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DISTURBO POST_TRAUMATICO DA STRESS (PTSD): COSA PROVOCA E QUALI SONO I SINTOMI PIU' COMUNI

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DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS(PTSD): COSA PROVOCA E QUALI SONO I SINTOMI PIU’ COMUNI.

 

Miriam è una giovane donna di 30 anni, si è sposata quando ne aveva solo 25 per cercare di uscire da una situazione di abusi fisici ed emotivi che avevano segnato la sua vita fin dalla giovanissima età. Aveva conosciuto, il suo attuale marito, perché frequentava la sua casa, in quanto amico di suo fratello. Maurizio, questo era il nome del suo attuale marito, aveva avuto esperienza di droghe leggere e per un breve periodo, aveva fatto uso anche di eroina, ma all’epoca del loro matrimonio sembrava, che ne fosse uscito completamente. Dal loro matrimonio nasce Sole, ma ben presto il marito rivela il suo carattere violento con Lei e a tratti anche con la figlia.La vita di coppia pian piano diventa un inferno, cominciano le violenze per qualsiasi motivo, la pasta è sempre o  troppo fredda o troppo calda, troppo salata o troppo insipida. Mirian sa che tutto può provocare nel marito la sua furia e cieca violenza. Piano piano comincia a non essere più sicura di niente, ha imparato bene a rimanere all’erta rispetto a indizi e segnali riguardanti lo stato emozionale di suo marito. Così anche per Sole, di 5 anni, è diventato di primaria importanza dare rilievo agli umori  emozionali del padre, rispetto a quello che è il suo reale sentire. Sono le otto di sera, la madre ha fatto tardi al lavoro, e lei si è messa in mezzo alla cucina a giocare con la casa delle bambole, sognando una vita più serena e tranquilla, di quella che sta vivendo.  Sole ha una reazione di orientamento e focalizza la sua attenzione sul rumore della macchina del padre, che sente arrivare. Cerca di capire in pochi istanti, se riesce a rimettere tutto a posto e a scappare a letto. Ha un attimo in cui vorrebbe cominciare la raccolta delle bambole, ma capisce in una frazione di secondo che è troppo tardi. L’attivazione del locus coeruleus, che porta alla liberazione di adreanalina e che facilita un aumento di afflusso sanguigno al cuore e ai muscoli con una concomitante vasocostruzione dei vasi periferici, può farle riuscire ad avere più prontezza e velocità. No, no, è inutile!! Tutto questo iper-aurousal non la aiuta a capire cosa fare. Rallenta il battito del  cuore, altrimenti come fai a pensare! La sua frequenza cardiaca diminuisce e sembra che il tempo rallenti, mentre si rende conto che a quest’ora dovrebbe già essere a letto e che suo padre preferisce non incontrarla quando torna a casa. I modelli di dissociazione delle difese a cascata si focalizzano soprattutto sulle risposte del sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico. Il cuore rallenta, dentro ti senti congelata, questo attiva istintivamente immobilità fare finta di essere morta, questo è funzionale,  quando la distanza dal predatore è ancora abbastanza ampia. In questa fase non ci sono elementi emozionali di rilievo, più che la paura, questo stato corrisponde ad una preparazione attiva di decidere cosa fare. Capisce anche, dall’incespicare del padre che è di nuovo ubriaco, i suoi pensieri passano come in un vortice: a quest’ora dovrei già essere a letto e soprattutto a papà non piace il disordine. Cos'è questo c… di disordine e dovè quella  p……di mia moglie? Non ha ancora preparato la cena?!

Sole, vorrebbe correre in camera, ma capisce, che non c’è più tempo e soprattutto dovrebbe passare davanti alla porta di entrata, dov'è il papà, in questo momento. Stai ferma, stai zitta: lui non mi ha ancora vista. Calma il respiro e il battito del cuore. Non piangere magari non succederà niente. Il padre però inciampa nella casetta delle bambole, è la fine. Sole, corre a mettersi a lato del padre, in una specie di mezzo abbraccio, ma con la testa piegata in giù ed un braccio lungo il corpo e distogliendo lo sguardo. “Papà mi spiace! Il padre con un gesto di stizza, strattona Sole e la fa sbattere contro la tavola. Sole, per un attimo è consapevole di un’intenzione del suo corpo: “afflosciati e diventa malleabile”, poi subito un’altra intuizione dal suo corpo “ Non sentire dolore, stare ferma il più possibile. Il rilascio di endorfine a livello centrale fornisce analgesia e una diminuita percezione e consapevolezza somatosensoriale.  Poi corre verso il padre in un mezzo abbraccio, spera di far finire la cosa. I tentativi di Sole sono legati alle dinamiche di attaccamento: che richiedono prossimità/affetto e conciliazione, ma invece di andare verso  il padre cercando il contatto oculare e a testa alta come quando ci si aspetta di venire abbracciati, qui si ha la testa bassa e le braccia distese come a parare un colpo, che si presume stia arrivando.

