali saluti, 

Dr.ssa Giulia Novara

Dott.ssa Giulia Novara

Dott.ssa Giulia Novara

Torino

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Buongiorno, 

Sento attrito un po' qua e là e vorrei ma non posso, si percepisce crisi che 
In realtà è marcatore di cambiamento. 
Prima ha bisogno di capire da cosa separarsi. 

Psicoterapeuta Paola Massone 

 Paola Massone

Paola Massone

Chieti

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Gentile Roberta, 

Le rispondo subito rassicurandola: quella che lei definisce "crisi esistenziale" è, in realtà, una preziosa e sana fase di transizione e di profonda maturità psicologica. A 63 anni, sentire il bisogno di abbandonare l'obbligo di essere sempre "performanti" non è affatto un segno di resa, ma il naturale e bellissimo passaggio dal bisogno di dimostrare al diritto di esistere semplicemente per come si è. Il suo desiderio di vivere con lentezza è la voce della sua autenticità che le sta finalmente chiedendo spazio.

Per mettere ordine e trovare una nuova soddisfazione quotidiana, il primo passo è un'accettazione radicale di sé. Si dia il permesso di essere esattamente chi è oggi, rivendicando il diritto di avere dei difetti senza dover più rincorrere l'approvazione altrui. Anche il fatto di non portare bene la macchina va ridimensionato e accolto: è semplicemente una sua caratteristica, non una colpa o un limite insuperabile. Lo Slow Living di cui parla lei parte proprio da quì: riorganizzando la sua socialità a ritmi più dolci, vivendo maggiormente la sua zona o coltivando relazioni che diano valore alla qualità del tempo trascorso insieme e non alla facilità di spostamento.

Inizi a sostituire la logica del "dovere" con piccoli rituali quotidiani che le diano gioia e la riconnettano con la sua identità di donna, come una passeggiata senza meta o il godersi un momento di assoluto silenzio.

Lei ha già intuito esattamente di cosa ha bisogno per stare bene, ora deve solo concedersi il lusso e la libertà di rallentare, senza sentirsi minimamente in colpa.

Resto a disposizione, un caro saluto.

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

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Ciao Roberta, quello che descrivi non mi sembra una mancanza di direzione, ma il bisogno di fermarti e ritrovare una vita che ti somigli davvero.  Sono psicologa e anche mental coach, e lavoro proprio su questi passaggi: ritrovare il proprio centro, lasciare andare il bisogno di essere sempre performanti e costruire uno stile di vita più autentico e soddisfacente. Lo Slow Living può diventare non solo un desiderio, ma un vero nuovo modo di vivere. Possiamo partire da qui, con calma, e capire insieme cosa vuoi davvero per questa nuova fase della tua vita. 

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Buongiorno Roberta, è assolutamente comprensibile e legittimo che lei senta il bisogno di essere accettata per quella che è anziché performare.

Forse ha performato per tanto tempo e ora è giunta allo stremo? Questa "crisi esistenziale" forse sta cercando di dirle qualcosa su alcuni suoi bisogni che ha a lungo tralasciato, ed è bene ascoltarla. Che cosa le sta dicendo? E che cos'è che la ostacola nel fare invece ciò che vorrebbe fare?

È molto coraggioso e onesto da parte sua ammettere che c'è qualcosa che non la fa stare bene, ed è il primo passo per poi poterlo cambiare e ritrovare se stessi.

Se vuole, potrò aiutarla a capire che cosa vorrebbe davvero in questo momento, cos'è che le ha impedito e le impedisce di inseguirlo, e come fare del proprio meglio per raggiungerlo.

Un caro saluto,

Dott.ssa Leonardi Laura 

Dott.ssa Laura Leonardi

Dott.ssa Laura Leonardi

Bologna

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Nella vita è importante imparare a scegliere ciò che ci fa stare bene, dedicandoci alle cose che ci piacciono e che ci permettono di sentirci in sintonia con noi stessi. Quando impariamo ad ascoltare i nostri bisogni e a prenderci cura del nostro benessere, diventiamo anche più consapevoli delle persone che vogliamo accanto. Scegliere ciò che ci fa stare bene significa, in parte, scegliere anche chi far entrare nella nostra vita: persone con cui possiamo essere noi stessi, sentirci rispettati, valorizzati e vivere relazioni che ci arricchiscono, anziché svuotarci.

