Attacchi di panico

Il rapporto tra Ansia ed Attacchi di Panico

Dott. Alessandro Di Domenico contattami

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Per Attacco di Panico (ADP) si intende un periodo intenso di paura e disagio personale che raggiunge l’apice in alcuni minuti ed è caratterizzato da almeno quattro dei seguenti sintomi: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione, tremori fini o grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazione di vertigine, di instabilità, di “testa leggera” o di svenimento, brividi o vampate di calore, sensazione di torpore o formicolio, sensazione di irrealtà o di essere staccati da se stessi, paura di perdere il controllo o di “impazzire” e paura di morire (A.P.A., 2013).

Esistono diversi tipi di Attacchi di Panico:

·         Gli ADP inaspettati non dipendono da nessuno stimolo, insorgendo quindi “a ciel sereno”;

·         Gli ADP sensibili alla situazione si manifestano solitamente dopo l’esposizione ad uno stimolo situazionale, ma non è detto che vi siano associati;

·         Gli ADP situazionali arrivano in maniera invariata ed immediata dopo l’esposizione ad uno stimolo situazionale e la loro frequenza cambia da persona a persona.

Un solo ADP non può essere considerato una forma di psicopatologia in quanto l’essere umano è predisposto a livello fisiologico ad una sua eventuale insorgenza. Possiamo invece parlare di Disturbo di Panico (DAP), classificandolo come un disturbo d’ansia, quando sono accaduti almeno due o più attacchi di panico e uno di questi deve essere seguito, per un periodo di almeno un mese, dalla preoccupazione persistente relativa all’insorgenza o alle conseguenze di altri attacchi di panico (es. perdere il controllo, avere un attacco cardiaco o “impazzire”) e da comportamenti non adattivi come l’evitare l’esercizio fisico, la riorganizzazione le attività giornaliere al fine di garantirsi  un soccorso immediato se si dovesse verificare un ADP e limitare tutte le situazioni non familiari come uscire di casa e usare i mezzi pubblici (A.P.A., 2013). 

Quando parliamo di ansia, facciamo riferimento ad un’emozione primaria che presenta alcune caratteristiche come apprensione, preoccupazione e tensione che aiuta le persone a percepire una minaccia o si preparano ad affrontarla.

L’ansia patologica, differisce da un’ansia funzionale, poichè compromette il funzionamento sociale, personale, lavorativo e scolastico, poiché le persone non riescono a gestirla. Gli attacchi di panico (ADP) insorgono invece quando alcune sensazioni corporee e mentali innocue, tipiche di uno stato d’ansia funzionale e non patologico, vengono percepite soggettivamente come molto pericolose e sono quindi interpretate catastroficamente (es. paura di morire, impazzire e/o perdere il controllo). Ne consegue dunque che le persone avranno paura di trovarsi in una catastrofe imminente e tenderanno ad allarmarsi ulteriormente fino a raggiungere uno stato di panico, un’emozione caratterizzata da un senso di paura o morte immediata e da una tendenza comportamentale di fuga o lotta che serve a fronteggiare un evento traumatico in atto. La maggior parte delle persone tende inoltre a compiere dei comportamenti protettivi (es. fuggire, evitare, prevenire la minaccia e distrarsi) che abbasseranno lo stato di allerta solo nell’immediato, ma a lungo termine impediranno la messa in discussione delle interpretazioni catastrofiche, peggiorando quindi i sintomi fisici e mentali da cui ci si vuole difendere (Wells A., 1997).

Durante una crisi di panico si sconsiglia inoltre di:

·         Fingere di star bene, poiché le palpitazioni cardiache aumenteranno;

·         Scappare, in quanto si potrebbe cadere o fare incidenti;

·         Forzare il respiro e iperventilare, poiché aumenta la sensazione di angoscia.

Dunque, se è possibile, cercate un luogo fresco e mettetevi in una posizione comoda evitando di sdraiarvi, perché peggiora i sintomi e chiedete aiuto a qualcuno.

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale si è dimostrata efficace nell’85% dei casi nella cura del Disturbo di Panico (Roth e Fonagy, 1996) e, essendo pari o superiore ai farmaci, ne previene eventuali ricadute (Clark et al. 1994; Mitte, 2005, Barlow et al., 2000).

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

  1. American Psychiatric Association, “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – 5° Edizione” (2013)
  2. Barlow D.H., Gorman J.M., Shear M.K., Woods S.W., “Cognitive behavioral therapy, imipramine, or their combination for panic disorder: a randomized controlled trial” (2000)
  3. Clark D. M., Salkovskis P. M., Hackmann A., Middleton H., Anastasiades P., Gelder M., “A comparison of cognitive therapy, applied relaxation and imipramine in the treatment of panic disorder” (1994)
  4. Mitte K., “A meta-analysis of the efficacy of psycho- and pharmacotherapy in panic disorder with and without agoraphobia” (2005)
  5. Perdighe C., Mancini F.,“Elementi di psicoterapia cognitiva” (2010)
  6. Roth A., Fonagy P., “What works for whom? A critical review of psychotherapy research” (1996)
  7. Wells A., “Cognitive therapy of anxiety disorders: a practice manual and conceptual guide” (1997)

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