Ansia

Mi vergogno di me stessa e della mia famiglia

Chiara

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Buongiorno a tutti!
Premetto che sto già seguendo una terapia, ma scrivo qui perché ieri mi si sono risvegliate delle vecchie ferite che ho urgenza di capire, e la mia psico in questi giorni non c'è! :)
Sono una persona molto, molto, molto, sensibile. Ho 22 anni ed ho sempre avuto un rapporto molto conflittuale con la mia famiglia, ed analizzandolo, mi sono resa conto della vergogna che ho sempre provato per me stessa, inserita nel contesto familiare, e la mia famiglia in sè. Queste grosse ferite che mi tiro dietro sin dalla primissima infanzia, negli anni del liceo ho cercato di "anestetizzarle" cercando di reprimere completamente tutto quello che c'era stato prima, cercando di apparire sempre allegra, felice, anche se questo ha solo peggiorato le cose. La mia famiglia è composta da dei membri anch'essi molto sensibili e con grossissime ferite mai guarite: mio padre subì il lutto per la morte di un fratello per overdose quando aveva circa 25 anni, ha un fratello che per anni é stato un alcolista ma ora è in comunità, quindi incrociamo le dita!, ed è stato cresciuto molto "buttato lì", è il classico "ragazzino di strada". Queste cose me le rinfaccia sempre ogni volta, da un lato come per fare un po' la vittima, dall'altro dichiarando proprio quanto io e mia sorella (piú piccola di me di 4 anni) siamo fortunate ad avere un padre come lui. Il punto è che mio padre con me é stato iperprotettivo, in una maniera allucinante, sin da quando ero piccolissima, e credo di aver sviluppato un rapporto tossico sia con lui che con mia madre. Ho sempre odiato che fosse iperparanoico per tutto, l'esempio più recente che ho è che sono andata da un medico, e siccome siamo interessati entrambi di musica classica, io e il medico, questo tizio mi ha una battuta scherzando ovviamente e dicendomi "se ha voglia di parlare di musica mi contatti! Ahahah". Mio padre è andato subito sulla difensiva e appena gliel'ho raccontato, ridendo anche mio, mi fa "se fa il mona avvisami", gli avrei tirato un sberla. Ed è cosí su qualsiasi cosa, io ho sempre paura di dire "a" perchè ogni volta mi sento schiacciata dalla sua autorità. Negli anni è sempre stato il classico super autoritario, ha sempre cercato di convincermi a fare quello che voleva lui anche quando non era magari il meglio per me, e solo perchè avrebbe voluto farlo lui se avesse potuto tornare indietro. Mi ha scaricato addosso un mare di aspettative e sensi di colpa, e da piccola queste cose le ha sempre mostrate con tutti, e al contempo poi, molte cose che mi diceva in casa però le nascondeva, quindi sembrava fossi sempre io la bambina strana. Io me ne vergognavo da morire, tutti avevano dei genitori tranquilli e io mi trovato questo pieno di pare. Naturalmente so che ogni ha famiglia ha le sue, ma la mia visione di bambina era quella. Mio padre inoltre, è il classico che se non fai come e cosa vuole, smette di parlarti anche per mesi, risponde malissimo, sempre con sarcasmo che ti fa sentire sempre preso in giro, non il sarcasmo "simpatico", quello proprio che ti fa sentire sfottuto. Da bambina ero molto timida e piangevo tantissimo, e tutti mi facevano sempre notare queste cose, che vivevo come un peso, cercavo sempre la protezione della mia famiglia che alla fine mi dava fin là, credo perché si vergognassero del fatto che ero cosí anche davanti a tutti, o almeno così mi sentivo. Poi, mia madre. Mia madre ha anche lei, le sue ferite mai guarite: ha una madre paranoica da morire e maniaca dell'ordine e del controllo, e che é rimasta incinta senza volerlo, cosa che fa pesare a mia madre continuamente. Mia madre è la versione giovane di sua madre e non se ne rende conto neanche per sbaglio. Maniaca dell'ordine e del controllo, se fai mezza cosa diversamente da come vuole lei va tipo in crisi, risponde malissimo con toni allucinanti, cattivi e quasi gridando. Io non li sopporto. Anche lei fa sempre la vittima per la sua vitaccia come mio padre, é super egocentrica, non mi chiede mai nulla, parla solo di sè, e se mi chiede qualcosa mi giudica e basta. Per di piú sono emotivamente super ignoranti, quindi non si rendono minimamente conto di nulla di tutto ciò. Tutto questo mi si è risvegliato perché ieri un'amica di famiglia, mamma di una mia amica d'nfanzia ha proposto di fare una cena assieme, che mi ha messo un po' l'ansia, perché negli anni ovviamente sono cresciuta e cambiatissima (in meglio) rispetto a come ero vista prima ("sei sempre triste, sei sempre che piangi, sei sempre musona, rispondi scocciata). E quest'amica di famiglia é una di quelle che, con ironia e sarcasmo, mi facevano notare sempre queste cose, senza sapere nulla del background. So che forse sembrano cose da poco, ma ci ho sofferto tantissimo, e ci soffro tutt'ora, non pensavo mi sarei più dovuta trovare in queste situazioni. Scusate il tono aspro! Quando torno a ragionare razionalmente so che loro hanno fatto il meglio che potevano e cose così, ma queste cose credo siano tra quelle che mi toccano più in profondità. Inoltre, so che loro hanno avuto tanto dolore, solo che naturalmente qui ho parlato solo di me :) So che anche loro hanno avuto vite difficili, ecc. Grazie a tutti coloro che risponderanno, e scusate ancora!
Chiara

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Ciao Chiara, 


sai un po’ tutti ci vergognano di qualcosa che ci riguarda o è riferito a parenti o amici del cuore.


Non x sminuire la tua situazione, ma sai, non sembra così anomala o particolarmente strana. Mamma esercita il controllo sulle cose x sedare l’ansia, papà è iperprotettivo xche ti vuole bene ed ha paura che tu possa soffrire...


Certamente sei una ragazza sensibile e autocritica, ma puoi essere un po’ più serena, se pensi che tutti sbagliamo x affetto, compreso i tuoi. 


Se puoi cerca di essere meno severa con te stessa e i tuoi....La vita é un morso, é troppo breve  x essere vissuta con ansia e continua tensione perché qcosa non va...


Pensa agli aspetti positivi che sono molti...


Coraggio! Poi con la tua psicologa analizzerai meglio la situazione.


Un abbraccio


dott.ssa Patrizia Tombaccini 

Salve, mi permetta di chiederle che senso ha che si rivolga a questa rubrica per dipanare ferite legate ad una storia familiare complessa e le cui dinamiche, ovviamente, ricadono pesantemente sui suoi schemi mentali. Secondo me deve parlarne con la sua terapeuta. Come pensare che il limitato supporto ottenuto qui possa sostituirsi ad un rapporto terapeutico o completarlo? Inoltre le consiglio di riflettere sulla sua impazienza di cercare informazioni spicciole e inutili. Buona giornata

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