Gentile Roberta, quello che descrivi non è “mancanza di stile di vita”.
È il momento in cui una donna di 63 anni sente che la vita che ha portato avanti finora non le assomiglia più. E quando arriva questa sensazione, non è un fallimento: è una chiamata. Una di quelle che arrivano solo quando si è abbastanza mature da ascoltarle.

Tu non vuoi correre, non vuoi performare, non vuoi dimostrare.
Vuoi vivere.
Questo non è un limite: è un passaggio evolutivo.

Lo slow living non è un’estetica da Instagram o social in generale come ora succede di frequente ma è un modo di stare al mondo che nasce quando il corpo e la mente dicono “basta”. Basta ritmi che non senti tuoi, basta ruoli che non ti appartengono, basta aspettative che non hai mai scelto. A 63 anni non si perde qualcosa: si cambia pelle.

La crisi che senti non è un crollo.
È un riordino, è il momento in cui la tua identità sta cercando spazio per diventare più semplice, più vera, più tua.

Il fatto che tu non guidi bene la macchina non è un ostacolo sociale: è solo una caratteristica. Non definisce la tua libertà, non definisce il tuo valore, non definisce la tua possibilità di avere una vita soddisfacente. La vita soddisfacente non nasce dalla macchina, ma dal ritmo.

Mettere ordine non significa rivoluzionare tutto.
Significa iniziare da un gesto.
Uno solo.
Un gesto che ti assomigli.

Può essere un risveglio più lento, un pomeriggio senza obblighi, un “no” detto con calma.
Può essere una passeggiata senza meta, un tempo dedicato a te, senza sentirti in colpa.

Lo slow living non si costruisce in un giorno.
Si costruisce scegliendo ogni giorno qualcosa che ti fa respirare.

Cara Roberta, tu non sei in ritardo.
Sei nel momento esatto in cui la tua vita ti sta chiedendo di essere vissuta diversamente. E puoi farlo. Con dolcezza, con calma, con la libertà di non dover più correre per essere accettata.

Se vuoi, possiamo approfondire come iniziare uno stile slow living oppure come ritrovare un ritmo personale dopo una crisi esistenziale.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile Roberta, dalle sue parole emerge un bisogno molto importante: quello di fermarsi e iniziare a chiedersi che cosa desidera davvero per sé, al di là della necessità di essere sempre “performante” o di rispondere alle aspettative degli altri.

Quella che definisce una crisi esistenziale può essere anche una fase di passaggio, nella quale diventa necessario fare ordine e ridefinire priorità, bisogni e desideri. Il desiderio di uno stile di vita più lento e autentico, così come quello di sentirsi accettata anche nelle proprie fragilità e imperfezioni, può rappresentare un importante punto di partenza.

Anche la difficoltà nella guida, se oggi limita la sua vita sociale, meriterebbe di essere approfondita: non tanto per concentrarsi esclusivamente sul problema pratico, quanto per comprendere quali pensieri, emozioni e paure si attivino intorno a questa difficoltà.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che oggi non sente più in sintonia con sé, a ridurre il peso delle aspettative e a costruire gradualmente una quotidianità più soddisfacente e coerente con la donna che sente di voler essere. 

Dott.ssa Denise Bianco

Dott.ssa Denise Bianco

Chieti

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Buongiorno Roberta, quello che scrive mi fa pensare a un momento di importante cambiamento, in cui forse non sta cercando semplicemente di “mettere ordine” nella sua vita, ma di capire che tipo di vita desidera davvero per sé, al di là delle aspettative e del bisogno di essere sempre all’altezza.

Anche il desiderio di uno Slow Living può essere un punto di partenza molto interessante: imparare a rallentare non significa rinunciare a una vita soddisfacente, ma capire quali sono le proprie priorità e costruire gradualmente uno stile di vita più coerente con i propri bisogni e valori.

In un percorso cognitivo-comportamentale si può lavorare proprio su questo: individuare quei pensieri e quelle regole personali che ci fanno sentire di dover essere sempre performanti, perfette o accettate dagli altri, e imparare a sostituirli con modalità più flessibili e realistiche.

Anche la difficoltà con la macchina, se oggi limita la sua vita sociale, può essere affrontata concretamente, lavorando sulle emozioni e sui pensieri che si attivano nelle situazioni che tende ad evitare.

Non è necessario cambiare tutto contemporaneamente. Possiamo partire da ciò che oggi le pesa maggiormente e, passo dopo passo, costruire una vita più soddisfacente e più sua.

Se sente che questo è il momento in cui desidera fermarsi, ascoltarsi e capire meglio da dove ripartire, possiamo parlarne insieme in un primo colloquio online. Resto in attesa 

cordialmente Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Cara Roberta, buonasera. 

A 63 anni, quello che sta vivendo non è una sconfitta, ma un momento di passaggio fondamentale. La "crisi esistenziale" che sente è il suo corpo e la sua psiche che le stanno dicendo a gran voce: "Basta correre per gli altri o per standard che non ti appartengono". Rifiutare la cultura della performance, voler essere accolta con le proprie imperfezioni ed entrare in una dimensione di maggior lentezza e presenza non è un limite: è la definizione stessa di maturità e autenticità. I desideri di cui parla, lo Slow Living, la liberazione dal dovere di essere sempre "efficiente", il ritrovare una dimensione femminile e naturale del vivere, sono assolutamente alla sua portata. Per mettere ordine e costruire una quotidianità che la soddisfi davvero, si può partire da piccoli passi concreti.

Non deve chiedere scusa a nessuno se sceglie di fare meno cose in una giornata o se preferisce prendersi un tempo più lungo per fare la spesa, leggere o camminare. Fare le cose con calma, una alla volta, è una scelta consapevole. Inizi dai piccoli gesti: la preparazione del mattino, la cura della casa, il modo in cui gusta un pasto. Porti la presenza mentale nelle piccole azioni quotidiane. La prima persona da cui deve pretendere questa accettazione è se stessa. Quando avverte l'ansia di "dover dimostrare qualcosa" a qualcuno, si fermi e si chieda: "A chi devo dimostrarlo? Serve davvero alla mia felicità?". Essere donna, nel senso più profondo e liberatorio del termine, significa anche accogliere la ricettività, l'intuizione, la cura di sé, il permesso di riposare senza sentirsi in colpa. La vita sociale soddisfacente non richiede grandi spostamenti. Si nutre di vicinato, di piccoli gruppi di interesse locali (un club del libro, un corso di artigianato o pittura, un'associazione di volontariato, passeggiate di gruppo nel verde).  Si regali ogni giorno un momento di pura bellezza o relax che appartenga solo a lei, senza altro scopo se non il piacere di viverlo, una tazza di tè gustata in silenzio, musica che le piace, un riposo pomeridiano, la cura delle piante. Smettere di correre non significa fermarsi o rinunciare alla vita, ma iniziare finalmente a camminare al proprio passo.

Un cordiale saluto.

Dott.Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Gentile Roberta,

quello che descrive non è un “problema” da correggere, ma un momento di passaggio molto comune nella vita adulta. A 63 anni non è raro sentire il bisogno di rallentare, di ridefinire le priorità, di lasciare andare la corsa e di costruire uno stile di vita più gentile, più lento, più coerente con ciò che si è oggi. Il suo desiderio di slow living non è una fuga: è un segnale di maturità. Quando la vita cambia, quando si è attraversato molto, quando si è stanchi di dover “performare”, è naturale chiedersi: “Chi sono davvero, se smetto di correre?” Nel suo racconto emergono alcuni punti importanti:

  • sente una crisi esistenziale, che non è un fallimento ma un momento di riorganizzazione
  • desidera essere accettata con i suoi difetti, senza dover dimostrare nulla
  • vorrebbe una vita più lenta, più semplice, più sua
  • alcuni aspetti pratici (come la difficoltà a guidare) la fanno sentire limitata nella vita sociale
  • cerca un modo per “mettere ordine” e ritrovare un senso di soddisfazione

