La figlia della mia compagna non accetta la relazione, cosa dovrei fare?

Mario

Salve, Premetto che io ho 32 anni, la mia compagna ha 50 anni e ha una figlia di 19 anni. Ci stiamo frequentando da qualche mese ma abitiamo a circa 250km di distanza, ci vedevamo regolarmente e ora, per motivi di lavoro sono nella sua città e mi ospita lei a casa. Sua figlia non accetta la nostra relazione, senza ammetterlo, ma fa di tutto per far sentire in colpa sua madre. Dice che da quando ci sono io non le dedica più attenzioni, utilizza anche termini verbali molto pesanti nei suoi confronti e arriva anche ad alzare le mani e a distruggere oggetti in casa. Situazione già esistente prima di me, di era calmata ultimamente, ma è riuscita con il mio arrivo. Sua madre le dedica sempre attenzioni, cerchiamo di andarle incontro in tutto per il suo benessere e perché non si senta esclusa, ma non cambia nulla, vede solo la sua versione dei fatti. Sua madre le ha sempre dato tutto, anche più del necessario anche per paura della sua reazione ad un “no”, infatti qualche giorno fa le ha detto che non la accompagnava in un posto perche non riusciva con il lavoro e lei le ha alzato le mani. Il tutto dando la colpa a me, perché ci sono io. Questa ragazza ha un fidanzato, che si ferma spesso da loro a dormire, ha delle amiche, una vita sociale, e prima di me non condivideva praticamente nulla con sua madre, si rifiutava di fare tutto con lei. Come dovrei o dovremmo comportarci? Sono affranto da tutto questo.

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve Mario, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Credo innanzitutto che sia importante che voi possiate instaurare un dialogo schietto e sincero mediante il quale poter condividere pensieri e vissuti emotivi circa la situazione da lei riportata al fine di trovare soluzioni che possano soddisfare le esigenze di tutti. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL