Relazioni sentimentali e famiglia

Michele

Da qualche mese ho conosciuto una ragazza nella città in cui vivo. A breve lei farà un concorso che potrebbe riportarla nella sua regione d’origine (la Sardegna). Non ho mai parlato di questa relazione in famiglia (se non in maniera alquanto veloce ad una delle mie sorelle) poiché so che mia mamma non mi “capirebbe”. Qualche anno fa le esposi di avere una relazione ma lei non appoggiò questa mia scelta e ne derivarono degli attritì abbastanza consistenti. Ne ho sofferto molto perché mi sono sentito “accantonato”, con le porte “sbattute in faccia”, lei mi aveva totalmente “escluso” non mi rispondeva più al telefono, non voleva parlare con me. Successivamente ho fatto un lungo percorso con uno psicologo in virtù di quanto accaduto è ciò mi ha permesso di riprendermi e di iniziare a pormi le “giuste domande” sul mio modo di essere. Ad oggi non so ancora come comportarmi. Penso che gli dirò che ho conosciuto questa ragazza e che mi farebbe piacere se la conoscesse anche lei (premetto che ci sono veramente legato mi sembrava quasi impossibile trovare una persona così simile a me nei pregi nei difetti e negli obiettivi e progetti di vita). Non oso immaginare di dirgli che potrebbe accadere di spostarmi altrove per dare corso a un progetto di vita. Il solo pensiero mi mette agitazione. Mi farebbe pesare la cosa come un senso di abbandono della famiglia e di tutto ciò che loro hanno costruito per noi figli. Io non sono mai voluto tornare giù per lavoro (forse anche perché l’aria in casa è un po’ pesante da qualche anno. Ci sono spesso incomprensioni e le giornate sono sempre cariche di questo alone di tristezza e quando sono via sono più sereno anche se solo) Non che io spasimi all’idea di andare altrove, perché dove vivo ora ho trovato la mia misura, però riconosco che a volte nella vita bisogna osare per costruire qualcosa e che una persona così speciale (a mio parere) merita questo. Io proverei comunque ad essere presente in famiglia come faccio ora (1 settimana ogni 40 gg circa) per dare il mio contributo visto che l’età avanza ed i genitori hanno i loro acciacchi (anche la mamma ha tanti problemi di salute tra cui anche delle lievi note di depressione). Mi spiace essermi dilungato troppo ma ho provato a fare una sintesi senza tralasciare gli aspetti più rilevanti. So che non esiste una soluzione preconfezionata a mio problema (come a tanti altri nella vita) però una opinione qualificata ed uno spunto di riflessione valido da professionisti come voi magari potrebbe attenuare questa mia ansia/agitazione. Vi ringrazio fin d’ora del tempo che dedicherete alla mia situazione.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Michele, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Buongiorno Michele, come ha scritto lei nessuno, tanto meno uno Psicologo, può dirle come comportarsi.

Sicuramente si trova in una posizione difficile: sembra che la sua famiglia d'origine, in special modo suo madre, non accetti il suo diventar grande e indipendente. Sembra che questo sia in contrapposizione con il suo essere figlio. È difficile per ogni genitore rapportarsi con il proprio figlio da adulto e non più da bambino. Se è comprensibile che un genitore abbia piacere che il proprio figlio svolga la propria vita vicina alla sua, è altrettanto vero e giusto e, oserei dire sano, che il figlio trovi e segua la propria strada lavorativa o affettiva, fosse anche in un'altra città, regione e stato.

Dalle sue parole di sente la fatica e il dispiacere nel non aver il sostegno incondizionato di sua madre, ma credo sia giusto che lei si guardi dentro e segua quello che reputa opportuno per sé aldilà dell'approvazione dei suo genitori. In fin dei conti anche questo vuol dire essere adulto.