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L’esperienza della gravidanza porta con sé per ogni donna un’ardua revisione dei sistemi rappresentativi concernenti la propria vita e, soprattutto, le relazioni instaurate con le figure genitoriali (Ammaniti, 2001; Di Vita e Brustia, 2008); se tale esperienza viene a collocarsi in adolescenza, periodo ricco di cambiamenti fisici e mentali, risulta ancora più difficile, per la ragazza, prepararsi a far fronte ai nuovi compiti pratici e psicologici della maternità congiuntamente all’elaborazione delle proprie problematiche adolescenziali (Ammaniti, 2001; Di Vita e Brustia, 2008).

Vari autori (Madigan, 2006; Moran, 2008) hanno messo in luce come il compito più impegnativo per un adolescente consista nell’integrare nell’immagine di sé le trasformazioni somatiche e sessuali tipiche di tale periodo; queste trasformazioni sono generatrici d’ansia e possono assumere addirittura un carattere traumatico per cui la teenager può sentire l’impellente necessità di ottenere rassicurazione.


La gestazione può rispondere al desiderio peculiarmente adolescenziale di dimostrare che il proprio corpo è capace di “funzionare” come quello materno, mettendo in primo piano più il desiderio di gravidanza e meno quello di maternità; allo stesso tempo, la ragazza può voler sfuggire, attraverso la gravidanza, alle dinamiche d’individuazione nei confronti dei propri genitori e, più precisamente, nei confronti della figura materna: se da un lato l’adolescente tende a volersi affrancare dai genitori, dall’altro lato tende anche a suscitare risposte protettive da parte loro (Ammaniti, 2001).

Ecco che, quindi, se la gravidanza soddisfa il desiderio inconscio di liberarsi dalla dipendenza dagli adulti significativi, comporta in realtà proprio un riavvicinamento a costoro, i quali ricominceranno a svolgere un ruolo rilevante nella vita della figlia giacché essa, essendo ancora invischiata nei suoi conflitti di figlia e impegnata nella costruzione della propria identità femminile ed essendo prossima ad assumere il ruolo materno, sente il bisogno di essere seguita e protetta; solo alla fine dell’adolescenza la ragazza, avendo elaborato le ambivalenze tipiche della età, sarà in grado di completare il processo di identificazione con la figura materna e di acquisire una più matura identità (Ammaniti, 2001; Madigan, 2006).

Se è vero che la capacità di affrontare la gravidanza e la maternità è legata alla qualità della relazione instaurata con la propria madre, bisogna tenere conto anche di una pluralità di fattori che hanno una certa rilevanza per la realizzazione delle funzioni materne in età adolescenziale: la povertà, la famiglia d’origine, le risorse personali e l’età.

1) La povertà rappresenta un fattore di rischio giacché espone la ragazza a notevoli difficoltà ambientali, come, ad esempio, il vivere in zone con affitti meno costosi, ma con un più elevato tasso di criminalità e violenza (Ammaniti, 2001)

2) Le famiglie d’origine delle ragazze non sempre dimostrano di essere in grado di offrire quel sostegno di natura pratica e affettiva di cui le adolescenti fanno richiesta in un momento così tortuoso; è stato, comunque, riscontrato (Moran, 2008) che, se il soggetto continua a vivere con i genitori, per quanto essi siano disponibili e protettivi, in casa comincia a generarsi un clima di tensione e stress che limita lo sviluppo delle competenze genitoriali, tuttavia, la possibilità che una teenager vada a vivere da sola, sono ovviamente bassissime poiché, nella maggior parte dei casi, non è questa l’età dell’autonomia economica e lavorativa (Ammaniti, 2001)

3) Per quanto riguarda l’area delle risorse personali, bisogna necessariamente fare cenno al concetto di “self individuation” (Malone, 2010), inteso come capacità di potersi differenziare dalla madre e sviluppare un funzionamento autonomo sia dal punto di vista psicologico sia da quello pratico (ad esempio, vivendo per proprio conto, trovando un lavoro e, possibilmente, non abbandonando gli studi); l’assenza di tale abilità può implicare l’impiego di modalità adesive e confusive nell’ambito della relazione con la figura materna, modalità che tenderanno ad essere usate anche nell’interazione con il proprio figlio (Ammaniti, 2001)

4) L’età comporta tutta quella serie di problemi già precedentemente descritti e legati al dover essere contemporaneamente adolescenti e madri (Ammaniti, 2001).

Per quanto riguarda il legame d’attaccamento tra bambino e madre adolescente, possiamo fare riferimento alla ricerca di Moran (2008) che, prendendo le mosse dagli studi di Mary Ainsworth sulla “base sicura”e sulla “sensibilità delle risposte materne” (1978) e di Mary Main e Erik Hesse (1990) su “caregivers che incutono paura ai figli”, utilizzando strumenti quali Strange Situation (Ainsworth et al., 1978), Maternal Behaviour Q-Sort (Pederson e Moran, 1996) e l’Atypical Maternal Behavior Instrument for Assessment and Classification (Lyons-Ruth et al., 1997) e scegliendo come campione 82 diadi composte da madri teenager e rispettivi figli, ha notato una significativa associazione tra sensibilità materna e sicurezza d’attaccamento e, quindi, tra attaccamento disorganizzato e insensibilità materna (maggiore è il livello di paura provato dal figlio al cospetto della madre, maggiore sarà la probabilità che egli sviluppi un attaccamento disorganizzato) e che i livelli di sensibilità materna sono strettamente collegati a variabili quali supporto sociale (soprattutto genitoriale, ma anche del partner che, molto spesso, è del tutto assente o presente solo fisicamente e costretto all’indesiderato “matrimonio riparatore” non basato su reali sentimenti), condizioni socio-economiche, risorse cognitive materne e rapporto con la famiglia d’origine.


Bibliografia:
• Ammaniti M. (a cura di) (2001), Manuale di psicopatologia dell’infanzia, Raffaello Cortina Editore
• Di Vita A., Brustia P. (2008), Psicologia della genitorialità; modelli, ricerche e interventi, Antigone Edizioni
• Lyons-Ruth K., Easterbrooks M., Cibelli C. (1997), Infant attachment strategies, infant mental lag, and maternal depressive symptoms: predictors of internalizing and externalizing problems at age 7, in “Developmental Psychology”, n°4, pp.681-692
• Madigan S., Moran G., Pederson D. (2006), Unresolved states of mind, disorganized attachment relationships, and disrupted interactions of adolescent mothers and their infants, in “Developmental Psychology”, n°2, pp.293-304
• Malone J., Levendosky A., Dayton C., Bogat G. (2010), Understanding the “ghosts in the nursery” of pregnant woman experiencing domestic violence: prenatal maternal representations and histories of childhood maltreatment, in “Infant Mental Health Journal”, n°21, pp.432-454
• Moran G., Forbes L., Evans E., Tarabulsy G., Madigan S. (2008), Both maternal sensitivity and atypical maternal behavior independently predict attachment security and disorganization in adolescent mother“infant dyads, in “Psychology Presentations”, n°19, pp.1-2

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