Ansia

È possibile comprendere questa angoscia persistente?

Gaia

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Buongiorno,

Ho 27 anni. Lavoro come libera professionista e mi occupo di salute. Ho un cane a cui dedico la mia vita, una famiglia che ne ha viste tante, un bravo fidanzato e poi ho un senso di angoscia continuo. Mi pare ansia mista a depressione.
Ho fatto 4 anni di psicoterapia, la mia psicoterapeuta era davvero in gamba ma, purtroppo, il senso di angoscia non mi ha abbandonata. Ho deciso di smettere di fare psicoterapia perché ero arrivata a un punto in cui ero dipendente dalla mia terapeuta. La cosa non mi dava serenità, anzi, aumentava l’ansia di essere dipendente e comunque non vedendo alcun miglioramento, dopo 4 anni di sedute settimanali, ho tagliato.
Non sono fatta per soluzioni rapide e superficiali, adoro “farmi del male” indagando l’oscurità del mio vaso di Pandora, vorrei toccare il fondo e risalire, non coprire il tutto con un bel coperchio.Quindi, comprendo bene i tempi lunghi, ma un piccolo passo fuori da questo pozzo avrei voluto farlo.
L’angoscia è iniziata in tenera età, o meglio, la prima volta che ho avuto un momento di ansia senza apparente motivazione avevo 7 anni.
Ora è diventata una costante accompagnata da picchi di panico( quelli di solito associati a mie paure consapevoli, tipo la macchina e l’autostrada oppure un dolore del mio cane oppure quando vado a lavorare) e poi down oscuri e opprimenti in cui divento un soprammobile. Non ho mai fatto uso di droghe e non mi è stato diagnosticato un disturbo di personalità.
Mi sento senza via di fuga.
Qualcuno ha qualche consiglio da darmi?

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Gaia, lei sta convivendo con stati di ansia e angoscia da molti anni e mi pare più che lecito volerne capire l’origine, le cause e il significato che possono avere questi stati; volerli indagare e comprendere a fondo è una buona base per andare poi ad integrare questi vissuti come una “parte di noi” e renderli gradualmente più gestibili nella vita di tutti i giorni. Lei ha già fatto un significativamente lungo percorso di psicoterapia che ha interrotto perché sentiva di esserne dipendente; ha mai esternato questa cosa alla sua terapeuta? La psicoterapia ha tempi molto variabili, a volte i miglioramenti sono lievi ma significativi; ad alcune persone bastano poche sedute, ad altre servono anni di lavoro. Se lei cerca di arrivare ad una comprensione profonda, è possibile che abbia interrotto troppo presto la sua psicoterapia. Il mio consiglio è di riflettere sui motivi dell’abbandono, discutendoli proprio con il terapeuta, potrebbe essere un nodo importante da chiarire verso una maggior comprensione del senso di angoscia che la opprime. Se invece questo passaggio era stato già valutato, potrebbe sperimentare un diverso orientamento terapeutico, magari più affine alla sua personalità. Ogni orientamento ha valore e utilità, ma dopo terapie molto lunghe una svolta potrebbe essere fondamentale per lavorare su più fronti. Un caloroso saluto.

Gaia, più che di consigli, mi pare abbia bisogno di proseguire il percorso terapeutico, se certi nodi non sono stati sciolti.


Consideri se tornare dalla sua terapeuta storica o se rivolgersi ad altra persona che la aiuti a vedere cosa c'è dentro al suo vaso di Pandora, a tirar fuori e a ricostruire quello che si trova. Saprà certamente che il processo potrà essere doloroso, ma mi sembra ne possa valere la pena


In bocca al lupo

Mi sa che ha interrotto nel momento più bello! Si sì... dico bello! Sospetto che quella dipendenza doveva monopolizzare i vostri discorsi! Doveva essere trattata come se fosse lei il sintomo! C'era un'occasione, magari c'è sempre! È nel dolore più forte che le cose belle accadono, al massimo delle emozioni le trasformazioni sono possibili... Come temprare l'acciaio!


provi a tornare dalla terapeuta e gli dica perché ha interrotto!


Buona fortuna


 

Gent Gaia, sono abbastanza perplessa da ciò che ci scrive. Quattro anni in psicoterapia senza risolvere alcunchè mi sembrano tanti, così come il sentirsi dipendente dalla terapeuta non è il risultato che si dovrebbe ottenere da una psicoterapia corretta e svolta deontologicamente. Con questo non intendo in via assoluta dare giudizi che sarebbero scorretti, non conoscendo tutti i risvolti della questione nè fare diagnosi per posta.


Personalmente ho ottenuto buoni risultati con la psicoterapia cognitivo comportamentale, anche se ogni caso è unico e necessita di un assessment approfondito.


Il mio consiglio è di riprovare ad affrontare il problema con un professionista di provata esperienza, col quale stipulare un piano terapeutico che fissi obiettivi e tempi.


Un caro saluto

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