Collocamento figlio 14enne

Daniele

Mio figlio ha 14 anni e da anni mi dice che vuole trasferirsi da me (vive con la madre a 200 km di distanza). Da circa 2 anni fa terapia in un centro, essendo lui nello spettro autistico di tipo 1 (lieve). Ha espresso questa volontà alle terapiste e loro hanno lavorato mesi per capire se fosse qualcosa di solido e non un capriccio.
Nel mese di gennaio siamo stati convocati noi genitori e questa volontà è stata riferita alla madre, che sul momento non ha mostrato diniego. La notte stessa, però, lo ha “cacciato” via di casa.
Dopo qualche giorno, tramite legale, ha diffidato il centro dal proseguire la terapia. Il mio legale si è mosso subito con richiesta di provvedimento urgente per il ripristino della terapia. Il giudice ha ripristinato la terapia dichiarando che dovesse proseguire a prescindere dalla volontà della madre oppure no.
Un mese dopo c’è stata l’udienza e la madre non si è presentata, fornendo un certificato medico dell’Istituto di Igiene Mentale. Ancora una volta il giudice ha stabilito che la terapia deve proseguire, indipendentemente dalla volontà della madre.
A giugno ci sarà l’udienza per il cambio di collocazione. L’avvocato è ottimista, ma io ho una paura tremenda. Voglio solo il bene di mio figlio.

5 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno, 

se ha necessità di approfondire può prendere un appuntamento.

Grazie, buona giornata 

Gentile Daniele,

la situazione che descrive è delicata e comprensibilmente carica di preoccupazione, ma anche di elementi importanti a favore del benessere di suo figlio.  
Il fatto che suo figlio esprima da tempo una volontà chiara e che questa sia stata valutata e sostenuta nel tempo dalle terapeute è un aspetto molto rilevante. A 14 anni, inoltre, il suo punto di vista viene generalmente considerato con attenzione, soprattutto se appare coerente e stabile. Anche le decisioni del giudice sul proseguimento della terapia indicano una tutela attiva del suo benessere psicologico.
La sua paura è comprensibile: quando si tratta dei figli, il timore di non riuscire a proteggerli abbastanza è molto forte. Tuttavia, da ciò che emerge, lei si sta muovendo in modo presente e responsabile, mettendo al centro i bisogni di suo figlio e affidandosi a professionisti competenti.
Può essere utile, in questo momento, continuare a offrire a suo figlio un riferimento stabile e rassicurante, evitando di caricarlo di aspettative o tensioni legate all’esito dell’udienza, e sostenendo la continuità del percorso terapeutico.
Se sente che l’ansia sta diventando difficile da gestire, anche per lei potrebbe essere utile uno spazio di supporto psicologico: le permetterebbe di affrontare questa fase con maggiore lucidità e di essere ancora più efficace come figura di riferimento per suo figlio.

Resto a disposizione qualora desiderasse un confronto più approfondito.

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

La Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo offre supporto psicologico anche online

Gentile Daniele,

da quello che racconti si sente tutta la fatica di questi anni e, allo stesso tempo, l’enorme cura che stai mettendo nel proteggere tuo figlio. Non è semplice trovarsi in mezzo a una situazione così delicata, dove il desiderio di un ragazzo di 14 anni, per di più con una sensibilità particolare e un funzionamento neurodivergente, si intreccia con dinamiche familiari complesse, reazioni impulsive e un percorso terapeutico che è diventato un punto di riferimento importante per lui.

Il fatto che tuo figlio abbia espresso in modo chiaro e costante la volontà di vivere con te non è un dettaglio. È un bisogno che ha preso forma nel tempo, che è stato valutato da professionisti e che non nasce da un capriccio. Quando un ragazzo nello spettro autistico riesce a nominare un desiderio così grande, significa che dentro di lui c’è un senso di sicurezza, di stabilità e di riconoscimento che sente più vicino a te. E questo non è un giudizio sulla madre, ma un’indicazione preziosa sul suo benessere emotivo.

La reazione della madre, l’allontanamento improvviso, la sospensione della terapia, il rifiuto di presentarsi in udienza, racconta più la sua difficoltà a tollerare questo cambiamento che un reale disinteresse verso il figlio. Ma per un ragazzo fragile, questi movimenti bruschi possono essere molto destabilizzanti. Ed è proprio per questo che il giudice ha insistito sul mantenimento della terapia: perché in questo momento lui ha bisogno di continuità, di adulti stabili, di un luogo dove poter elaborare ciò che sta vivendo senza sentirsi in colpa o responsabile delle reazioni degli altri.

