Vorrei andar via di casa, ma non so dove andare

Cristina

Salve,
sto vivendo da tempo una situazione in casa davvero insostenibile. Ho 33 anni, un lavoro da precaria e purtroppo non sono né sposata ne tantomeno fidanzata. Dico purtroppo non perché questa condizione mi faccia star male, anzi, al momento non sento nemmeno la necessità di avere una relazione, ma perché a soffrire maggiormente è mio padre, che vorrebbe vedermi al fianco di qualcuno e probabilmente più donna rispetto a quella che sono adesso.
Mio padre ha la classica mentalità all'antica, per lui avere una figlia adulta non impegnata in nessuna relazione, dunque zitella, è sintomo di fallimento da parte mia e forse anche da parte sua. Non ho mai presentato nessuno in famiglia e questa cosa magari lo destabilizza ancora di più.
Mi umilia e mi offende di continuo, dice che sono brutta e grassa, (quando invece sono soltanto un po' in sovrappeso) motivo per il quale nessuno mi vuole. Usa parole forti, offensive che spesso mi fanno sprofondare nello sconforto più assoluto.
Ho addirittura valutato diverse volte di farla finita, ma sono troppo vigliacca per togliermi la vita. Nei momenti di lucidità, quando lo sconforto non mi assale, penso che la vita è un qualcosa che amo e non trovo giusto il fatto di dovermene privare solamente perchë lui non mi ritiene una figlia degna. Eppure, quando mi offende, sento spesso l'irrefrenabile desiderio di farla finita in un modo o nell'altro.
Non capisco il perché non mi accetti.
Sono figlia unica, ma fino ad adesso ho sempre cercato di dargli soddisfazioni e renderlo fiero di me. Mi sono laureata con il massimo dei voti, ho un lavoro che spero di ottenere a breve a tempo indeterminato, sono una ragazza da sempre alla mano e molte persone mi vogliono sinceramente bene. Non capisco il motivo per il quale mio padre invece mi vede un'essere inutile solo perché non rispetto i canoni estetici che a lui piacciono e che di conseguenza mi impedirebbero di trovare un uomo a cui io possa piacere.
Preciso che lui ha sempre avuto enormi difficoltà a distinguere il bene dal male, ha sempre un'attrazione verso tutto ciò che è volgare e basso. Forse voleva una figlia così, esteticamente molto appariscente, probabilmente per lui contano molti di più le apparenze rispetto alla "sostanza".
Detto questo, sto meditando di andar via, ogni volta che si mette il piatto a tavola, anche solo quando si tratta che io debba mangiare una sola fetta di pane e formaggio, succede il finimondo. Detesta anche solo vedermi mettere un boccone un bocca.
Aiutatemi perché veramente non so cosa fare. Vorrei prendere una casa in affitto, appoggiarmi da qualcuno, ma le spese sono troppo onerose.

Grazie.

3 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Cristina, la situazione che sta vivendo è molto difficile da affrontare ed emotivamente invalidante. La sua necessità di distaccarsi da ciò che la fa stare male è comprensibile. Potrebbe rivolgersi nel pubblico, alla asl e chiedere di fare un ciclo di colloqui (di solito sono 8) ad un prezzo agevolato con uno psicologo/psicoterapeuta nella città dove abita. Può aiutarla a capire meglio la sua situazione e a trovare gli strumenti per gestirla. È importante che sia aiutata per uscire dal suo dolore nel più breve tempo possibile e ritrovare la serenità che si merita. Le auguro il meglio. Un caro saluto

Salve Cristina, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Gentile Cristina, a 33 anni, ma anche prima, è sano che si possa cercare una vita autonoma e indipendente dai propri genitori. Lei è bloccata da qualcosa che va oltre il pur comprensibile discorso economico e che ancora la trattiene. Ha da sempre voluto essere accettata e amata da suo padre per quello che è e non per quello che lui vorrebbe fosse. Non c'è mai riuscita. Si sente ancora mortificata per quelle sue parole taglienti che la fanno sentire piena di rabbia e desiderio di ferirlo.  C'è il bisogno di andar via, ma anche quello di essere amata. Non è possibile da queste poche righe presumere come si delinea la sua relazione emotiva e affettiva con suo padre, che però appare molto ambivalente. Lui la offende e, nel suo linguaggio, la invita ad agire, a fare. Lei è figlia unica, il distacco dai genitori talvolta è ancora più difficile. Mettiamola così, e se suo padre più o meno inconsciamente, la spinge ad andarsene, a pensare un po' di più a se stessa piuttosto che essere incline a cercare di piacergli? Non è facile cercare di combattere quella brutta sensazione interna di non essere stata accettata, considerata. Credo che però da qui possa partire per lottare e realizzare una sua autonomia e indipendenza.  Se si sente impossibilitata a farlo, vedrà che un/una brava professionista potrà aiutarla. Da qualche parte si deve pur iniziare. In bocca al lupo.