Ansia

Perché rifiuto i rapporti sociali?

Irene

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Ciao, io ho 25 anni e ho un po' di difficoltà nell'avere relazioni sociali. Sono a disagio con gente che non conosco, parlo poco, e spesso non vedo l'ora di andare a casa. Anche se sto passando un momento piacevole, basta che magari arrivi qualcuno di nuovo ed io sento già l'ansia. Il punto è questo: senza dilungarmi troppo, quando i miei genitori si sono separati nel 96 io e mio fratello siamo stati affidati a mio papà, perché mia madre ha preferito scaricarci; non aveva il minimo interesse a trovarsi un lavoro, per di più era sempre in giro (nelle rare occasioni in cui eravamo con lei era per "esibirci"), finché non ha deciso di mettersi con un altro ed avere un'altra figlia. Quando poi ha capito cosa ha perso era troppo tardi.. ora non posso avere né stima né affetto per lei, tant'è che sono a disagio sotto la sua opprimente cupola di sensi di colpa che la circonda.. io non sono mai andata d'accordo con la compagna di mio papà, anche se i primi tempi tutto andava bene... quando ci siamo trasferiti praticamente dai genitori di lei le cose hanno iniziato a peggiorare, nel senso che ogni motivo era buono per cazziarmi, rispondere male, farmi anche fare figuracce con altre persone... negli anni la cosa è peggiorata al punto che più volte siamo passate alle mani, tutto dovuto anche ad un peggioramento del mio comportamento: rispostacce, bugie, ecc.. in terza superiore sono diventata amica con una persona che mi ha rovinato: il classico rapporto di amicizia esclusivo, morboso e logorante. Una persona che si è insinuata nella mia testa rendendomi completamente apatica, io non avevo più volontà in niente..precludendomi il rapporto con mio papà che andava rovinandosi sempre di più, un sacco di altri amici che avrei potuto avere e lasciamo solo stare che altro. Mi ha addirittura convinto a prendere antidepressivi (e vi chiederete quanto sia stata stupida).. un'esperienza logorante che mi porto ancora dietro in qualche modo. le cose sono poi migliorate quando sono andata a vivere per conto mio; ho troncato con lei e ho appianato pian piano i rapporti a casa. Solo che adesso, a distanza di anni, non ho amici, a parte poche persone (lontane) che vedo poco e sento ogni tanto; sono fidanzata da 4 anni, il mio ragazzo mi dice che vorrebbe che fossi più sicura di me, ma io non so cosa fare.. io non so neanche come descrivere il mio disagio, so solo che se mi invitano da qualche parte con altra gente la mia risposta è quasi sempre no, sto a casa da sola, leggo, passeggio, vado in bici, ascolto musica.. ma quasi sempre da sola.. vorrei capire come uscire da questa situazione e soprattutto se c'è un modo. Mi rendo conto che al confronto di altre situazioni molto più gravi la mia possa sembrare ridicola.. però a me porta molti disturbi (anche fisici) e penso che tali motivi possiamo ritrovarli sia nelle vicende familiari che nell'esperienza con la mia "migliore amica".. ho paura di andare in depressione, l'umore è instabile e sono arrivata al punto di non voler andare in ferie, perché l'altr'anno ho avuto proprio un brutto momento per colpa di tutta questa situazione..
Grazie e scusate se mi sono dilungata!

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve, credo che si tratti di un disturbo depressivo oppure di un disturbo dipendente di personalità, per cui una diagnosi adeguata e un percorso di cura attraverso una psicoterapia sono necessarie per darle sollievo dalle sue problematiche psicologiche, nelle situazioni di dipendenza lei non reagisce con quella sicurezza emotiva che dovrebbe avere nelle situazioni sociali, per cui la psicoterapia l'aiuta a fortificarsi dal punto di vista dell'umore e delle sicurezza emotiva

Gentile Irene,


porta come sintomo attuale una fobia sociale, che la isola ed il suo umore ne risente, in una storia di vita dove ha passato un'infanzia e adolescenza travagliate. E' credo importante che con un terapeuta inizi a lavorare per elaborare i traumi relazionali vissuti e contemporaneamente per gestire la sua ansia sociale.


