Problemi di coppia dall'arrivo di un figlio

Marianna

Buongiorno, da quando è arriva nostra figlia, 16 mesi fa, mio marito vive solo per lei, è una chioccia sempre in ansia, le sta sempre attaccato, se propongo di fare uscite "lontane" rifiuta perché la bambina potrebbe avere il disagio di non poter essere cambiata su un fasciatoio/mangiare adeguatamente. L'altro giorno fuori a pranzo non avevamo un seggiolone e l'ho fatta mangiare sulla sedia con il mio cappotto come rialzo, per me è stata una conquista, per può è stato un momento di forte disagio. Dice che non siamo una famiglia organizzata, alle 18 cucino, alle 19 mangiamo, alle 20.30 abbiamo sistemato/chiuso imposte/passato aspirapolvere, alle 21/21.30 pigiama/lavaggio nasale/latte e alle 22 siamo già a letto. Per lui non siamo veloci e organizzati rispetto agli altri genitori (non abbiamo esempi concreti ma lui è convinto così). Di conseguenza non vuole un secondo figlio perché dice che non ce la faremmo. Da un lato lo capisco, non abbiamo grossi aiuti, mia suocera non vuole aiutare e i miei genitori tengono già altri nipoti e sono anziani/malati gravemente. Dal mio canto sono così presa dalla casa/lavoro che non ho minimamente voglia di avere rapporti, in questi mesi le volte in cui abbiamo avuto rapporti si possono contare sulle dita. Lui poi se sente la bambina muoversi si blocca e non vuole fare nulla. Ormai mi sto convincendo da lui che si non siamo coordinati, non siamo una squadra, non siamo organizzati bene e il pensiero di rifare il percorso PMA per avere un secondo figlio che potrebbe creare ancora più problemi mi mette ansia. Sono in cura da una psicologa, per traumi preesistenti ci stiamo preparando alla terapia emdr, aveva consigliato anche terapia di coppia ma lui non ritiene serva ne che serve fare un percorso individuale. Mi sento abbastanza delusa e in gabbia, ormai sembriamo solo dei coinquilini.

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve Marianna, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Credo innanzitutto che sia importante che voi possiate instaurare un dialogo schietto e sincero mediante il quale poter condividere pensieri e vissuti emotivi circa la situazione da lei riportata al fine di trovare soluzioni che possano soddisfare le esigenze di tutti. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL