Sono divorziata. Mia figlia ha 4 anni e mezzo e naturalmente chiede del suo padre

Ecaterina

buongiorno. sono katia, divorziata quando ero incinta di 4 mesi. adesso mia figlia ne ha 4anni e mezzo e naturalmente chiede del suo padre. io gli parlo sempre bene e gli dico che e' lontano x lavoro ma capisco che questa scusa non puo durare alungo.Non so piu cosa invetarmi.Lui non l'ha riconosciuta e nn ho piu contatti. Ci tengo a dire che nonostante cio e una bambina molto serena. Ho bisogno d'aiuto x mantenere questa serenita. grazie. Katia

20 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Katia. Sicuramente non è una situazione facile quella che sta vivendo, soprattutto, per le domande che la piccola fa riguardo al suo papà. E' anche vero che lei è stata molto brava finora. Ma di cosa sente di aver bisogno per "mantenere questa serenità". Questo non l'ha scritto e, comunque, il suggerimento che sento di darle è di ricorrere ad un aiuto specialistico per avere il sostegno di cui necessita, imparare ad autosostenersi e rinforzare tutto ciò che ha fatto fino ad ora con la piccola. Tanti auguri per il suo impegno di mamma.
Carissima, nonostante il divorzio sei stata molto brava a crescere tua figlia in modo sereno, e soprattutto sei stata molto brava a parlarle bene del padre. Non deve essere stato facile per te. Credo tuttavia che forse sia giunta l'ora di dare delle spiegazioni più plausibili alla piccola, ovviamente addolcendole la pillola. Nonostante tutto questo papà non c'è, non c'è mai stato, e la bambina la sua mancanza la avverte, la vive, soprattutto con il confronto con gli altri bambini. Hai mai provato a pensare di raccontare alla bambina quello che è successo tra te e il tuo ex marito in maniera più onesta? Magari puoi trovare un modo più dolce per spiegare l'allontanamento del padre. Sono sicura che saprai usare le parole giuste, l'hai fatto fino ad ora, però non è giusto continuare a mentire, forse la realtà del fatto che il papà non tornerà va affrontata. In seguito ci sarà un periodo delicato da affrontare con la tua bambina, per lei sarà faticoso mettersi a confronto con la perdita. Ti consiglio di provare a rivolgerti ad uno psicologo/a della tua zona per farti consigliare e sostenere in questo difficile passo, ti sarà molto utile e tutto andrà per il meglio. In bocca al lupo!
Dott.ssa Gloria Baisini

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Brescia

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Buongiorno Katia, ben presto la sua bambina inizierà a farsi un'idea di famiglia, a confrontarsi con le famiglie delle sue amichette e a porsi molte domande, che diventeranno via via sempre più dirette. E' un segreto molto ingombrante da tenere a lungo nascosto e forse varrebbe la pena in questo momento valutare quali sono le figure significative, oltre a lei, che ha attorno sua figlia, e creare una storia che permetta di rispettare e prevenire le sofferenze ma che permetta di aprire al futuro. Cordiali saluti
Salve, Katia, comprendo bene la sua posizione e sento che ha capito di dover pian piano raccontare alla bambina laverità, nei modi e nei tempi che siano per lei "digeribili". Questa è la cosa che le consiglio di fare, pian piano: abituarla all'idea che il suo papà "lontano" tale resterà. Provi a cercare delle storie da raccontarle e che possano aiutarla indirettamente a capire. Per esempio nel sito il paesedeibambiniche sorridono, nel capitolo la separazione, c'è una storiella, che non rappresenta la sua situazione,ma può essere un inizio. La parte più difficile sarà farle capire che il suo papà probabilmente non tornerà e non ci sarà mai. Per quello c'è tempo. I bambini che per un motivo o per un altro sono lontani dal padre possono vivere angoscianti sensi di colpa che li portano a ritenersi responsabili dell'allontanamento del padre. I bimbi ragionano più o meno così: "Se se ne è andato, significa che non mi vuole, che io sono cattivo, che non valgo come gli altri che invece un papà ce l'hanno". E' sempre bene rassicurare il bambino sul fatto che la lontananza del padre non ha niente a che vedere con la mancanza di amore per lui. Magari lontano perché "il rapporto con la mamma non andava come avrebbero entrambi voluto", questo lo spieghi lei come meglio crede. Ma cerchi di spiegare al bambino la situazione, usando metafore che fanno parte del linguaggio e della realtà consoni alla fase evolutiva della sua bambina.Spero di esserle stata di aiuto.
Dott.ssa Annalisa Sammaciccio

