Adolescenza

Vivo con l'ansia addosso ogni mio passo è controllato

Giulia

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Salve, sono una ragazza di 17 anni e ho un problema con i miei genitori, più precisamente con mia madre. A scuola sono sempre stata tra le prime e nonostante i professori mi elogiassero sempre a mia madre non bastava (e non basta tutt'ora) mai. Sono costretta a rimanere in casa tutti i giorni, non mi è permesso uscire nemmeno il pomeriggio per prendere un caffè, è il sabato dalle 7 alle 22 posso vedere i miei amici. Avevo un ragazzo, ma a causa di mia madre che per il quale non provava simpatia, sono stata letteralmente COSTRETTA a lasciarlo. Vivo con l'ansia addosso, ogni mio passo è controllato, non nascondo che ho pensato di farla finita e far ricadere la colpa su mia madre spiegando che l'intera azione era avvenuta a causa sua. Non so che fare perché con lei non si può avere un dialogo, mi aggredisce e mi insulta senza voler sentire ragioni. Per favore aiutatemi, grazie.

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Ciao

Da quello che scrivi si sente la tua sofferenza. Come saprai anche dai tuoi compagni spesso l’adolescenza è un periodo intenso, pieno di emozioni contrastanti, ma anche complicato e ciò specialmente per il rapporto con i genitori.

Nel tuo caso sembra che le difficoltà nel rapporto in particolare con tua madre risalgono già a qualche anno fa e ritengo che possa essere importante e soprattutto utile comprenderne i motivi. Ciò con l’obiettivo di trovare per te una nuova serenità e un rapporto più soddisfacente con tua madre, attraverso un aiuto da parte di uno psicologo specializzato nelle relazioni familiari. Questi potrebbe ascoltarti, comprenderti, individuare con te quando e perché il vostro rapporto è diventato così come lo descrivi.

Intanto posso consigliarti di rivolgerti anche allo sportello di ascolto della tua scuola se è presente per un’ulteriore consulenza.

Gentile ragazza,

essendo minorenne, non mi è possibile offrirti un consulto online senza avere l'autorizzazione dei tuoi genitori.

Posso, tuttavia, suggerirti di parlare apertamente e con tranquillità con tua madre, valutando insieme la possibilità di richiedere un consulto ad uno Psicoterapeuta della famiglia.

Se lo ritenessi opportuno, puoi contattare anche me per la sede di Pompei.

Un caro saluto

Vedo che vivi una situazione davvero insopportabile. Ma tuo padre che ruolo ha in tutto questo? Potresti allearti con lui e cercare di far si che lui influisca su tua madre. Oppure convincere tua madre ad avere un colloquio con uno psicoterapeuta insieme a te. Diversamente non vedo altre scelte possibili dal momento che non sai come fare per convincerla ad avere un atteggiamento più comprensivo nei tuoi confronti.

Ciao Giulia,

posso comprendere il tuo disagio ed è un disagio condiviso da tanti giovani come te. l'adolescenza è una fase molto delicata non solo per voi adolescenti, ma anche per i vostri genitori. probabilmente mamma è semplicemente spaventata, a suo modo vuole proteggerti, o ancora ha difficoltà a riconoscere che non sei più una bambina, ma una signorina ormai. per cui, invece di pensare di ricorrere a gesti estremi che non costituiscono una reale soluzione al problema, potresti provare a parlare diversamente con mamma, spiegandole con calma il tuo disagio e provando a capire il suo. se, nonostante ciò, le difficoltà a comunicare persistono, potresti chiedere aiuto ad uno specialista.

presso il consultorio (ASL) esistono dei servizi gratuiti per gli adolescenti (in genere definito "spazio adolescenti"), dove troverai delle persone specializzate con cui confrontarti rispetto alle tue difficoltà, o ancora potresti proporre a mamma di fare un percorso psicologico o psicoterapeutico insieme, al fine si superare le criticità che emergono nella vostra relazione.

nel caso optassi per quest'ultima soluzione, sono a disposizione.

Cara Giulia, in momenti di forte sconcerto come quello che stai vivendo, la cosa più funzionale da fare è chiedere aiuto ad un esperto che possa offrirti il dovuto supporto. Pertanto, chiedi indicazioni al tuo medico di base che ti invierà al consultorio a te più vicino dove troverai figure esperte pronte ad ascoltarti come psicologi o altri operatori del settore. Non esitare a chiedere aiuto per riuscire a raggiungere uno stato di benessere che ti permetta di affrontare le vicissitudini della tua vita personale e familiare con serenità. Lasciati aiutare.

Con Cordialità

Salve Giulia,

la tua voglia di farla finita per colpevolizzare tua madre è un chiaro segno di quanta rabbia c'è nei suoi confronti e posso capirla, è il frutto di una continua frustrazione. La tua ansia è il campanello di allarme di questo sistema familiare in cui ti trovi.

Mi chiedevo: tuo padre dov'è?  quale è il suo ruolo in questa situazione? hai fratelli o sorelle?

E' un ambiente da modificare e quindi serve che i diversi parteciapanti della famiglia diano attenzione a quello che succede. Ognuno deve provare a muovere piccole cose per provare con delicatezza a modificare le abitudini di questo ingranaggio che ti sta facendo soffrire.

Inoltre mi chiedevo se a scuola sia presente la figura dello psicologo, figura che è ormai è un diritto per gli studenti ed i docenti ed un obbligo per le scuole. In tal caso potresti cercare con lui un modo per far partecipare tua madre a qualche colloquio per chiarire meglio il motivo di questo bisogno di tenerti chiusa in casa.

Prova a darmi queste informazioni familiari e proviamo magari a strutturare qualche movimento insieme.

Sii forte e nel frattempo cerca di non farti controllare nelle cose che provi. L'anima resta la tua e non può controllarla nessuno.

Ciao in base a quanto racconti, alla tua età da una parte è normale che i genitori controllino i figli, dall'altra è normale litigare con loro ed avere un dialogo difficile. Quello che puoi fare è aspettare di compiere 18 anni, terminare la scuola e poi decidere per te stessa della tua vita, dato che sarai maggiorenne. Nel frattempo parla con tuo padre della situazione, potrà aiutarti o fratelli e sorelle, parlane con un parente per te significativo e che ti è vicino,(non conosco la tua situazione familiare), che possa mediare tra te e tua madre. Il farla finita di cui parli, non darà la colpa a tua madre se lo compi, chi decide di farlo lo decide personalmente e la responsabilità è la propria, tanto che in passato era considerato un atto contro la vita ed anche un peccato grave, chi lo compiva non riceveva un funerale nè la sepoltura nel cimitero, ma veniva seppellito da solo distante, per ricordare a tutti quelli che passavano davanti alla sua lapide che era un vigliacco incapace di andare avanti. Questo succedeva in passato, ma la morte non è la soluzione ai problemi e questo è valido per tutti i periodi storici. Spero di esserti stata di aiuto, cordiali saluti.

Cara Giulia,
considerato che il tuo disagio deriva dal rapporto conflittuale che vivi con tua madre, con la quale non riesci ad evare un dialogo libero, il primo passaggio che ti consiglierei è di scegliere una persona adulta di tua fiducia, per esempio, un familiare (di tuo padre non ci dici nulla!) oppure un'insegnante con cui condividere il tuo disagio e che possa riuscire almeno a far prendere consapevolezza a tua madre, parlandole, del tuo malessere. solo dopo potrebbe essere consigliato di rivolgervi allo psicologo che vi potrà aiutare a stabilire un dialogo libero e utile per capire cosa non va nel vostro rapporto e come aiutarvi a farlo funzionare meglio. Non sono necessari gesti estremi, si fiduciosa.
resto a vostra disposizione.

Cara Giulia,

innanzitutto complimenti per il coraggio che hai di esprimere i tuoi vissuti emotivi. Nella tua storia sembra esserci un “vivere dentro casa” e un “vivere fuori casa” e pare che i due mondi non possano incontrarsi. Di questo pare che tu attribuisca a tua madre l’intera responsabilità di quanto accade. Dalle tue parole emerge un’assenza di dialogo, o meglio un dialogo fatto di aggressività e insulti in cui non c’è possibilità di ascolto. Non si comprende però la composizione del tuo nucleo familiare: Sei figlia unica? Vivi solo con tua madre? Hai parenti nelle vicinanze? Questi elementi sono importanti perché sono molto utili a “capire” la posizione di tua madre e i suoi stati emotivi. È una donna senza partner che si trova da sola ad  educare i figli? È spaventata? Soffre? Lavora? Ha vicino persone di supporto? “Capire” non significa “giustificare” ma aprirsi ad una relazione autentica in cui tu, Giulia, puoi essere parte attiva. Non più vittima ma protagonista. Non più bambina che vuole le cose in un certo modo o si arrabbia ma come giovane donna di quasi 18 anni che ha in sé la capacità di veder oltre e comprendere le persone con cui si relaziona, in questo caso tua madre. Ora sei anche tu “adulta” e puoi iniziarlo tu un dialogo con tua madre per scoprire le ragioni del suo comportamento apparentemente incomprensibile. Forse ti potrai sorprendere di cosa emergerà. In questo potrete farvi supportare dall’aiuto di un esperto di Terapia Relazionale e Familiare. Parla con tua madre e “ascoltala” con il cuore. I gesti estremi distruggono solo situazioni già distrutte e non rappresentano mai una soluzione efficace. È semplice distruggere, basta veramente poco. La cosa più difficile è costruire e dalle tue parole non mi sembri una persona che ama le cose facili. Questa per te è una vera occasione di crescita interiore. Ti auguro di trovare la giusta determinazione per costruire il ponte che ti ricollegherà a tua madre, ma come donna che si relaziona ad un’altra donna. Madre e figlia.

Gentile Signorina dalle sue parole si evidenzia un vissuto di repressione di un desiderio di qualcosa, di cui non si sà di cosa si tratti e che solo un confronto specialistico potrà offrire. Dalle sue parole si evidenzia un rapporto conflittuale con sua madre del quale non possiamo sapere se e quali siano gli effetti su di lei. Sembra dunque prematuro ogni attribuzione di responsabilità se non prima di aver compreso qual'è la propria implicazione soggettiva a tale situazione. Come dico sempre agli utenti che scrivono la Psicologia è una scienze non semplicistica che si riduce a semplici consigli, precetti o indicazioni di principi di vita da seguire. La invito pertanto a consultare con fiducia uno psicologo il quale saprà di sicuro come meglio aiutarla.

Cordialmente

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