Mia figlia di 16 anni improvvisamente dice di essere un ragazzo.

ANTONELLA

Buongiorno,
Sono separata da quasi un anno. Ho due figlie di 20 e 16 anni. Mia figlia maggiore all'età di 16 anni mi ha detto di essere lesbica, cosa che ho accolto non senza problemi, ho ricevuto un'educazione cattolica e questo basta per far capire quanto ero di mentalità chiusa. Qualche settimana fa la minore mi ha detto di essere una ragazzo. Ho accolto la notizia fingendo tranquillità e serenità, dandogli certezza del mio appoggio incondizionato e che avremmo affrontato insieme il percorso. Ma i dubbi ora stanno prendendo il sopravvento. I dubbi si riferiscono al fatto che è sempre stato molto femminile, era una bambina e ragazza solare e sempre felice. Da un anno a questa parte fra chiusure Covid, inizio del liceo e separazione si è chiuso ed è diventato triste ed arrabbiato. Il padre dalla separazione non ha più avuto nessun contatto, non chiama ne si interessa minimamente a loro. Ho pensato che stesse soffrendo anche per questa situazione, ha problemi con una professoressa al liceo, ma ha mantenuto sempre buoni risultati. Il dubbio più grande sorge dalla risposta alla mia domanda: Come ti sei accorto di essere maschio?
La risposta è stata: "ho scaricato sul cellulare TikTok e ho guardato video e ascoltato le storie di ragazzi come me e ho capito che quel malessere che sentivo era perchè non mi piacevo e ho capito che in realtà sono un ragazzo. Insomma il mio corpo mi mette in imbarazzo non mi piace e ora sò il perchè!". Fra qualche giorno avrà l'incontro con lo psicologo della scuola ma mi ha detto che non sa se gli parlerà di questo. Non posso scegliere uno psicoterapeuta privato in quanto il padre non risponde nè alle email nè al telefono ed essendo minorenne serve anche l'autorizzazione del padre. Mia figlia maggiore ha i miei stessi dubbi, non riusciamo a capire se questa sua identità sia effettivamente ciò che prova e che sente. Quello che più mi preoccupa è che anche nonostante ci abbia messe al corrente della sua identità, anche se lo abbiamo appoggiato e ci rivolgiamo a lui con i pronomi giusti (a volte io sbaglio!) non sembra essere felice, continua ad essere arrabbiato e solo, si isola ed è sempre al cellulare. A volte parla da solo e gesticola soprattutto quando gioca ai videogiochi, cosa che fino a qualche mese fa odiava! Chiedo qualche consiglio per affrontare la situazione nel miglior modo possibile! Grazie

3 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Antonella, mi spiace per la situazione che descrive poichè posso comprendere le preoccupazioni di una mamma. Capita spesso che i ragazzi vengano confusi da ciò che vedono sul web, materiale spesso molto impegnativo per loro: sarebbe opportuno non giudicarli bensì aiutarli a districarsi e comprendere i messaggi che ricevono e, soprattutto, che vogliono inviare, specie in quest'epoca che li espone a facile disorientamento.

Credo che possa essere utile richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Cordialmente, dott FDL

Buongiorno,

la situazione che descrive è molto complessa, pertanto dare una indicazione sotto forma di post online è arduo. La situazione che hanno vissuto gli adolescenti dal primo lockdown a oggi è stata molto dura, sia dal punto dello sviluppo, della socializzazione e delle esperienze, e quindi più che mai per quanto riguarda il processo di formazione dell'identità. Inoltre, vanno messe in conto le notevoli influenze che il gruppo dei pari "digitale" può avere su di loro attraverso le piattaforme social.

Sicuramente è una ottima notizia che possa parlare con uno psicologo a scuola (che ha bisogno comunque del consenso informato di entrambi i genitori), così come può chiedere aiuto presso USL territoriale di riferimento. Diverso poi è l'ambito genitoriale al quale è chiamata a far fronte, per il quale può trarre giovamento da un percorso personale o familiare. Buona giornata

Gentile Antonella,

occorre che su* figli* possa affrontare tale tematica con un professionista esperto in tematiche di genere. Lo psicologo scolastico ha un mandato di tipo differente, quindi, sia che gli si porti questo tema, sia che su* figli* non ne parli, non potrà comunque offrire il tipo di consulenza che merita un tema del genere.

Le consiglio di informarsi presso un avvocato su come attivare il giudice tutelare, visto il mancato accordo col padre, per poter permettere al ragazz* di iniziare un percorso psicologico e psicoterapeutico adeguato, che lo possa accompagnare nella complessità del tema in oggetto.

Un saluto