Famiglia e bambini

Come ci si salva?

Alessia

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Salve, sono una ragazza di 18 anni. O forse dovrei.
Ho sempre amato la libertà, l’ho sempre ammirata. E... guardata da lontano.
Molte volte mi sono sentita dire da amiche e conoscenti che in realtà sono la ragazza più libera di questo mondo. Vado dove voglio, con chi voglio, viaggio, prendo decisioni autonomamente e tante altre cose. Ma per me, quello non significa essere liberi. Non sanno. Nessuno sa. Dentro di me sono imprigionata. Ho una prigione che mi porto da 12 anni dentro. Ho costruito questa prigione quando avevo sei anni. O forse c’è sempre stata. Forse, non lo ricordo. Forse, non voglio ricordarlo. Avevo sei anni, e già ero morta. Dentro, intendo. Tra le sbarre di questa prigione ci sono anni e anni di sofferenza, anni e anni di abusi, anni e anni di dolori e lividi mai raccontati. Mai scoperti. C’è stato un periodo nel quale credevo davvero che mi stavo smaterializzando. Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo più. Agli altri apparivo sempre uguale: “smettila con la dieta ora sei dimagrita, ti fai i complessi inutilmente stai dimagrendo troppo, riposati la scuola ti sta stressando, per studiare non dormi neanche più hai delle occhiaie enormi...”.
Perché la gente è così tanto cieca? Muta relazionale?
Non seguivo diete, non studiavo tanto, non ero stressata. Solamente, mi ricapitó di incontrare il mio più grande fantasma. Quello che doveva essere mio padre, ma che è diventato dopo sei anni il mio “uomo nero”.
Iniziai a riprendermi, iniziai a pensare al mio futuro, all’esame. Rassegnata che da quella prigione non poteva farmi uscire nessuno. Oggi, si è presentata la stessa situazione. Con la differenza, che avendo terminato la scuola, non ho più nessun posto sicuro. Non so più dove proteggermi. Non so più con quale corazza difendermi. Mi sento ancor di più persa e smarrita, in un mondo troppo grande e pericoloso. Casa mia anche mi fa paura. Li non ci sono mai stata bene. Ne io, ne i miei due fratelli. Ma so che devo farmi forza, nascondere ancora una volta questo dolore, perché mio fratello di soli 15 anni, ha bisogno di me. Perché ha solo me. E lui, non posso perderlo. A gennaio, cercó di andarsene, di “prendersi la sua rivincita, contro il mondo” così dice lui. E li, sentivo di aver perso tutto. Mio fratello, oggi, non sogna più, non lotta più per i suoi sogni, non sente più, non ama più, non esce, non ride, non vive. Ed io non faccio che sentirmi sempre più impotente contro una fragilità e un dolore che ci sta massacrando. Mia madre non fa altro che scaricarci tutta la frustrazione di una vita che non aveva immaginato così. Non fa altro che allontanarci ogni giorno, usando frasi e parole che una mamma non dovrebbe mai usare. Ho cercato di nascondere il mio dolore per far spazio al suo, ho cercato di essere tante e diverse persone per lei, per farmi andare bene a lei. Ma ho capito che non posso cambiare il mio essere per chi non fa neanche un passo verso di me, di noi, verso i suoi figli. Mio fratello più grande tiene tutto dentro, conserva, accumula e poi scoppia. Ma ci protegge, cerca di farci stare sempre bene. Ma io ho 18 anni, mio fratello 22 e l’altro 15, e di lottare siamo stanchi. Troppo stanchi. Allora dov’è quella libertà di cui parlavo all’inizio? Non esiste. Non c’è. Perché la prigione che ho dentro diventa sempre più piccola e soffocante. Ed io.. non so più come proteggere e difendere mio fratello, non so più come cercare di farlo rialzare, come farlo rinascere. Perché forse, devo rinascere prima io. Ma... Sono stanca

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Alessia,


prima di tutto l'incolumità fisica tua e dei tuoi fratelli; se ti senti minacciata contatta subito il centro antiviolenza più vicino a te e successivamente chiedi un aiuto psicologico al consultorio. Ti consiglierei una terapia con EMDR (puoi informarti anche all'asl, alcune aziende sanitarie hanno psicoterapeuti formati con questa tecnica, sul sito Emdr trovi l'elenco per tutta Italia ). Questa terapia può estendersi anche ai tuoi fratelli, anche congiuntamente in quanto nucleo familiare sofferente, con tanti aspetti del passato da rielaborare. Un abbraccio

Come ci si salva? Forse in questa domanda è nascosta la risposta che anche tu sai... CI SI....Si perchè purtroppo alla tua età già hai scoperto che non sempre le persone che dovrebbero prendersi cura sono in grado di farlo. Ad oggi la miglior risposta che tu possa trovare a questa domanda è: IO. Si perchè tu puoi decidere di non essere più imprigionata, di non dover più nascondere, di non essere più sola ma soprattutto puoi decidere come reagire a questa situazione che non hai scelto. Ricorda che tu e i tuoi fratelli insieme siete più forti e che ognuno di voi può essere da esempio per l'altro, quindi non perderti d'animo, non dispiacerti per i sogni di tuo fratello..diventa tu la persona che segue i sogni, si ribella e soprattutto si rimpossessa della libertà. Capisco che è difficile essere promotori del cambiamento ma in queste situazioni rendere evidenti i problemi, smettere di consolare una madre sopraffatta dalla situazione e chiedere aiuto è l'occasione per essere liberi e per sentirsi nuovamente vivi e in contatto con se stessi.


