Sono da sempre sostenitrice dell'importanza dell'attività sportiva per la crescita dei ragazzi e lungi da me puntare sulla competitività e i successi. Mia figlia pratica regolarmente questo sport da 4 anni senza mai ottenere risultati importanti (hanno effettuato pochissime gare in un ambiente molto più ludico che competitivo). Con la società non ci sono mai stati dei "colloqui" sulle sue reali capacità e progressi dal punto di vista fisico e noi l'abbiamo sempre vista andare felice (vosa fondamentale) agli allenamenti. Il punto è che in questi anni lei ci ha sempre raccontato di essere molto forte e portata per un determinato tipo di attività e alla prima gara utile in quella disciplina di fatto non è stata selezionata. Nessun problema per noi, ma quello che mi dispiace è che abbia raccontato una storia non corrispondente al vero per giustificare il suo "insuccesso". Tutta questa premessa per dire che mi dispiace/mi preoccupa se si fa delle idee su stessa che non sono veritiere. Questo aspetto l'ha notato di recente anche l'insegnante di matematica che mi ha detto essere troppo sicura di sé stessa e poco "umile". Qui a casa non abbiamo mai parlato di necessità di dimostrare o di ottenere risultati eccelsi. Come gestire questa divergenza tra quello che lei crede e i dati oggettivi (risultati sportivi di fatto "scarsi")? Parlargliene? Lasciare che se ne accorge da sola? Rincuorarla sul fatto che a noi non deve dimostrare nulla se non l'impegno? Questi allenamenti sono molto impegnativi in termini di gestione e lei non vuole mai saltarli (lodevole), ma a volte ho la sensazione che vada più per le relazioni sociali che per la crescita/impegno sportivo. Non vorrei ferirla, ma spronarla a dedicarsi con serenità ed entusiasmo.