Un sogno non è solo un sogno

Il Sognare dei bambini necessita di un approccio degli adulti più orientato alla Condivisione e all'Elaborazione perché il Sogno diventi un Oggetto in grado di sostenere un Educazione delle Emozione dove si registrano tuttora deficienze di competenze genitoriali.
 
Una delle domande più affascinanti che un bambino possa porre e porsi è: “Ma da dove vengono i sogni?”.Una volta una bambina di cinque anni si rispose così: “Qualche volta penso che entrano dalla finestra”.
 
Di fatto i bambini per loro natura sarebbero di per sé costantemente immersi in una matrice di Social Dreaming come direbbe Lawrence Gordon, l'inventore della ben nota pratica di gruppo che riprende l'antica usanza di vedere nel sogno una valenza comunitaria, ma prima di ogni cosa  la domanda per me più pregnante è se sia possibile per gli adulti dare credibilità al Sognatore quando è un bambino.
 
Se ai tempi di Omero il sogno aveva una grande rilevanza religiosa e sociale, progressivamente è stato derubricato fino a perdere attenzione e valore.
Il modello culturale occidentale moderno rispetto alla vita onirica è squalificante quando ai bambini si dice che “……è solo un sogno”, in quanto risposta eccessivamente generalizzata, spesso originata dall’evento dell’incubo per cui l’adulto si affretta a chiuderel’esperienza nel tentativo di sedare l’angoscia del bambino, ma la mente infantile fatica a credere all’irrealtà del vissuto onirico.Di fatto è nel vero in quanto il sogno è pur sempre un prodotto della sua mente. Il senso della realtà del bambino è stringente; se il leone gli parla vuol dire che esiste.
 
Ma la vita onirica non è una vita tra parentesi, una dimensione secondaria dell'essere. Il bambino ha piuttosto bisogno di trovare nell’adulto un contenitore efficace, in grado di accogliere e rimandare un esperienza sottile come il sogno perché venga correttamente elaborata e possa svilupparsi una capacità specifica. Proprio laddove il sogno così come rievocato e descritto insista su contenuti penosi, ha bisogno di uno strumento per il suo miglior trattamento.
 
Il Sogno così come la caccaè un prodotto del bambino, ma ha una valenza in più in quanto prodotto del suo Sé, seppure il bambino non ne abbia immediata consapevolezza in tal senso. Pertanto si presta a diventare materiale utile per sviluppare un dialogo e un contatto più intimo con le emozioni, ovvero una dimensione spesso trascurata nell’ambito dell’educazione ordinaria familiare, in quanto mancherebbe una competenza genitoriale specifica.
 
La mente infantile allo stesso modo di quella adulta ricorre al sogno per rappresentare il conflitto, la paura e la rabbia, ma anche il desiderio e la gioia che andrebbero valorizzati in quanto aspetti emozionali positivi e fattori che alimentano il benessere generale.
Nella mia esperienza clinica la possibilità di accedere al materiale onirico di un bambino e trarne una narratività fruibile sufficientemente ricca rimanda a una competenza assolutamente preziosa come l'introspezione, considerata una delle qualità essenziali per fare una buona Psicoterapia. Ciò implica che c'è tutto un Dentroche è esplorabile e perfino descrivibile o almeno rappresentabile.
 
Dunque chiunque in qualità di adulto educante dovrebbe far riferimento alla vita onirica per generare un esperienza ludica ad hoc, per cui ci si possa cimentare nel disegnare i sogni o nel trarne storie con finali diversi.

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