La stanchezza è comprensibile ma guardandoti in dietro non vedere solo ciò che pensi di non aver fatto, voltati e guarda quanta strada hai fatto e quanto sei riuscita a sopportare nonostante tutto...non è il momento di mollare!!

Buongiorno,


la Sua è davvero una situazione difficile, precaria e soprattutto traumatica. Sia per Lei che per i Suoi fratelli c'è bisogno di un intervento riparativo. La terapia più appropriata sarebbe senz'altro l'EMDR, ma prima ancora si dovrebbe trovare una soluzione per la Vostra incolumità. Ovviamente non conosco la Vostra situazione, per cui non so se avete dei parenti che possano aiutarvi o se vi siete già rivolti alle autorità competenti. Bisognerebbe innanzitutto riuscire ad allontanarvi da questa situazione per poi cercare di riparare i danni subìti. Non arrendetevi, l'unione fa la forza, cercate insieme una scappatoia, chiedete aiuto e trovate il modo di uscirne. Solo così può sperare di rinascere.


Un saluto, con tutta la mia vicinanza.


 


 

Cara utente, gli anni che porti all'anagrafe sicuramente non equivalgono alla sensibilità e alla profondità di analisi che questa sofferenza ti ha generato. Tu hai il diritto e il dovere di salvarti ed insegnare a tuo fratello come fare: contattare un consultorio nella tua città potrebbe essere il primo passo, in modo da avere dei punti di riferimento per uscire da quella prigione che ormai sta sempre più stretta. Tu hai una forza incredibile dentro di te, un istinto di sopravvivenza che ti ha portato a chiedere aiuto. Ricordati che non sei sola. ci sono diversi centri antiviolenza in tutta Italia, per chi come te cerca una via d'uscita, un cambiamento. La psicoterapia sarà fondamentale per ricomporre i pezzi di un passato inaccettabile, per darti la possibilità di ritrovare te stessa e costruire il tuo futuro con speranza.


Buona fortuna, un abbraccio


 

Ciao Alessia,


nella tua lettera esprimi un grande dolore, così come la voglia di uscirne e chiedi che aiuto. Per fortuna gli aiuti ci sono (per te ed anche per i tuoi fratelli).


Alessia, puoi rivolgerti al consultorio familiare della tua città (è gratuito e, qui, vi possono accedere sia i maggiorenni ma anche i minori - senza il consenso dei genitori), oppure presso il centro antiviolenza della tua città.


Entrambi i servizi sono presenti su tutto il territorio nazionale. Su internet potrai trovare gli indirizzi relativi a quelli della tua zona di residenza.


In tali servizi pubblici  sono presenti diverse figure professionali che potranno prendere in carico il tuo problema, tra cui la figura dello psicologo. Incontrando direttamente lo psicologo (presente in suddetti servizi), potrai ricevere ascolto in un contesto adeguato e ricevere tutto l'aiuto necessario. Ok???


Cari saluti


 

Carissima, cara Alessia,


Il "dico e non dico" del suo messaggio in bottiglia fa venire i brividi, di più che se avesse raccontato tutto in modo più esplicito.


Dato che immagino che non abbia a disposizione denaro per inoltrarsi in una terapia che la aiuti a trovare la forza di fare piazza pulita, le consiglierei nel frattempo di rivolgersi al Telefono Donna. Credo sia la struttura più adatta ad aiutarla a costruire il percorso giusto.


Un caro saluto e coraggio, ha tutto il tempo per risalire dagli abissi.

Come ci si salva dalle persone che ti dovrebbero proteggere e amare per la vita....che la vita te l'hanno donata. Cara giovane donna se hai trovato la forza di raccontare la tua dolorosa storia posso immaginare che stanca di stare male lo sei sicuramente, ma no di combattere. La tua, la vostra è una storia articolata e presumo coinvolga vari livelli che vanno oltre quelli psicologici e relazionali. Sicuramente avete bisogno di aiuto, e purtroppo credo che il modo sia unico quello di portare alla luce gridando a gran voce il dolore che vi attanaglia. Potresti rivolgerti ai Servizi sociali del tuo comune o città di residenza e con loro mettervi al sicuro...o ad un centro antiviolenza e attivare un iter a più livelli. Di sicuro io ti consiglio per la tua salute e quella dei tuoi fratelli di trovare il coraggio per uscire dalla spirale di dolore e cominciare così ad essere veramente libera dentro e fuori, ovviamente con la consapevolezza che il percorso sarà difficoltoso e faticoso.....ma credo che ne varrà la pena.


A presto giovane donna coraggiosa

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