Dott.ssa Annalisa Sammaciccio

Padova

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Non inventare: dille la verità, con parole adeguate. I bambini sono persone a tutti gli effetti, e spesso capiscono mooolto più di quanto ritenga un adulto medio. Parlale molto e chiedile addirittura consiglio (non farne la tua confidente! Intendo invece nel senso di dare importanza al suo parere e alle sue riflessioni di bimba!). Vedrai: ne guadagnerà la sua salute, e anche la tua.
Cara Katia, i bambini percepiscono molto di più di quello che noi crediamo, tua figlia sicuramente si accorge che nella tua risposta ci sono non detti ed imbarazzi, credo sia il caso che tu piano piano crei una storia per lei comprensibile e vicina alla realtà, ad esempio che qualndo lei è nata il papà ha deciso di andare via... Che le vuole bene lo stesso, ma non se la sentiva di fare il papà Per una bambina è più rassicurante sapere la verità, che percepire che c'è qualcosa che la mamma non le vuole dire.
ciao ho letto la tua mail. Da quello che hai scritto tua figlia è serena penso che per poter crescere così deve sapere la verità, naturalmente va detta nel modo migliore per una bambina di quell'età, puoi usare delle fiabe e spiegare tutto.
Buongiorno Katia. Riesco ad immaginare quanto possa essere doloroso per lei questo argomento. Ai nostri figli cerchiamo di dare sempre il meglio e quando avvertiamo degli ostacoli che limitano la nostra capacità di offriglielo si avverte una sensazione spiacevole che talvolta può lasciare inermi e ci sentiamo impotenti! La cosa più importante in questo caso è che la sua bimba riesca a sperimentare insieme a lei il senso di accoglienza e di rassicurazione tipici del focolare domestico, sensazioni necessarie per una crescita serena. Per questo la cosa più importante è il suo benessere (mi riferisco al suo Katia) interiore e psichico. I bambini riescono ad avvertire tutti gli stati d’animo degli adulti, in special modo quelli di riferimento, e per questo è importante si lavori in primis su di essi quando si tratta di garantire a questi bimbi una base solida alla quale appoggiarsi per poter crescere sereni. In seconda battuta sarebbe comunque importante se lei riuscisse, a ritrovare una qualche forma di dialogo con il suo ex marito, affinchè la bimba potesse conoscere suo padre. I genitori hanno molto a che fare con quello che è il nostro senso di identità e di legittimità su questo mondo. Ove fosse possibile sarebbe davvero importante accogliere la richiesta della sua piccola e dare un volto a quel nome finora tanto misterioso. Un caro saluto
Salve sign. Katia. A mio parere le conviene dire la verità alla bambina. In un momento favorevole ciè in cui siete in buona armonia con la bambina e sente che la possa prendere bene. Certo ci potrà rimanere anche molto male… ma avrà la posibilità di elaborare e metabolizzare la situazione reale. Se non avverrà significa che la bambina non supera questo fatto e allora bisognerà aiutarla a fare il passaggio non essendo lei ne la prima o l’ultima a dovere affrontare questa situazione per cui si può fare. Ovviamente bisogna vedere come reagisce la bambina alla notizia e vedere di conseguenza passo a passo. Inoltre la prenda da lontano e cerchi di idlazionare lanotizia spiegandoglielo piano piano a passi e non tutto in una volta. Spiegandogli che gli adulti a volte non si comprendono e si lasciano o non si parlano piu per incomprensioni o differenze di carattere se segue il ragionamento ovviamente questo lo sa lei… Facendo a piccoli passi rende piu digeribile a sua figli a la verità.. Cordiali Saluti
Ciao Katia, capisco che non sia una situazione facile e che tu stia provandole tutte per gestila cercando di evitare a tua figlia il più possibile il dolore.. Il consiglio che posso darti è di piano piano cercare di affrontare con tua figlia questo argomento evitando di dire bugie etc.. Ogni sera alla stessa ora dedicare un momento a tua figlia per rispondere alle sue domande. Ovviamente per darti altre strategie sarebbe opportuno saper più nello specifico cosa fai per gestire il problema.. Potrebbe essere utile affrontare un percorso breve per gestire questa problematica..Io ti consiglio la terapia strategica che è l'aproccio che io ho scelto di seguire, molto pragmatico e concreto.
Gentilissima Katia, il momento che sta attraversando è senza dubbio complesso e comprendo la sua confusione in merito a come trattare tale argomento con sua figlia. Mi sembra evidente che il suo unico intento sia quello di proteggere la bambina, per questo le ha ha raccontato la storiella del lavoro. Il fatto che lei abbia parlato bene del padre è senz'altro positivo. Come però lei stessa riconosce, è arrivato il momento di affrontare la verità con la bambina. Per i bambini cosi piccoli non servono molte spiegazioni , perchè le loro capacità di comprensione non sono quelle degli adulti. Quello che può fare è raccontare a sua figlia una storia, in cui lei e il padre vi incontrate, vi volete molto bene e da questo amore nasce lei.. Tutto questo può essere raccontato in forma di storia. Poi può trovare diverse strade per dire che il papà e la mamma a un certo punto hanno deciso che la loro storia poteva finire, il papà decide di andare via, non si sa dove. Per affrontare meglio questo passaggio le consiglio comunque vivamente di farsi accompagnare da un professionista, al consultorio può trovare aiuto, anche rivolgendosi nei centri adozione dove sanno benissimo come affrontare la questione abbandono con le persone.. Intanto mi sento di consigliarle questo libro, fatto per bambini dai 3 ai 5 anni, che affronta proprio la questione che la riguarda.. Milly, Molly e tanti papà. / [Gill Pittar ; illustazioni di Cris Morrell]. - Torino : EDT, c2006. - 26 p. : ill. ; 24 cm. - (Milly e Molly ; 18). - ISBN 8860400740 (da 3 anni in poi) Milly e Molly imparano quanto diversi possono essere i papà uno dall’altro: papà che ci sono, papà che sono andati via, papà che lavorano a casa, papà diversamente abili, papà soldati, papà all’ospedale, papà adottivi, papà omosessuali. Le storie di Milly e Molly raccontano in modo vivace e accattivante i grandi temi che aiutano a crescere in modo responsabile nel rispetto degli altri. In questa storia il tema sono le differenze familiari." Un cordiale saluto,
cara katia, se ti andasse sappi che un colloquio personale è meglio di centomila risposte scritte. senza impegno da parte tua sono disponibile(appuntamento da fissare comunicando contatto psicologi-italia.it) telefonando per concordare incontro gratuito. telefonare dalle 9 alle 12,30.
 Mirco Bruno Carotti

