Ansia

Quando l'ansia diventa patologica

18 Giugno 2020

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Quante volte ci capita di dire: "che ansia!". E quante altre riflettendo a posteriori su situazioni di vita quotidiana ci rendiamo conto di non essere riusciti a fare quello che desideravamo o di averlo fatto nel modo sperato perché condizionati dalle nostre ansie?

Avvertiamo tensione, proviamo preoccupazione, a volte ci sentiamo anche minacciati. Quando siamo “in ansia” anche il nostro corpo cambia: il battito cardiaco accelera, sudiamo e un nodo alla gola ci impedisce di respirare.

L’ansia può comparire in alcuni frangenti o essere sempre presente indipendentemente dalle situazioni.

Può sembrare strano ma talvolta è anche un’utile alleata: ci consente di mantenere uno stato vigile proteggendoci da rischi incombenti e migliora la nostra performance. Questa è’ un’ansia "buona", un’amica funzionale a selezionare gli stimoli con maggiore attenzione.

Diventa invece un problema se non riusciamo a tenerla sotto controllo, se ne siamo assaliti tutti i giorni, quasi a tutte le ore. Da strumento di autodifesa, lo stato ansioso diventa così un ospite indesiderato con il quale combattere per recuperare lo spazio vitale.

E’ una condizione talvolta invalidante che nasce di solito da pensieri e emozioni negative e distruttive e innesca comportamenti autodistruttivi. E’ questa l'ansia "cattiva", generalizzata o patologica da cui si rischia di essere sopraffatti: più si cerca di allontanare pensieri distruttivi, convinzioni rigide ed irrealistiche più ci travolgono.

Si cade così nel vortice di un malessere crescente che compromette la qualità della vita quotidiana: coltiviamo pensieri negativi e anche le emozioni negative da essi generati sono amplificate.

Si crea così il circolo vizioso della "paura della paura": il timore di provare ansia e di non essere in grado di gestirla può portare a evitare delle situazioni sino a scegliere nei casi più gravi di isolarsi, di chiudersi in casa.

Pensare di poter provare paura è frequente e temere di non sapere cosa fare per gestirla finisce per innescare quello stato d’animo che si vorrebbe evitare. Si trascorre troppo tempo a pensare alla paura, a quanto sia spaventosa e alla possibilità di poterla vivere nelle più svariate circostanze; i pensieri connessi si ingigantiscono e le diverse situazioni di vita sembrano più spaventose di come sono realmente. Si ha così paura della paura da temerla e volerla evitare a tutti i costi.

I pensieri ossessivi e ricorrenti iniziano a controllare la nostra vita; si evitano situazioni potenzialmente ansiogene alimentando ancor di più la paura di un attacco e si fa “terra bruciata” intorno a sé. Si convive così con un nemico che sembra invincibile nella speranza che decida di abbandonarci.

La paura invece può essere un nemico ma gestibile, controllabile e accettabile se proviamo a lasciar fluire le nostre emozioni e le nostre sensazioni. Al contrario, prestare continuamente attenzione a ciò che proviamo rischia di acutizzare quelle sensazioni spiacevoli che vorremmo evitare. Inoltre alcune volte persino la paura può essere utile perché ci allontana dai pericoli preservando la nostra esistenza.

Ritorniamo dunque a percepire la paura per quel che è: riacquistiamo la nostra libertà d’azione e impariamo a essere attori protagonisti delle nostre vite e decidere per noi stessi. Cambiamo dunque il nostro obiettivo: non quello di sconfiggere la paura ma di imparare a gestirla.

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