Ansia

Ansia e attacchi di panico

Riccardo

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Buonasera,
Sono un ragazzo di 21 anni che esattamente due anni fa si è buttato nella sua prima storia d’amore. In passato non avevo mai pensato di fidanzarmi e vivevo particolarmente libero senza legarmi a nessuna ragazza, poi però mi sono innamorato. Studio all’estero o almeno per il primo anno ( da un anno è tutto online e di conseguenza vivo in Italia). Nonostante vivessi fuori tornavo in Italia ogni volta che potevo per stare con la fidanzata. La mia fidanzata è più grande di 3 anni, anche lei studia e vive da sola, di conseguenza all’inizio era un grandissimo vantaggio. Ogni volta che scendevo dormivo sempre da lei e mi dimenticavo della famiglia. Da quando è scoppiata la pandemia però ho mantenuto le stesse abitudini, dormivo da lei e per questo motivo ho litigato con la mia famiglia, perché non tornavo a casa. Me ne rendo conto adesso, non ho sensi di colpa perché in quel periodo ero completamente annebbiato dall’amore. Dopo però aver capito di trascurare la famiglia e anche gli amici ho manifestato un senso di rifiuto nei confronti della mia fidanzata e una voglia matta di tornare a casa e stare con la mia famiglia. Purtroppo non ho ascoltato ciò che mi dicevo da solo, non ho ascoltato la mia voce interiore che mi avrebbe salvato dalla mia situazione odierna. Sopprimevo il desiderio di tornare a casa (e l’ho fatto per più di un anno) perché la mia fidanzata aveva sviluppato una sorta di dipendenza affettiva e quotidiana da me. Mi diceva spesso: mi lasci sempre sola, non te ne andare ecc.. ero giustificato solo se tornavo perché i miei fratellini piccoli erano soli a casa. Il sopprimere il mio desiderio per accontentarla(per amore insomma) mi ha portato a un bel conflitto dal quale è difficile uscire senza ferirla e inoltre risulta anche difficile ricreare un nuovo equilibrio. Quest’anno quella voce o sensazione ha aumentato la sua forza poiché non la ascoltavo e credo si sia manifestata attraverso attacchi di panico, ansia acuta quotidiana e infine derealizzazione e depersonalizzazione. Adesso ho messo in pausa tutto Perchè indagando il mio mondo interiore ho trovato questo conflitto e non so come comportarmi. La mia ansia è diminuita, gli attacchi di panico sono finiti e derealizzazione e depersonalizzazione si sono attenuate, ma credo che ciò che ho dentro non si accontenti della messa in pausa, ma voglia la risoluzione e proprio per questo motivo diminuisce i sintomi ma non li fa sparire, come a dirmi: “ok, mi hai ascoltato ma ora devi risolvere”.
Vorrei chiederVi se sono sulla buona strada, se pensate che tutto ciò debba essere palesato a un professionista. Inoltre vorrei sapere se mi conviene rimanere “in pausa” e non agire al momento senza aver affrontato bene la situazione con uno psicologo.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Riccardo,


quando parla di derealizzazione e depersonalizzazione cosa intende? Cosa accadeva e accade in lei? Quali sono i suoi vissuti emotivi, le sue paure, i suoi conflitti? Sembra vivere un forte conflitto interno che necessita di emergere, dandogli voce, scoprendone le origini, così da imparare ad ascoltarsi, a riconoscere ciò che prova, dandogli nome e significato e trovare dentro di sé le risorse e strategie utili. In questo percorso potrà aiutarla molto il sostegno e il supporto di un professionista psicoterapeuta.


Cordiali saluti


Dott.ssa Martina Patruno


Psicologa Clinica e dell'etàevolutiva, Psicoterapeuta, Analista Transazionale Certificato, Esperta in Psicologia Investigativa, Psicologia Forense e Psicodiagnostica applicata in ambito civile e penale, Tutor

Salve, qualunque comportamento di "evitamento" che lei descrive come "mettere in pausa" di fatto sembra che rappresenti per lei un modo per distanziarsi dal problema senza tuttavia mettere in atto gli opportuni accorgimenti utili a risolverlo in maniera adattiva e funzionale per riconquistare il suo benessere. Da ciò che scrive sembra emergere un conflitto interno di una certa intensità che, a prescindere dai sintomi più o meno attenuati, andrebbe affrontato in sede di colloquio clinico per potere essere affrontato, elaborato e risolto in maniera adeguata.

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