Ansia

Ansie e vita di un ragazzo con genitori soffocanti

Simone

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Cari dottori,
Mi chiamo Simone, sono un ragazzo di 23 anni. La mia situazione non è semplice da spiegare quindi cercherò di essere il più chiaro possibile.
Sto vivendo un periodo di fortissimo stress e ansia ma per capirlo devo tornare indietro di molto.
Ho sempre avuto un rapporto difficile con i miei genitori, in particolare con mia madre.
In tutti questi anni mi ha sempre tenuto vicino, vietandomi spessissimo di uscire, dicendomi a che ora andare a dormire e quando studiare e come farlo. Tutto questo può sembrare normale, se non fosse che io tutto questo l'ho vissuto fino ad ora che sono più che ventenne.
Quando avevo 18 anni provavo un disagio enorme soprattutto ad uscire con i miei amici o con la mia ragazza. Immaginate la scena di una persona maggiorenne che viene costantemente chiamata al telefono perché deve tornare a casa alle 23:30 altrimenti sarebbero venuti a prenderlo loro di forza. Era angosciante e mi vergognavo del fatto che nessuno dei miei amici dovesse subire queste cose al contrario mio. So che paiono sciocchezze ma, credetemi, per me è stata una tortura.
Più passava il tempo più le restrizioni aumentavano, vietandomi di uscire quando volevo e perfino di studiare quando volevo. Ero considerato come un bambino piccolo nonostante non lo fossi più.
Purtroppo, non c'era (e non c’è tutt'ora) alcun tipo di dialogo in casa mia. Ho cercato per anni in tutti i modi di farmi rispettare, di farmi vedere come un adulto, o comunque come una persona con un minimo di giudizio. Facevo questo argomentando le mie idee, ciò che pensavo ed il fatto che, ad esempio, ero diventato ateo e cercare di spiegare il perché. Di tutta risposta non ho mai avuto rispetto e, in particolare, mi hanno sempre deriso per l'essere ateo costringendomi ad andare a messa forzatamente, il che lo trovo assurdo. Come dicevo non c’è mai stato dialogo anche quando tentavo con tutto me stesso di far valere le mie idee e le mie opinioni, dall'altra parte c’erano solo urla.
Inizialmente, non so bene quando, ho iniziato a “ribellarmi” a tutto questo cercando di essere adulto ma piano piano mi sono lasciato andare, come una marionetta, e non ho più tentato di contrastare i miei, nella speranza che l'università mi portasse via e mi "salvasse" dal clima infernale di casa mia.
Così fu, per un po. Vivevo lontano e questo mi faceva stare bene. Mi sentivo responsabile di me stesso ed ero felice di essere libero e di poter iniziare a vivere la vita come volevo, agli orari che volevo e con la religione che volevo. Chiarisco che sono una persona studiosa, molto diligente e che ha sempre ottenuto ottimi voti sia a scuola sia all'università e per me libertà era solamente uscire e studiare quando volevo io e avere delle responsabilità.
Detto questo, arriviamo a febbraio di quest'anno, con la mia laurea e nell'attesa di ottobre sono tornato a casa con i miei. Ho vissuto e sto vivendo tutt'ora un periodo difficile della mia vita, perché non riesco più ad accettare nulla dell'atteggiamento dei miei genitori. Sono trattato sempre a pesci in faccia e ciò mi sta portando ad avere problemi di ansia. Per giorni non si manifesta nulla, poi all'improvviso, da un piccolissimo litigio, scaturisce in me una forte angoscia, che non mi lascia dormire la notte.
Oltretutto, da un po di tempo ho smesso completamente di fidarmi dei miei, in particolare di ciò che cucinano. I miei hanno delle abitudini alimentari poco igieniche, faccio esempi: lasciano carne o mozzarelle in frigo per settimane, così come alcune conserve consumate nonostante la muffa, ad esempio. E inizio sempre più a notare tutto questo e ogni volta mangiare a casa mia si trasforma in un incubo per me a causa della fortissima ansia che mi sale. Il cercare di spiegare e correggere alcune di queste abitudini mi ha portato ad essere completamente malvisto da tutti in casa mia, facendomi apostrofare come pazzo, fuori di testa. E questo mi fa molto male e peggiora ancora di più la mia ansia. La mia vita in questo momento è una attesa della magistrale, dove potrò nuovamente vivere normalmente... forse.
Detto questo, sono perfettamente consapevole che sia impossibile descrivere la vita di una persona in 5000 caratteri e sicuramente mancheranno molti pezzi e avrò fatto parecchi errori. Grazie a chiunque abbia avuto la voglia di leggere tutto ciò.
Cordiali saluti.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Simone, dalla sua spiegazione/esternazione  si capisce chiaramente la difficoltà che purtroppo è arrivata dall'atteggiamento dei suoi genitori cosi contro producente alla sua crescita personale, autonoma ed emotiva. Non riescono evidentemente i genitori a fare i conti con un figlio adulto, volendolo sempre piccolo, per motivazioni risalenti a qualche loro problematica. Quanto sarebbe importante allora per lei Simone emanciparsi, rinunciando alla collaborazione dei genitori e valutando un distacco anche fisico geografico.


Auguri dr. Cameriero Vittorio 

Caro Simone, non sei affatto pazzo, come tu ti definisci.... Non devi etichettati così duramente!!


Credo che tu abbia bisogno di fare un percorso terapeutico per sganciarmi da questa relazione di dipendenza negativa con i tuoi genitori, altrimenti ovunque andrai, starai male, in preda alle tue angosce.. 


Cerca di riprendere il tuo equilibrio adulto e non farti condizionare dai tuoi genitori, dai loro ricatti... 


Buongiorno

Buongiorno Simone, ho letto con attenzione la sua lunga lettera e comprendo la frustrazione per non aver potuto scrivere di più. Iniziare a raccontarsi è di aiuto e si vorrebbe andare avanti... Le sue parole descrivono un ambiente soffocante e genitori poco capaci di guardare con attenzione e con curiosità ai bisogni del proprio figlio, che sembrano non riconoscere come individuo, degno di avere proprie idee e convinzioni, capace di fare proprie scelte. Una situazione dalla quale è legittimo cercare di sfuggire, ad esempio trovandosi attività fuori casa... La inviterei comunque a non scoraggiarsi, a cercare se è possibile di parlare con i suoi genitori per far comprendere loro chi è Simone, lavorando comunque al suo sgancio dalla famiglia, a 23 anni è giusto progettarsi in maniera autonoma. Lei sta per frequentare la magistrale, si è già chiesto che cosa vuole fare, dove le piacerebbe lavorare? Coltivi i suoi interessi e le sue attitudini e si concentri sul raggiungimento della sua indipendenza economica. Non dimentichi che il fatto che i suoi genitori non lo vedano, non significa che lei non abbia grande qualità e grandi potenzialità.


Le auguro il meglio


Dott.ssa Franca Vocaturi

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