Perché psicoanalizzare tutto...

Audette

Salve, Vorrei capire perché, si tenda sempre a "medicalizzare" i bambini! Vorrei capire come alcuni maestri si arroghino il diritto di far esaminare da uno psicologo scolastico i bambini senza avvisare i genitori. Vorrei capire perché ora é più facile colpevolizzare i genitori, e non ci si mette in discussione come docenti. Vorrei capire come giustificate il perché non si possano piú controllare i bambini che ultimamente sembrano assatanati al ritorno dalla materna. Vorrei capire perché non si danno ai genitori i lavoretti fatti in asilo. Vorrei capire perché riuscite sempre a trovare un disagio nei bambini quando questo disagio é solo maturazione diversa e con tempi diversi per ogni bambino. Non é polemica la mia, é ignoranza!

5 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Signora, non so quale sia o sia stata la sua esperienza con noi professionisti e con le maestre, però forse il focus del problema non è psicoanalizzare ma patologizzare tutto. Ha ragione quando dice che non tutti i comportamenti sono patologici e che alcuni rientrano in un ampio range di normalità fisiologica. È però anche vero che  occorre porre attenzione  capendo, comprendendo le cose e non fare finta che non ci sono. Non ci sono colpevoli ma ognuno ha delle responsabilità e può e deve fare la sua parte. Sul perché dei lavoretti mi dispiace ma non so darle spiegazioni in merito ma mi permetto di suggerirle di chiedere chiarimenti alle maestre ed ascoltare le loro motivazioni, anche se non le condivide. C è sempre un perché.

Buona giornata 

Salve,

Non ho una risposta specifica alla sua domanda, in quanto è una tematica molto lunga e complessa, ma vorrei puntualizzarle che alcuni dei comportamenti che lei ha sottolineato costituiscono gravi violazioni del codice etico deontologico della professione degli psicologi, specialmente le visite psicologiche prive di consenso/autorizzazione da parte dei genitori o di chi ne fa le veci. Qualora lei si trovasse di fronte a comportamenti simili, la invito a denunciare all'albo di competenza (quello della regione in cui si trova), e loro prenderanno severi provvedimenti qualora i comportamenti costituiscano violazione.


Saluti,

Dr. Filippo Marongiu

Salve Audette,
quello che scrive non suona come una polemica, ma come una richiesta accorata di essere capiti. Si sente frustrazione, ma anche il bisogno sincero di fare chiarezza su cose che, viste dall’esterno, possono apparire ingiuste, confuse o persino intrusive. È legittimo porsi queste domande, soprattutto quando riguardano i bambini, che sono la cosa più preziosa per un genitore.
Parto da un punto centrale: molti genitori oggi hanno la sensazione che i figli vengano osservati più per ciò che “non va” che per ciò che sono. Questo può far sentire giudicati, messi sotto esame, come se ogni comportamento diventasse un segnale di allarme. È comprensibile che questo generi rabbia e sfiducia verso la scuola e verso chi lavora nell’ambito psicologico.
Sul tema della cosiddetta “medicalizzazione”, è vero che oggi c’è una maggiore attenzione ai comportamenti dei bambini rispetto al passato. In parte nasce dal desiderio di intercettare precocemente difficoltà reali, in parte però può trasformarsi in un eccesso di lettura, dove la normalissima variabilità dello sviluppo rischia di essere scambiata per un problema. I bambini non crescono tutti allo stesso ritmo, né nello stesso modo, e questo andrebbe sempre tenuto come primo riferimento.
Riguardo al coinvolgimento di figure psicologiche a scuola, è importante chiarire che senza il consenso informato dei genitori non dovrebbe esserci alcun percorso formale di valutazione. Se questo non viene comunicato in modo chiaro, il problema non è il bambino, ma la relazione scuola–famiglia che si è incrinata. Quando manca il dialogo, è facile che i genitori si sentano scavalcati o colpevolizzati.
Il punto che solleva sul controllo e sulla gestione dei bambini è altrettanto delicato. I contesti educativi sono cambiati molto: classi più numerose, meno tempo, meno risorse, meno continuità. Questo non giustifica tutto, ma può aiutare a capire perché a volte gli adulti si sentano in difficoltà e cerchino spiegazioni “altrove”, invece di fermarsi a interrogarsi anche sul proprio ruolo educativo.
Quando dice che spesso quello che viene chiamato disagio è solo una maturazione diversa, sta toccando un tema fondamentale. Non tutti i bambini sono pronti nello stesso momento a stare seduti, a seguire regole, a contenere l’energia. Questo non li rende problematici, li rende bambini. Il rischio nasce quando non c’è più spazio per questa differenza e si cerca una risposta rapida invece di un’osservazione paziente.
Il mio invito, se posso permettermi, è a non mettere genitori, insegnanti e psicologi su fronti opposti. Quando il dialogo funziona, nessuno “accusa” l’altro: ci si chiede insieme cosa serve a quel bambino, in quel momento della sua crescita. Quando invece il dialogo manca, crescono il sospetto e la rabbia, come traspare giustamente dalle sue parole.

La sua non è ignoranza. È il tentativo di difendere l’infanzia da sguardi troppo rigidi e di chiedere agli adulti più responsabilità, più confronto e meno etichette. Ed è una richiesta che merita ascolto, non smentita.

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Salve,

sono d'accordo con lei. La tendenza di quest'ultimo decennio di psichiatrizzare e medicalizzare i bambini è pronunciata. I docenti devono chiedere sempre il consenso dei genitori per qualsiasi iniziativa esuli la didattica. Lo psicologo scolastico, peraltro, deve rispettare il codice deontologico e quindi fare firmare il consenso dai genitori. 
Apprezzo il suo sfogo che condivido in pieno. Sarebbe importante che i genitori prendessero maggiore coscienza sulle reali esigenze evolutive dei propri figli per potere, nel caso, intervenire su situazioni non chiare o iniziative che le docenti possono scegliere di intraprendere. 
Sono consapevole che essere genitore oggi è alquanto complesso anche per gli argomenti da lei enunciati. 
Continui a farsi domande ed a cercare risposte. Questa, seppur dura, è la strada che può aiutarla a percorrere la strada del genitore.

Saluti

Dott.ssa Silvana Russo

Dott.ssa Silvana Russo

Dott.ssa Silvana Russo

Firenze

La Dott.ssa Silvana Russo offre supporto psicologico anche online

Buongiorno,

Il rapporto sereno e di collaborazione tra scuola e famiglia è importante per creare il giusto clima di fiducia e comprensione che influisce sul benessere a scuola di tutti, a partire dai bambini. Se ci sono interventi che non sono stati condivisi o compresi è legittimo chiedere spiegazioni ai docenti e anche al dirigente scolastico. Nella migliore comprensione delle fasi di sviluppo e delle acquisizioni dei bambini si può fare supportare da professionisti del settore, spesso anche all'interno della scuola è presente uno/a psicologo/a a cui fare riferimento e che può essere una figura utile di connessione tra insegnanti e genitori.

Un saluto,

Iolanda Esposito 

Dott.ssa Iolanda Esposito

Dott.ssa Iolanda Esposito

Firenze

La Dott.ssa Iolanda Esposito offre supporto psicologico anche online