Famiglia e bambini

Da sempre l'ho vista come una bimba eternamente insoddisfatta

ALESSIA

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buongiorno, sono mamma di una bimba di sei anni, non sono mai stata una mamma molto apprensiva, le ho sempre lasciato i suoi spazi ma imponendo comunque alcune regole da rispettare rigorosamente.E' sempre stata una bambina un pò “viziata“ dai nonni (ma credo non più del normale) ma da sempre l'ho vista come una bimba eternamente insoddisfatta; quello che ha non è mai abbastanza, e teme il confronto con gli altri bambini ( della serie che nella sua testa gli altri hanno sempre più di lei). Crescendo questa cosa si è accentuata, apparentemente è col sorriso ma poi quando si trova a relazionarsi con altri bambini tende a rimanere sola, anche ad esempio ai compleanni, lei si mette in un angolo. Ho cercato di parlarle e capire ma lei dice che gli altri non vogliono giocare con lei ( io credo che lei non accetti il fatto di non essere lei a dirigere il gioco). E' una bambina molto intelligente anche a detta delle maestre, ma non ci mette impegno; in niente..non mette passione nello sport( che abbiamo lasciato scegliere a lei), inizia una cosa e non la finisce, è perennemente distratta da qualsiasi stimolo esterno da ciò che sta facendo, insomma sembra vivere sulle nuvole. Ora non so come comportarmi; inizialmente cercavamo di essere rigidi ma senza risultati; abbiamo provato a parlarle ma non si sfoga con noi e cerca milioni di scuse( bugie) per giustificare il comportamento.. cosa dobbiamo fare?? inizio a preoccuparmi.. ringrazio in anticipo

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

.Gent Alessia

La descrizione di sua figlia appare quello di una bambina insicura che non è in grado di essere autonoma. Ciò si riflette nella difficoltà nell'organizzarsi nello studio e di non metterci alcun impegno. Sarebbe interessante capire come vi organizzate nel fare i compiti pomeridiani ovvero se li fa da sola oppure assieme alla madre è in tempi molto lunghi. Anche la difficoltà a scegliere uno sport riflette la sua difficoltà a mettersi in relazione con i coetanei . Lei si impone perché ancora non ha appreso, e ciò mette in evidenza il suo problema di dipendenza , a mettersi dal punto di vista dell'altro. In questi casi sarebbe utile ricostruire la storia della bambina assume ai genitori. Per il momento potreste iniziare ad insegnarle a fare, ad esempio, i compiti da sola e controllandoli quando li finisce; darle delle piccole responsabilità facendole sentire che avete fiducia in lei. Con i migliori auguri

Salve in merito alla sua richiesta, parlare con sua figlia è una soluzione, non emerge se sua figlia è unica oppure ha altri fratelli. Dal suo racconto non capisco cosa vuole lei in quanto madre da sua figlia, vuole che giochi con gli altri bambini? vuole che studi di più? vuole che sia sodisfatta in base a quello che lei come madre ritiene sia una soddisfazione, o in base a ciò che sono le aspettative ed i bisogni di sua figlia? Da quello che racconta sua figlia "sembra vivere tra le nuvole" ed in che modo per lei come madre questo è un problema? Spero che le mie domande le servano per stimolo a domandarsi lei in quanto madre che vuole da sua figlia? Spero di esserle stata utile, cordiali saluti.

Buongiorno,

premetto che fare un commento ad un racconto scritto può essere foriero di incomprensioni e sicuramente non sostituisce una consulenza fatta di persona. La prego quindi di prendere ciò che scrivo con le dovute accortezze poiché potrebbe essere parziale oppure non tenere conto di altri particolari che non conosco. Lei sostiene che sua figlia “è sempre stata una bambina un po’ viziata”. Capita talvolta che anche se i genitori impongono delle regole da rispettare scrupolosamente e il loro atteggiamento non è affatto apprensivo un bambino possa iniziare a pensare di poter ottenere dagli adulti ciò che desidera (cosa che forse con i nonni continua a sperimentare con successo). Di conseguenza quando la bambina inizia ad avere a che fare col mondo esterno (ecco perché adesso le cose le sembrano peggiorate, forse perché mai come prima sua figlia ha a che fare col mondo esterno) e scopre che con le persone esterne alla famiglia non ha lo stesso “potere” che ha con gli adulti di riferimento può sentirsi frustrata e poco importante se gli altri non si comportano “come vuole lei”. L’atteggiamento di mettersi in disparte le permette di non sperimentare quello che hai suoi occhi è un insuccesso relazionale, ossia che gli altri non rispondono alle sue richieste come lei si aspetta, e quindi si sente poco importante. Meglio isolarsi che vivere delle relazioni in cui si sente poco riconosciuta e poco ascoltata (nei suoi termini). Il confronto con gli altri bambini è una situazione che porta con se una certa quota di “rischio” perché nel confronto può scoprire che altri hanno più di lei, sono più bravi di lei, sono più “considerati” e questo per lei equivale ancora ad essere meno importante. Non so se la rigidità sia la strada più utile. In questa situazione sua figlia potrebbe vivere la rigidità come squalifica. Suggerisco piuttosto un “amorevole rigore”, un essere cioè tutti fermi sulle regole che vanno però motivate e capite. Infine se la bimba percepisce la preoccupazione dei genitori su questi suoi comportamenti rischia di confermare l’idea di avere un potere su di loro…

Può essere però che entrino in campo altre dinamiche che dallo scritto non emergono…

Saluti

Gentile signora,

non mi preoccuperei se la bimba non mostra di avere passioni particolari e di conseguenza non si impegna molto in nessun settore; 6 anni sono pochi in questo senso e la bimba avrà ancora tempo per scoprire le sue attitudini e coltivare i suoi desideri. Mi sembra più meritevole di attenzione invece la tendenza ad isolarsi, che non mi sembra giustificabile a quell'età. Penso tuttavia che occorra un resoconto più dettagliato per poter avanzare ipotesi diagnostiche. Le consiglio di consultare uno psicologo/a psicoterapeuta, possibilmente assieme anche al coniuge, per chiarire meglio i perchè della scarsa socializzazione e trovarvi correttivi. E' importante in genere che anche i genitori si rechino dallo psicologo perchè ne sono o ne possono essere i primi collaboratori.

Cordiali saluti 

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