Mirco Bruno Carotti

Cremona

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Ecaterina, Lei è stata molto forte e capace, come donna e come mamma, a crescere Sua figlia da sola e renderla serena. Molto brava anche a mantenere vivo e positivo il pensiero di ‘padre virtuale’ nella mente della bambina. Ora, però, anche Lei si è resa conto che è arrivato il momento di non mentire più e di portare il pensiero di Sua figlia sul piano della ‘realtà’!! Inizi, quindi, piano piano e con delle spiegazioni più concrete e comprensibili a raccontare alla bimba le vicende trascorse tra Lei ed il Suo ex. Cerchi di far capire che ormai è molto probabile che il papa’ non riesca più a tornare. Chiaramente la bambina attraverserà un periodo un po’ problematico per abituarsi all’idea che un papà non c’è e che forse non ci sarà mai. Anche se trattasi di un ‘padre virtuale’ potrebbe comunque vivere un certo ‘senso abbandonico’. Capisco che è una sfida difficile ma sono certa che Lei ci riuscirà. Vorrei consigliarLe di cercare una figura maschile sostitutiva nella cerchia parentale (nonno, zio, cugino, o un Suo attuale valido compagno) che possa frequentare la bambina; così avrà comunque un riferimento ‘maschile paterno’ e non crescerà con una concezione negativa del ruolo maschile in genere. Se ritiene che questo sia un compito troppo oneroso da affrontare da sola, Le consiglio di consultare uno psicologo/a (ASL o Consultorio familiare) per meglio acquisire le dinamiche ed i comportamenti necessari per sostenere adeguatamente la bambina in questo percorso di elaborazione ed accettazione dell’inesistenza della figura paterna . Sono sicura che attraverso l’affetto e un buon processo empatico Lei riuscirà a superare anche questa prova. Le faccio i miei migliori auguri e La saluto cordialmente.
Gentile utente, lei dice che il padre non è stato più presente già al quarto mese di gravidanza e che non ha riconosciuto la bimba. E' possibile che sia così fragile psicologicamente che non abbia sopportato l'idea di divenire padre? La situazione merita un approfondimento: il padre le ha proibito di rivelare il suo nome? è irraggiungibile? Ne parli con uno psicologo che valuterà i possibili e opportuni passi da fare.
Dott.ssa Valentina Sciubba

