Rinunciare alle ferie già programmate per fare la nonna

Costanzino

Salve, ho una nipotina di circa 9 mesi. Mia figlia ha deciso dopo molta incertezza di rientrare a lavorare. Io sono una nonna ancora lavoratrice ho 56 anni e vivo da sola e Sono impiegata nella pubblica amministrazione. Le mie ferie sono state già programmate nel mese di aprile e autorizzate circa un mese fa. La decisione di mia figlia di rientrare a lavorare è diventato un problema. Lei mi chiede insistentemente di rinunciare ad andare in montagna in ferie e di rimanere in città ad accudire la bambina. Sarebbero le mie uniche ferie d'estate e non ho alcuna possibilità di spostarle. Io non vorrei dirle di no ma so che rinunciare comporterebbe un grande sacrificio fisico e psicologico io soffro tantissimo il caldo e mi rende molto giù di morale. Mia figlia sta reagendo molto negativamente e mi dice che le sto facendo del male con il mio atteggiamento. Io credo sarebbe stato meglio spostare il rientro al lavoro ormai a settembre con l'apertura del nido. Per di più la sua titolare chiude il negozio 1 settimana la prima di luglio è una settimana ad agosto.. io mi chiedo per quale motivo mia figlia non deve accettare il mio bisogno di staccare e andare in ferie.? Peraltro non vuole assolutamente affidare la bambina ad una baby-sitter. E comunque da come reagisce mi sembra di capire che dietro questa sua insistenza ci sia qualcos'altro. Cioè le devo dimostrare che ci sono prima loro e poi io. A dire il vero per me è così ma anch'io ho delle esigenze e non vorrei rinunciare a questo momento per me è unico e importante anche per la mia salute psicologica.. sarei grata se poteste rispondermi al più presto Grazie mille

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.

Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL