E se la crisi fosse un'opportunità???

Chi mi conosce e chi condivide il proprio percorso di terapia con me lo sa benissimo, ho una visione positiva della crisi.
Ogni volta che sento questa parola penso alla sua etimoligia greca e al suo significato originario: Opportunità, Cambiamento.

Negli ultimi gionri sono due gli stimoli che mi hanno riportato a pensare a questo termine (di cui vi metto qui i link).

Il primo è il video di (Z)ZeroCalcare
https://www.youtube.com/watch?v=bqY7Tj06pLo

“Io torno a casa e penso che c'ha ragione, che stamo proprio a cocci dentro sta bolla, chi per un motivo chi per un'altro. […] Però c'ho pure un groppo alla gola che non se ne va. E cerco di capì perchè. E penso che forse è perchè: ma mo che finisce tutto, ma che ce 'nventeremo quando ce guarderemo allo specchio e staremo ancora allo sbando, isolati e manco je potremo più accollà sti cocci al coronavirus”

Il secondo è un articolo di Annamaria Testa uscito su Internazionale
https://www.internazionale.it/…/30/metafora-guerra-coronavi…

la quale sottolinea come sia pericoloso riferirci a quanto sta accadendo nel mondo, come ad una guerra. L'autrice suggerisce quindi di usare altri termini quali “Pandemia. Pericolo globale. Tragedia collettiva. Difficile emergenza (come dice il presidente Mattarella). Tempesta che smaschera le nostre false sicurezze (come dice papa Bergoglio). […] L’emergenza ci chiede, invece, non solo di progettare cambiamenti sostanziali, ma di ridiscutere interamente la nostra gerarchia dei valori e il nostro modo di pensare. “

Leggendo questo articolo mi sono tornate subito in mente anche le parole di Monicelli, quando sottolineava come la speranza fosse una trappola che ci rende inermi.

In tal senso pensare a quanto sta accadendo come ad una crisi può essere utile e funzionale.

Ci consente di uscire dalla passività.

Ci permette di chiederci che cosa posso fare io per combattere la diffusione del virus.

Cosa posso fare io per aiutare l'altro.

Per consentire all'economia di ripartire.

Per permettere che noi, come gruppo, come Nazione, potremmo risollevarci, senza attendere passivamente che qualcosa cambi.

Di sentire che possiamo comunque, anche in questa situazione, mettere in atto dei comportamenti per superare l'emergenza e perchè no, per riappropriarci della nostra vita, come forse non abbiamo mai fatto.

Credo che in questo periodo ognuno di noi si ritrovi più esposto alle proprie paure, preoccupazioni e, in un certo senso, a fare i conti con sé stesso.

Anche qui, in questo caso, possiamo quindi vedere ciò che sta accadendo come un'opportunità.

Per chiederci che cosa della nostra vita vorremmo cambiare.

Per interrogarci su come la possiamo trasformare, per farla andare in una direzione diversa.

Ma per intervenire su questi aspetti serve proprio una concezione positiva della crisi.

Questa può, infatti, farci sentire protagonisti attivi della nostra vita anziché vittime passive di una guerra che oggi è il coronavirus ma che in altre circostanze è il nostro lavoro, la relazione di coppia o la nostra vita in generale. Doverci confrontare con questa sfida può darci l'opportunità di adottare strumenti diversi che partano da noi.

Iniziamo quindi a contattare le nostre parti più nascoste e a chiederci cosa vogliamo, così da poter pensare di poter cambiare ciò che non ci piace e iniziare a fare dei piani per andare in quella direzione...

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