Adolescenza

Come recuperare la genitorialità?

paola

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Buongiorno, sono la madre di un ragazzo di 18 anni con il quale il rapporto è ormai interrotto.
Mi sono separata dal padre quando aveva 8 anni e da allora il padre è sparito, dapprima senza provvedere al figlio in alcun modo e successivamente è riapparso nella vita del proprio figlio, solo dopo essersi creato una nuova famiglia con altri 2 figli.
Non ho mai ostacolato il rapporto tra padre e figlio, ma pochi mesi fa mio figlio ha deciso di non vederlo mai piu e di non avere rapporti con lui.
In questi lunghi anni ho provveduto da sola al suo mantenimento, chiedendo supporto alla mia famiglia (mia madre) a tenerlo nel tempo in cui ero impegnata al lavoro e durante le vacanze estive.
Non ho mai avuto un buon rapporto con mia madre e neanche con mio fratello, figlio ovviamente amato in quanto maschio, e non ho mai condiviso il loro pensiero fondato sul fatto che i soldi rendono una persona vincente ed il possedere rende qualcuno migliore .
Mio figlio è stato sempre inondato di regali superflui e anche dannosi (videogiochi e quanto altro) al punto che il mio rapporto con lui è sempre stato conflittuale perchè dovevo togliere cio che veniva dato direttamente a lui e tentavo di educarlo su altri valori, non condivisi nella mia famiglia.
Mio figlio è arrivato ad essere violento con me in piu occasioni, proprio per i no che con forza difendevo.
L'episodio culminante è stato un mese fa: premetto che il ragazzo ha uno scarso rendimento scolastico (assieme a comportamenti inaccettabili a scuola e mancanze di rispetto verso compagni ed insegnanti) ed anche per questo (oltre al suo comportamento aggressivo in casa), pur avendo preso la patente di guida, ho detto categoricamente no all'acquisto di una auto, limitando il suo utilizzo della mia sporadicamente.
Avrebbe avuto la disponibilità dell'auto una volta dimostrato di essere maturo e responsabile, volevo provasse a conquistare un privilegio con le sue forze.
Le cose iniziavano ad andare meglio tra noi ed anche nel contesto scolastico, il ragazzo riusciva ad accettare i no senza discutere, ma attraverso il dialogo ed il rendimento migliorato.
Mia madre e mio fratello vedendo questo distacco da loro e avvicinamento a me sono intervenuti acquistando un auto senza consultarsi con me e regalandola direttamente a lui.
Da allora mio figlio ha iniziato di nuovo i suoi atteggiamenti, il rendimento a scuola disastroso ed è molto agressivo; al mio essere indisaccordo su questo ultimo non richiesto, immeritato ed inutile dono, mi ha comunicato che fintantochè non mi fossi calmata accettando la situazione andava a vivere a casa della nonna.
A quel punto l'ho pregato di restare li e pochi giorni dopo gli ho inviato un messaggio in cui gli dicevo che la casa è sempre aperta cosi come le mie braccia, è libero di scegliere ma se decide di tornare deve accettare e rispettare le regole che verranno negoziate assieme senza nessuna interferenza,
Nella nostra casa si vive di cio che si ha, si chiede magari aiuto se serve, ma non ci sono regali o concessioni di nessun tipo, se non concordate assieme e per ultimo non ho nessuna intenzione di avere rapporti con persone come i miei familiari.
Mio figlio non mi ha risposto e comunque ha deciso di restare a vivere dalla nonna.
Dice a tutte le persone che incontra che l'ho cacciato di casa rafforzato da mia madre che lo compatisce e lo asseconda, dipingendo me come madre snaturata e non interessata al proprio figlio, la sola persona che lo ritiene importante è lei.
Ora sono immobile, resto ferma nella convinzione dell'essere dalla parte del giusto e assecondando un comportamento sbagliato farei ancora piu male a mio figlio, ma allo stesso tempo sono disperata perchè lo sto lasciando in balia di persone che possono attraverso parole e doni convincerlo che io sono una madre degenere.
La paura di perdere per sempre mio figlio mi sta logorando e non riesco ad immaginare la mia vita senza avere contatti con lui.
Ho iniziato un percorso terapeutico, un anno fa lo iniziai con lui, ma mia madre lo convinse a smettere perchè la "matta " ero io e dovevo curarmi io.
Non so piu cosa fare!
Grazie

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentiile signora,


forse le hanno detto che i comportamenti contraddittori dei genitori nei riguardi dei figli sono deleteri; nel suo caso mi sembra che la situazione sia analoga poiché i suoi familiari hanno avuto parte nell'allevamento di questo ragazzo.


La situazione è peggiorata probabilmente dall'assenza del padre che di norma è il genitore che fa rispettare maggiormente le regole.


D'altra parte il suo atteggiamento educativo fermo e, nei confrontidei parenti,  chiuso, non sembra abbia portato buoni risultati, per cui è presumibile che debba adottare altre strategie di comportamento e di comunicazione se vuole migliorare la situazione.


Per migliorare la comunicazione esistono tecniche terapeutiche molto efficaci, mutuate dalla Terapia della Gestalt, per le quali può trovare un articolo sul mio sito sui problemi di relazione e altre tecniche ugualmente efficaci di altri approcci come quelli delle Terapie Brevi. Ambedue non necessitano molto spesso della presenza dell'"altro" o degli "altri" con cui si hanno problemi di relazione.


Le consiglio pertanto di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta che possa aiutarla. Può chiedere consulenze e terapie anche on line.


Cordiali saluti 


 

Cara Paola,


mi sembra una saggia decisione quella di fare un percorso terapeutico che la possa aiutare nella difficile situazione che vive nel rapporto con suo figlio, con sua madre e con suo fratello.


I suoi famigliari sbagliano davvero “comprando”il ragazzo con regali non meritati e non conquistati, nel contempo esautorando lei dal suo ruolo materno.


Suo figlio è sempre stato conflittuale, dice, a causa del fatto che lei gli toglieva ciò che gli altri gli regalavano.


Questa dinamica fra voi due è stata davvero dannosa, considerando anche che non c’era una figura paterna a dire la sua, ad esercitare un’autorità, a mediare fra lei e la sua famiglia d’origine.


A quanto dice, suo figlio è un ragazzo che ha avuto il superfluo e a cui è mancato l’essenziale, certamente gli è mancato un coerente orientamento educativo e più di tutto gli è mancato un padre.


Va male a scuola ed è così pieno di rabbia che non ha rispetto per i compagni, per gli insegnanti e per sua madre.


E’ un vero peccato che  la nonna l’abbia convinto a smettere quel percorso terapeutico che aveva accettato di iniziare. Forse col tempo troverà il modo di riproporglielo.

Cara signora l'unica cosa che mi sento di dirle è che noto dal suo modo di scrivere che lei si schiera categoricamente contro i suoi familiari, senza concedere loro delle attenuanti. E' vero che il loro atteggiamento è sbagliato nei suoi confronti, perchè non dovrebbero interferire nel suo modo di educare suo figlio, ma la vorrei far riflettere sul fatto che forse loro si sentono esclusi dalla sua di vita e cercano in qualche modo di ricattarla attraverso suo figlio: è come se lo tenessero in ostaggio nella speranza che lei cambi idea su di loro, quindi il fatto di tagliare i ponti è contro producente. Suo figlio in tutta la vicenda non è il vero protagonista, ma solo una pedina che tutti cercate di muovere e che giustamente, sentendosi confuso, si allea con chi gli garantisce più privilegi. Secondo me per venirne a capo bisogna guardare la situazione da un'altra angolatura e cercare il confronto diretto con sua madre: badi bene confronto, non scontro. Voglio dire che forse qualcosa di buono sua madre può averlo fatto e se lei glielo riconosce potrete avere un punto di incontro per ricominciare a dialogare: così suo figlio vedrà che lei non è la figlia pazza e degenere che abbandona la propria madre e il proprio figlio e pian piano si potrà riavvicinare. Solo quando avrà risolto i nodi cruciali con sua madre potrà riconquistare suo figlio. D'altronde ciò che facciamo coi figli lo abbiamo imparato dai nostri genitori, quindi cerchi di vedere in cosa siete simili lei e sua madre e in cosa vuole essere diversa. In questo tipo di vicende è utile rivolgersi ad un terapeuta specializzato in terapia familiare.

Buongiorno Paola,


è del tutto comprensibile il dispiacere che lei prova per la situazione creatasi con suo figlio. Fa bene a proseguire con il percorso terapeutico. Questo le permetterà di affrontare questa situazione emotiva difficile. Non è sicuramente facile per lei che si trova sola ad occuparsi della crescita del figlio, senza il sostegno dell'altro genitore, cercare di ricoprire contemporaneamente la funzione materna e paterna, ossia a dosare morbidezza, accoglienza e autorevolezza.Lei ha fatto ciò che ha potuto e ha reputato giusto, cercando di trasmettere a suo figlio i suoi valori e educarlo all'impegno e alla responsabilità.


Suo figlio d'altronde è in una fase di crescita. Prima o poi lui dovrà fare che i conti con il tipo di persona che vuole essere e diventare.


Lei ha lasciato la porta aperta a suo figlio, essendo anche chiara sulla importanza e la necessità di regole di collaborazione e responsabilità in casa e fuori. Suo figlio per ora la ignora, ma la conosce, ha vissuto con lei e ha sperimentato le "cose buone" che gli ha trasmesso. Ora però sembra che il ragazzo abbia bisogno di allontanare i suoi genitori e rifugiarsi nella nonna più accondiscendente e compiacente alle sue richieste.


Insieme alla psicoterapeuta, che la conosce e la segue, potrà esplorare anche i messaggi e i bisogni impliciti più profondi che possono esserci in questa distanza che suo figlio ha scelto di mettere con lei. Per adesso.


Non si disperi e, anche se con la tristezza nel cuore, prosegua con fiducia il suo percorso psicologico, poiché esso le sarà d'aiuto in questa fase complessa della crescita e della relazione con suo figlio.


Le faccio un grande in bocca al lupo. 

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