Questo comportamento viene detto “tenere buono” il potenziale aggressore, si riscontra spesso nei bambini traumatizzati con caregiver materni spaventanti/spaventati. Oltre a modificare i  meccanismi neuronali, se gli abusi sono avvenuti in tenera età, sono stati ripetuti e reiterati, non consentano la normale mielinizzazione di importanti circuiti. Cosa succederà a Sole, se i maltrattamenti continuano? Probabilmente soffrirà di ottundimento emozionale, perché è l’unico sistema che si trova per far tacere la paura che assale all’improvviso, senza un nesso  apparente. Può essere un colore, un odore, che fa ritornare là. Il qui ed ora sparisce e ci si trova in quel preciso istante in cui è successo quello che, in qualche modo  cambierà per sempre la vita.Si perde il senso del tempo. Altri si trovano in una specie di limbo, dove si ha difficoltà a identificare e descrivere gli stati emozionali(alessitimia). Nelle persone cronicamente traumatizzate, le emozioni prevalenti sono : paura, ansia, tristezza, rabbia, colpa, vergogna, anedonia( non sentire nessuna emozione). Si ha spesso disregolazione emozionale (ovvero stati emozionali pervasivi). Le emozioni si muovano disordinatamente, paura, vergogna, rabbia, si sollevano seguite dalle altre, oppure tutte collidono tra loro. L’attenzione, il senso di sé, il senso di controllo sono momentaneamente sopraffatti e annegano. Spesso si dissocia la rabbia, con la conseguenza di non averne più il controllo e si possono fare azioni altamente distruttive o auto-distruttive, che possono causare  danno, a livello sociale o personale.

 In aggiunta si può, avere esperienza di vergogna, con alto arousal, o uno stato disforico, a basso arousal, che si presenta come una condizione relativamente cronica o come organizzatore di personalità.  Si può avere depersonalizzazione, esperienza di sentirsi distaccato o  un osservatore esterno del proprio corpo o dei propri processi mentali. Derealizzazione,  quando ti senti alienata dalla realtà, ed il  mondo esterno ti sembra strano  o irreale o quando non senti più o non riconosci più il tuo corpo e questo ti fa desiderare di tagliarti o farti male, per tornare a sentirlo. Molte persone vivono in questo stato psichico, senza sapere cosa stanno attraversando. Molte volte, non lo si confida neanche alle persone più care, per paura di essere prese per “pazze” e derise. Questo non fa che aumentare il senso di colpa e vergogna per quello che si sta vivendo. Chi leggendo questo articolo, riconosce parti di sé che non ha mai confessato a nessuno, sappia che se ne può uscire. Vorrei comunque concludere con un’intervista, di una giovane donna che si sta curando da un grave trauma complesso, avvenuto in giovane età.

Dal libro, “La cura del Sé traumatizzato”di Paul Frewen e Ruth Lanius:

“parti buone di me, vengono fuori dalle cose cattive, che mi sono successe. Ciascuno, ogni persona, è quello che è e dove si trova, in quel momento, a causa di qualcosa (che è successo) nella sua vita. E tu non sai qual è la sua storia.

L’integrazione del senso del sé nel tempo, nei pensieri, nel corpo e nelle emozioni, attraverso la psicoterapia, può alla fine rendere possibile la guarigione completa del sé traumatizzato. “ E se sei un medico, non togliere la speranza a nessuno. Non uccidere la speranza nella persona. Non dire “sei un paziente difficile” non dire, “non stai facendo del tuo meglio”, “ non ci stai provando”, non fare questo ad una persona. Questa è una cosa che mi emoziona molto –non portare via la speranza alle persone- come medico, come terapeuta, non portarla mai via a una persona, perché è come se la uccidessi tu stesso. Fa cosi tanto male ad una persona.

Buona Vita!

 

 

 

 

 

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