Questi elementi parlano di una persona che sta cercando una nuova identità adulta, non di qualcuno che “non ha uno stile di vita”. La verità è che lo stile di vita non si trova: si costruisce, un pezzo alla volta. Per iniziare a farlo, spesso è utile lavorare su tre direzioni:

  1. Capire cosa vuole davvero tenere e cosa vuole lasciare andare. Non tutto ciò che ha fatto finora deve seguirla nella nuova fase della vita.
  2. Dare valore ai suoi ritmi, invece di giudicarli. Il bisogno di rallentare è un bisogno legittimo, non un difetto.
  3. Affrontare le piccole paure pratiche (come la guida) non per “essere performante”, ma per recuperare autonomia. A volte basta un lavoro mirato per trasformare ciò che oggi sembra un ostacolo in qualcosa di gestibile.

Molte persone, in momenti simili, trovano utile un percorso di consulenza proprio per dare forma a questa nuova fase: non per “aggiustarsi”, ma per capire come vivere in modo più coerente con ciò che sentono. Lei non deve diventare un’altra persona: deve diventare più vicina a sé stessa. Se lo desidera, può approfondire questo momento in uno spazio dedicato: spesso basta poco per iniziare a vedere che la vita può davvero rallentare, e che può farlo senza perdere nulla di importante.

 

Dott. Sergio Stroppa

Dott. Sergio Stroppa

Ancona

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Buongiorno Roberta,
dalle sue parole non leggo tanto una mancanza di uno “stile di vita” quanto il desiderio di trovare finalmente un modo di vivere che le somigli di più.

Dice di non voler più correre, di non voler essere performante e di desiderare di essere accettata anche con i suoi difetti. Sono aspetti importanti, perché forse in questo momento la domanda non è tanto “come faccio a mettere ordine nella mia vita?”, ma “che cosa significa per me una vita soddisfacente, se smetto di misurarmi sulla prestazione e sulle aspettative degli altri?”.

Lo Slow Living può essere un riferimento interessante, ma non è necessario trasformarlo in un altro modello a cui adeguarsi. Potrebbe invece partire da ciò che per lei significa concretamente vivere più lentamente: avere più tempo? Fare meno cose? Prendersi cura di sé? Avere relazioni più significative? Lasciare spazio ad attività che oggi non riesce a coltivare?

Anche il fatto di sentirsi limitata nella vita sociale perché non porta bene la macchina merita di essere affrontato senza trasformarlo in un giudizio su di sé. Può essere una difficoltà concreta da gestire e, contemporaneamente, si può cercare di ampliare le possibilità di incontro attraverso modalità diverse, senza aspettare di sentirsi “a posto” prima di iniziare a vivere.

A 63 anni, inoltre, è comprensibile interrogarsi su come si vuole abitare una nuova fase della propria vita. Una crisi esistenziale non è necessariamente qualcosa da eliminare il più rapidamente possibile: può diventare anche un momento in cui alcune modalità che prima funzionavano non sono più sufficienti e chiedono di essere ripensate.

Le suggerirei di non cercare di mettere ordine in tutta la sua vita contemporaneamente. Potrebbe iniziare da tre domande molto semplici: che cosa voglio lasciare andare? Che cosa voglio conservare? Che cosa vorrei provare, anche in piccolo?

Da lì può costruire gradualmente una quotidianità più sua, senza dover diventare una persona diversa o più performante. E forse anche imparare ad accettare alcuni suoi limiti non significa arrendersi, ma smettere di considerarli un ostacolo alla possibilità di avere comunque una vita piena e soddisfacente.

Se questa sensazione di vuoto, crisi e difficoltà a trovare una direzione persiste, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per comprendere meglio ciò che sta cambiando dentro di lei e accompagnarla nella costruzione di questa nuova fase, partendo non da ciò che “dovrebbe” essere, ma da ciò che per lei ha davvero valore.

un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Bolzano/Bozen

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