Dott.ssa Valentina Sciubba

Roma

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Gent.ma Sig.ra Katia, provo solo ad immaginare il peso che sente sulle sue spalle e di quanto senta la serenità che a fatica ha creato ( da mamma single)scivolare dalle sue mani. Spesso però ci si dimentica che i bambini hanno risorse infinite che noi adulti non immaginiamo neanche lontanamente. Forse è arrivato il momento di trovare un equilibrio nuovo sia per sua figlia, che includa eventualmente la figura del padre, ma soprattutto per lei. La strada può essere solo in discesa dato che il passo più difficile lo ha già compiuto. Saluti
Dott.ssa Maria Pia Carro

Dott.ssa Maria Pia Carro

Parma

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Salve Katia, comprendo la difficoltà che prova con una figlia di quattro anni e mezzo che chiede del padre. Certamente la bambina per la sua età non può capire che il padre è sparito ancora prima che lei nascesse ma è possibile che lei capisca che il proprio padre non tornerà più, dato che lei come mamma non è in grado di stabilire dei contatti. Nel crescere la sua bambina ha bisogno di un padre “psicologico”, una figura maschile di riferimento che lei come mamma le può dare. Cordiali saluti
Dott.ssa Maria Zampiron

Dott.ssa Maria Zampiron

Padova

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Signora Katia mi permetto di comunicarle che tra qualche giorno sarà visibile sul sito il mio numero di telefono in caso volesse contattarmi. Grazie, Matteo Fattore. Cara Katia mentire non serve più.Sua figlia sa già nel suo cuore che il padre non c'è più e che non c'è mai stato e credo quindi sia meglio cominciare a dire le cose come stanno. Non è colpa sua se lui non c'è e non ha riconosciuto sua figlia ma è doveroso dare chiarezza alla piccola perchè non si faccia continue illusioni su un possibile ritorno o meglio comparsa del papà. Nella vita non si sa mai ma la verità oggi è quella che lei dovrà crescere senza il padre e con una madre che le vorrà bene per due e dovrà occuparsi di lei con tanto tanto amore. Un abbraccio
Situazione indubbiamente delicata, cara amica ma penso che certe volte una pessima verità e peggio di mille ottime bugie. Di sicuro avrei bisogno di avere altri elementi per darle ulteriori indicazioni . Se vuole mi scriva pure in privato. Cordiali saluti

Gentile Katia

Le può sembrare banale ma provi a fidarsi di più dei Suoi sentimenti, delle emozioni della bimba e soprattutto del Vostro rapporto.

Quello che Lei vorrei dire, senza cadere nel banale, è che il legame di amore e di empatia, come quello che la lega a sua figlia, è il più forte cuscino che la natura ci ha donato per attutire le sofferenze; le parole che saprà trovare, quelle più giuste sono certo, non uscirano cosi dalla Sua bocca ma dal Vs legame di amore.

Giulio

Gentile Katia, anche se ha fornito diversi dettagli, le informazioni che ha condiviso su questo portale non sono sufficienti, a mio avviso, per indicarle un tipo di percorso piuttosto che un altro. Sarebbe un consiglio superficiale e poco professionale e per questi motivi la invito a contattarmi tramite il modulo contatti di questo portale, o visitando il mio sito per raccontarmi al telefono o di persona più approfonditamente della sua problematica. In quell'occasione potrò suggerirle meno superficialmente quale potrebbe essere il miglior percorso da intraprendere.


Un caro saluto.