La tua paura è comprensibile. Quando si parla di figli, soprattutto in situazioni così delicate, l’incertezza pesa come un macigno. Ma da ciò che descrivi emerge un dato importante: ogni volta che è stato chiesto di tutelare il benessere di tuo figlio, le decisioni sono andate nella direzione della continuità terapeutica e dell’ascolto dei suoi bisogni. Questo non garantisce nulla, ma indica che il suo mondo emotivo è stato preso sul serio.

In questo momento il tuo compito non è prevedere l’esito dell’udienza, ma continuare a essere per lui ciò che sei già: un punto fermo. Un adulto che non reagisce con impulsività, che non lo mette in mezzo, che non usa la sua fragilità come arma, ma che lo accompagna con calma, presenza e coerenza. È questo che fa la differenza, molto più di qualsiasi documento legale.

Il bene di tuo figlio passa attraverso la possibilità di sentirsi al sicuro, di non doversi dividere tra lealtà impossibili, di sapere che c’è almeno un genitore che riesce a contenere la sua paura e la sua confusione. E tu questo lo stai già facendo.

Se vuoi, posso aiutarti a capire come sostenerlo emotivamente in questi mesi, come parlargli senza aumentare la sua ansia e come proteggere anche te stesso da un carico che, da solo, è davvero molto pesante. Non sei solo in questa strada.
Un caro saluto,

Dottoressa Arianna Bagnini, Psicologa Clinica, del Lavoro, Risorse Umane, Organizzazioni 

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Dott.ssa Arianna Bagnini

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Perugia

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Caro Daniele, ti ringrazio di cuore per esserti aperto e per aver condiviso questa situazione così delicata, complessa e dolorosa. È assolutamente normale e umano che tu provi una "paura tremenda": stai affrontando un percorso legale ed emotivo logorante, e la posta in gioco è il benessere e la serenità di tuo figlio.

Da una prospettiva umanista e olistica, il comportamento di tuo figlio non va letto come un capriccio o come una semplice "scelta di campo" tra genitori.

Tuo figlio, pur essendo nello spettro autistico di tipo 1 (lieve), ha una grande consapevolezza di sé. Il suo desiderio di trasferirsi da te, espresso con costanza per anni e validato da mesi di lavoro terapeutico, è la voce del suo bisogno profondo di stabilità, ascolto e comprensione. Il lavoro svolto dalle terapiste è stato fondamentale. Il fatto che il giudice abbia ribadito per ben due volte l'importanza di proseguire il percorso terapeutico, a prescindere dal volere della madre, dimostra che le istituzioni riconoscono il valore di questo spazio come "luogo sicuro" per il ragazzo.

La reazione della madre (la cacciata e la diffida) può essere letta come una risposta di forte chiusura e sopraffazione emotiva di fronte a un cambiamento che non riesce ad accettare. Tuttavia, il tuo compito in questo momento è proteggere tuo figlio da queste dinamiche.

La paura che provi è legittima, ma può essere affrontata lavorando sulla centratura e sulla lucidità. Le terapiste hanno lavorato per mesi per attestare la solidità e la genuinità della volontà di tuo figlio. Questa è una prova clinica e oggettiva molto forte agli occhi del giudice.

Per non farti sopraffare dall'ansia in queste settimane, cerca di praticare la presenza. Quando senti salire la paura, fai tre respiri profondi, porta l'attenzione ai piedi ben piantati a terra e ripetiti che stai facendo tutto il possibile per il suo bene.

Il mio consiglio è quello di continuare a essere un porto sicuro per tuo figlio, senza farti coinvolgere direttamente nel conflitto con la madre. Mantieni un atteggiamento collaborativo e focalizzato esclusivamente sui suoi bisogni emotivi e terapeutici.

Ti invio un caro saluto e un augurio di grande serenità per il tuo percorso e per quello di tuo figlio. Ricorda che la tua presenza amorevole e costante è il dono più grande che puoi offrirgli.

Dott.Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Gentile Daniele, capisco la complessità e carica emotiva della situazione. In questo momento appare prioritario mantenere il focus sugli aspetti clinici e sul benessere di suo figlio, lasciando che le valutazioni giuridiche seguano il proprio corso nelle opportune sedi.

Data la significativa attivazione ansiosa, un supporto psicologico individuale potrebbe aiutarla a mantenere una maggiore stabilità emotiva e relazionale. Se lei lo ritiene utile possiamo fissare un primo colloquio online per approfondire insieme le implicazioni psicologiche del quadro e valutare un percorso supportivo adeguato. Al secondo incontro potremmo provare a lavorare, secondo le sue disponibilità, sulla riduzione dell'ansia, comprensione e significato delle emozioni e gestione più efficace e stabile della situazione. Disponibile online per un primo confronto, le auguro il meglio. 

Dott.ssa Ursula Fortunato  

Dott.ssa Ursula Fortunato

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Roma

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