Ansia

Senso di irrealtà

Maria

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Buonasera, sono una ragazza che ha compiuto da poco 21 anni. Da bambina ricordo che sono sempre stata una ragazza molto solare, a cui piaceva giocare, divertirsi e soprattutto riusciva ad integrarsi con gli altri. Anche se gli altri non voleva, non so per qualche ragione, integrarsi con me.
Ma nonostante tutto io riuscivo a divertirmi anche da sola tra le mie piccolissime e sicure mura di casa mia. Con le mie bambole e i miei giochi.
Ho condotto, e sto conducendo tutt'ora una vita molto normale. Ho tutto, non mi manca nulla. Ho una mamma e un papà fantastici che non mi fanno mancare mai nulla e mio fratello di 14 anni con cui vado d'accordo.

La mia vita è vista agli occhi degli altri perfetta ed io voglio far credere agli altri che sia così.

Iniziai a uscire all'età di 11 anni. Mi fidanzai con un ragazzo del nostro gruppo di amici a 14, lui ne aveva 16. Lui era il classico principe azzurro delle favole fino a quando non inizio ad andare a lavoro una volta finiti gli studi e una volta comprato una macchina tutta sua. Non esistevo più, non mi dedicava mai tempo. Usciva sempre a differenza mia che stavo sempre chiusa in casa poiché avendo mio padre che lavora di notte non avevo mezzi di trasporto.
Scoprì, sempre in tenera età che lui fumava, e non sigarette.
Succede che dopo un po' da principe azzurro inizio a diventare n qualcosa di molto negativo. Io mi sentivo in gabbia, non potevo muovermi senza di lui, non mi considerava, non mi prendeva in considerazione, non mi ascoltava, non mi incoraggiava, non mi dava attenzioni,
Stava tutto il tempo con i suoi amici, con me presente, a fumare e giocare al telefono. Così quasi tutti i giorni,
La storia è molto lunga, ci sarebbe tanto da raccontare, in breve è questo.

Iniziai con il tempo a ripagarlo della stessa moneta: non mi facevo toccare, non volevo abbracci, mi disgustava, non mi piaceva, gli rispondevo male davanti agli altri così come lui faceva anche con me. Insomma, io non ho più visto un futuro insieme a lui.
A 19 anni decisi di liberarmi da questa gabbia che mi rinchiudeva. E una volta riuscita MI SONO SENTITA FINALMENTE LIBERA E SENZA CATENE. Non me ne pento.

Il problema è stato: affrontare quel bellissimo posto che è il mondo e con se anche i suoi lati negativi. Mi sono trovata da sola, in quando il suo gruppo di amici... perché io non altro ero che "la ragazza di" sono spariti, a lottare e capire cos'era il mondo.
Le persone false, opportuniste... io non le avevo calcolate.

Uscire dalla bolla di vetro dove sono stata per tutto il periodo della mia adolescenza non è stato facile, ma mi ci abituai subito.
La mia vita era serena e senza problemi gravi.

Interpretai anche due nuove relazioni, andate male, non per colpa mia. Ma la cosa non mi aveva affatto mandato giù di morale. Riuscii a riprendermi e continuare il mio percorso di vita: amici, famiglia, università.

Succede che l'11 gennaio 2020, un sabato sera, rimango a casa con mio fratello per vedere una serie tv. Mangiamo e stiamo tranquilli. Vado a letto verso mezzanotte con il pensiero che domani mi sarei svegliata serena come tutti gli altri giorni. Mentre mi addormentavo sentivo fastidio allo stomaco, ma nulla di grave. Tranquilla, mi addormentai pensando che domani sicuramente non ci sarebbe stato. Non è stato così.

Mentre dormivo mi sono sentita un forte tremore interno, come se qualcosa mi fosse entrato dentro e non riusciva a trovare una via di fuga, apro gli occhi... inizio a tremare molto forte, non riuscivo a respirare, il mio battito aumentava sempre di più. Trovai la forza di vedere l'orario dal cellulare: 02.48. Mi alzo dal letto, dolori allo stomaco allucinanti, capogiri e vertigini, inizio a vedere nero, il mio petto e il mio stomaco mi sembrava stessero esplodendo.

Pensai "Se non morirò ora, penso che non morirò più. Ora mi ritrovano per terra.". La sensazione di morte imminente era troppo forte.
La mente e il corpo non comunicavano più, mi stavo perdendo, non riuscivo a calmarmi. Capì che si stava trattando di un'attacco di panico molto forte.
Durò dalle 3 di notte fino alle 7.30 del mattino dopo, quando finalmente riuscì a dormire. In quel frangente di tempo mi alzavo e allungavo dal letto in continuazione per andare in bagno.

La mattina successiva appena aperto gli occhi pensai " NON CI CREDO! SONO VIVA!"

Da quel giorno valutai un percorso con uno psicologo, poiché prima avevo un'ansia che riuscivo a gestire, ora non più.

I dolori allo stomaco continuarono, mi rivolsi a più specialisti: gastroenterite, colite, colon irritato da stress. Ho fatto tre terapie diverse. Lo stomaco non passava.
Da quel giorno dormivo molto male e mi svegliavo anche 7-8 volte a notte e in altre mi sentivo male (senza attacchi di panico).
Per dormire meglio andai in farmacia e mi comprai delle compresse di melatonina e valeriana. Riuscivo a dormire meglio.
Ma una notte mi risentii male.

Andai dal medico e mi prescrisse LUCEN e Valpinax, dove all'interno c'è anche diazepam, una benzodiazepina.
Studio infermieristica, so cosa mi stava dando.
Da quel giorno mi sento più serena, ma all'interno sempre molto agitata.

Ho paura di peggiorare. Non sto uscendo quasi più. Ho paura di sentirmi male al di fuori di casa. Non studio più. Vorrei solo rimanere in casa. Non andrei neanche più a tirocinio e a fare nessun'altro esame. Insomma... la cosa mi sta davvero limitando e al posto di vivere io mi sento di dover sopravvivere.
Ma allo stesso tempo... a tirocinio ci vado consapevole che potrei (forse) sentirmi male, a breve dovrò fare un esame e voglio affrontarlo! Insomma... sto facendo quello che è in mio dovere fare.
E se tutto ciò abbia trasformato il mio percorso in un obbligo più tosto che un piacere?
Rinunciare ora che sono al terzo anno, quasi alla fine non mi sembra il caso. E UNA PARTE DI ME NON VUOLE.
A volte mi vengono in testa pensieri molto negativi, ma poi passano.

Vorrei dei consigli.
Sto male, non ne posso più.

1 risposta degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Maria, gli attacchi di panico si possono curare, con buoni risultati, attraverso la terapia cognitivo comportamentale. In senso cognitivo, perchè vanno indagati eventi, pensieri e paure sottostanti al disturbo; in senso comportamentale, attraverso prescrizioni del comportamento. Si affidi ad un bravo professionista, col quale stabilire fiducia ed alleanza terapeutica. Lei è intelligente e anche forte, è in grado di superare questa impasse. Resto a disposizione.


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