In bocca al lupo

Salve Irene, credo anch'io che l'origine del tuo problema, sia in qualche modo legato alle tue vicende familiari e personali. Hai avuto la brutta esprienza di sentirti rifiutata da tua madre, che da quello che mi racconti ha preferito in qualche modo "scaricarvi" a tuo padre. Esperienze del genere, sicuramente ti avranno segnato e reso più fragile  e la tua  fiducia nel mondo, e nei rapporti sociali, in qualche misura nè avrà risentito. Però, hai anche delle risorse, sei andata a vivere da sola, migliorando i tuoi rapporti con i familiari, hai un ragazzo, suppongo anche un lavoro. Sai, credo che certe situazioni, ci hanno reso si più fragili da certi punti di vista, ma resi più forti da altri. Parti da questi, magari cominciando a convolgere in questi tuoi momenti di solitudine, che poi tali non sono , perchè non stai a piangerti addosso, fai quello che ti va di fare, leggi, passeggi, vai in bici, comincia a coinvolgere qualche amicizia "selezionata", e riconquistati la fiducia che hai in qualche modo perso nelle tue esperienze di vita.


Buona Vita !

Ciao Irene, innanzitutto ti vorrei rassicurare sul fatto che la tua situazione non sembra affatto ridicola e che in generale è sempre importante esprimere ed affrontare i propri disagi, di qualsiasi tipo.


Inizi parlando di un disagio che riguarda le relazioni sociali. Si tratta di problematiche molto diffuse e solitamente possono essere risolte anche abbastanza rapidamente, ma prima bisogna comprendere più nel dettaglio la situazione. Ad esempio, quali sono i pensieri che hai quando ti trovi con persone che non conosci? Sei a disagio perché temi di fare qualcosa di sbagliato? Di essere giudicata negativamente per le tue idee o comportamenti? Pensi di non avere capacità comunicative e relazionali adeguate?


Accenni anche a delle vicende personali effettivamente molto complesse che possono essere fonte di tanta sofferenza e che forse hai ancora bisogno di elaborare adeguatamente.

Gentile ragazza,


il suo è un passato sicuramente rilevante sotto l'aspetto psicologico: ci sono traumi ed esperienze che, a quanto dice ed è comprensibile, hanno lasciato un segno.


Per trovare il collegamento logico che eventualmente unisca queste esperienze con la sua tendenza all'isolamento è consigliabile che lo psicologo approfondisca l'anamnesi e la valutazione, di modo che possa esprimere con ragionevole certezza un'ipotesi interpretativo-diagnostica.


In ogni caso ritengo che una terapia psicologica le potrebbe essere di grande aiuto sia nel migliorare il rapporto con sua madre, sia nel completare l'elaborazione delle esperienze negative della sua vita.


Ovviamente una maggiore serenità si ripercuoterebbe anche sulla socialità, inoltre esistono strategie apposite per migliorare questa dimensione.


Con le terapie brevi, tanto più se integrate,  può ottenere ottimi risultati con costi e tempi molto contenuti.


Cordiali saluti

Buongiorno Irene,


la domanda che poni a noi la devi porre a te stessa. Io, Irene, perchè evito i contatti sociali? Cosa voglio ottenere in questo modo?Rifletti e ascolta la risposta che arriverà dentro di te. 


Dopo esserti data le risposte, prosegui: cosa voglio di diverso per me? cosa desidero per il mio presente? cosa sono disposta a fare per uscire da questo disagio?


Le risposte che ti darai saranno importanti, poichè con esse sceglierai la direzione che vuoi dare alla tua vita attuale. Infatti, quella direzione riguarda te e, quindi, tu solo puoi potrai sceglierla.


... ... ...


Irene, se hai scritto qui, immagino che in te ci sia un bisogno molto più profondo della domanda che hai posto. Tale bisogno è lì, dentro di te, che cerca di trovare un tuo spazio di ascolto (le domande precedenti che ti ho scritto ti aiuteranno a metterlo meglio a fuoco).


Dopo che avrai fatto questo importante lavoro introspettivo, potrai anche valutare se senti il bisogno/motivazione di un aiuto professionale diretto.


Cari saluti

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