Famiglia e bambini

Trasferimento all'estero con bimbi

Nadia

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Buongiorno, mi sono trasferita da poco in Africa dall'Italia con tutta la famiglia. Mio marito ed i nostri 4 figli di 11, 9, 8 e 5 anni. Lavoro in una scuola dove si parla inglese e ho inserito anche i miei figli nella stessa scuola dove ci sono anche io. Ultimamente sento dei forti sensi di colpa nei loro confronti, so che è un'esperienza che li arricchirà ma temo di dargli conseguenze future per la loro vita avendoli sradicati dalla loro vita precedente in Italia, cambiando totalmente le loro abitudini. Prima di partire, li ho preparati e loro sono ancora oggi molto felici di imparare l'Inglese. Eppure non parlandolo ancora bene si sentono molto frustrati perchè vorrebbero parlarlo come i loro compagni. Io sono presente a scuola ed ad ogni pausa ci vediamo, chiacchieriamo e cerco sempre di incoraggiarli. Sono molto fiera di loro perchè si sentono come in una grande sfida, ma qualche volta ho paura che possa fargli male reintegrarsi in una situazione così diversa. Cosa posso fare di più per aiutarli a sentirsi ancora più sicuri di se? Grazie

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Nadia, comprendo bene il disagio che prova. Vi siete trasferiti in un paese lontano e diverso dal nostro dunque è normale ed anche fisiologico che ci saranno momenti di salita accompagnati da momenti di discesa. Intanto è positivo che i bambini abbiano accolto bene questo trasferimento sebbene non mancheranno, anche per loro, momenti in cui potranno sentirsi più scoraggiati e mancherà loro l'Italia. A mio parere, non bisogna evitare che anche i bambini sperimentino frustrazioni poichè queste non fanno male ma anzi servono affinchè possano trovare strategie adeguate per esprimere ciò che sentono e ciò che provano al fine di trovare strategie funzionali per risolvere i problemi. In questo, voi genitori avete un ruolo fondamentale perchè avete funzione di rispecchiamento e contenitore di questi stati emotivi: dunque andranno sempre validati, anche se pensiamo siano "futili" e solamente dopo si pensa alla soluzione "pratica" da mettere in atto.


Per quanto concerne i suoi sensi di colpa, cara Nadia, la invito a parlarne attraverso un consulto psicologico per esplorare meglio pensieri e vissuti emotivi connessi alla situazione riportata e per cercare di capire anche che significato hanno e da dove derivino. Ciò sarebbe fondamentale perchè naturalmente se non stiamo in pace con noi stessi non riusciamo a trasmettere serenità e tranquillità in ciò che facciamo e diciamo.


Resto a disposizione, anche online


Cordialmente, dott FDL

Salve Nadia,


il trasferimento in una realtà culturale molto diversa da quella d’origine impone un’elaborazione della separazione con vissuti simili a quelli di una perdita (compreso il senso di colpa) da parte di tutti i membri della famiglia e, in prima battuta, da parte di voi genitori. Poter contare su una presenza affettiva costante, in un momento di grande variabilità, è un importante fattore di protezione per i vostri bambini. Mi sento poi di fare una riflessione – per forza di cose di tipo generale - relativamente ai suoi figli. Se col trasferimento sono tutti chiamati a ridefinire la loro identità culturale, nel caso del maggiore, questo compito si affianca alla ridefinizione identitaria tipica dell’adolescenza. In quest’ottica, come il passaggio all’identità adulta è una sintesi tra vecchi e nuovi valori, anche a livello di identità culturale è importante valorizzare entrambe le appartenenze. Per fare questo è utile che in famiglia si favorisca sia l’espressione dei vecchi valori nel nuovo contesto (attività e abitudini, per esempio culinarie), sia si incentivi l’adesione a quelli nuovi (per esempio sollecitando la socializzazione scolastica dei ragazzi). Si tratta di un processo che va rispettato nei suoi tempi e nelle sue oscillazioni, perché possa esprimersi in un adattamento autentico alla nuova realtà.


Dott.ssa Erica Melandri

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