Depressione

Diventa insostenibile per me portare avanti le cose

Valentina

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Buonasera, vi scrivo perché ho davvero bisogno di un parere sulla mia situazione. In realtà non so proprio da dove cominciare ma proverò a spiegarvi come mi sento. Premetto che sin da adolescente ho avuto difficoltà a vivere una vita “normale“: ho avuto (ora con gli anni è cambiato) un padre che subdolamente mi impediva di fare qualsiasi tipo di esperienza, che ha quasi sfasciato la nostra famiglia a causa di sua madre (figlio unico, rapporto morboso) preferendola a noi, che mi ha trattata sempre con disagio e imbarazzo, come se le mie “richieste“ di ragazzina che stava crescendo lo mettessero in difficoltà e in imbarazzo. Mia madre, lavoratrice instancabile, completamente incapace di farsi valere con lui quando mi impediva qualsiasi cosa e quando in famiglia c'erano problemi tra loro lei si appoggiava a me (uscivamo insieme per shopping, la accompagnavo al mare in estate etc) mentre quando mio padre aveva da fare (lavoro o anche andare a trovare mia nonna tutti i giorni anche in estate) “ordinava“ a me di stare con mia mamma. Insomma, io non ho fatto esperienze significative in adolescenza e mi sembrava che avere un ragazzo o degli amici fosse una cosa strana, che io non avrei mai avuto...come sognare qualcosa di impossibile. Mi sentivo perennemente come se vivessi dentro una campana di vetro e il mondo fosse fuori. All'università sono andata fuori dalla mia regione ma dopo due anni sono tornata visto che mi sentivo sempre allo stesso modo, nonostante avessi conosciuto amici e mi sentissi in qualche modo che stavo facendo passi avanti. Mi pesava troppo quell'angoscia di vivere da persona adulta, uscire la sera, incontrare un ragazzo mi faceva sentire disperata, sporca, inutile, svuotata. Tornata a studiare nella mia città ho conosciuto una persona più grande di me e dopo 8 anni siamo ancora insieme. Nonostante questa lunga storia, io sono ancora vergine, non riesco ad avere un rapporto completo, alla sola idea emergono sempre quelle sensazioni di inadeguatezza, di ridicolaggine, di schifo per me stessa e per il mondo che funziona così. A questo si aggiunge il perenne senso di inutilità che ho per me stessa, il giudicarmi male durante il giorno mentre faccio o dico qualcosa ed il fatto che, nonostante anni di studio, io non abbia chissà quali competenze e/o conoscenze per cui mi ritrovo a voler fare tanto ma a non saper fare niente. Ogni volta che c'è da studiare o fare ragionamenti vado in confusione, so fare cose pratiche e meccaniche ma non ho concentrazione e tendo ad avvilirmi. Sono distratta, agitata, e se c'è un compito all'orizzonte avverto sempre le stesse sensazioni e vorrei fuggire, nascondermi...anche se so che non basterebbe perché poi alla fine sono io a vergognarmi di me stessa. Sono completamente bloccata sotto ogni aspetto della mia vita e mentre prima, tra i 20 e i 30, ero comunque capace di sognare, di pensare alle cose belle, di prendermi cura di me (a volte), ora mi sento finita e sento dentro un dolore indicibile. Mi sento sola ma di una solitudine esistenziale, profonda..non so come spiegarla... Sono stata in terapia due anni ma per problemi economici non sono più andata, in realtà un giorno non sono andata e non mi sono fatta più sentire. Ecco, io faccio così con tutte le situazioni della mia vita, ad un certo punto diventa insostenibile per me portare avanti le cose, come se pesassi una tonnellata e fossi una persona cattiva e inopportuna. Non so cosa fare, chiedo il vostro aiuto. Grazie

14 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Valentina, sembra che lei non abbia mai imparato a fare le cose per se stessa, sempre tutto per gli altri. Provi a scrivere tanti fogliettini con una frase che le può ricordare che lei vale, che può farcela, che c'è del bello anche per lei nella vita e li riponga in armadi, cassetti, scaffali, bacheche, dovunque possano ricomparire all'improvviso e lanciarle un messaggio di incoraggiamento, di fiducia e di speranza che le cose possono cambiare in meglio così come lei in fondo in fondo vorrebbe.

Andare via da un percorso psicoterapeutico senza farsi più sentire spesso è un chiaro segno che non si è ancora pronti a fare quel cambiamento che si desidera. Da allora sono passati due anni. Se sente di nutrire ancora stima e fiducia nel percorso fatto potrebbe esserle utile riprenderlo in mano. Parli apertamente con lo psicoterpaeuta che la ha seguita in passato, egli stesso saprà indicarle la modalità più opportuna per proseguire il percorso. 

J. P. Sartre diceva "Non è importante ciò che hanno fatto di noi ma ciò che noi oggi facciamo di ciò che hanno fatto di noi". Tantissimi auguri

Buona sera,
da quello che racconta, secondo il mio parere, c'è un'elaborazione mal fatta, risalente a tanto tempo fa che le fa sentire le stesse emozioni negative ogni volta che c'è bisogno di mettersi in discussione o di sentire se stessa.
io credo che se è stata in grado di seguire un terapeuta per due anni sarà in grado di risolvere il suo problema e di poter affrontare e vivere una vita più serena.
Posso consigliarle un percorso che miri ad rielaborare informazioni immagazzonate in modi disfunzionale.
Spero di esserle stata utile

Salve Valentina capisco il suo disagio e la sua sofferenza. La cosa più utile che io le possa dire è di trovare il coraggio di ricontattare la sua psicoterapeuta e ripartire da lì. A questo serve una psicoterapia e la utilizzi fino in fondo, a meno che non ci siano motivi che le impediscono questo. Anche il fattore economico non è un buon motivo perchè potrebbe contattare la sua psicoterapeuta e dirle di ciò e potreste trovare insieme una soluzione. Solitamente io faccio così con i miei pazienti, cerco agevolazioni o li accompagno (dove è possibile) al servizio pubblico, dando anche un senso a questo passaggio. Mi faccia sapere. Auguri

Carissima Valentina,  è chiaro che nella tua infanzia ed adolescenza sei stata fortemente inibita  soprattutto sotto l’aspetto emotivo/emozionale. Non ti è stato permesso vivere le proprie esperienze in maniera autentica e consapevole! Spero che almeno questi aspetti, durante i due anni di terapia, siano stati sufficientemente esplorati con la/lo psicologa/o e sarebbe utile sapere se ne hai trovato un minimo giovamento. Ho l’impressione che  dal punto di vista sessuale emotivamente  tu sia ancora rimasta nel periodo della pubertà/adolescenza e non hai avuto la dovuta evoluzione. Dalla  narrativa della tua vita si può dedurre che tu  abbia  bassissima stima di te stessa  e stai cullandoti dentro una continua depressione esistenziale. Ritengo sia stato uno sbaglio interrompere la terapia!! Pertanto il mio parere è quello che devi riprendere al più presto un percorso psicologico (potresti consultare anche un/a sessuologo/a) e portarlo avanti fino al termine. Per ovviare ai problemi economici – che in questo periodo di crisi sociale ed economica sono del tutto comprensibili -  ti informo che sul territorio di Roma ci sono diversi Consultori Territoriali gratuiti a cui puoi rivolgerti. Con i miei auguri ti saluto con cordialità.

Gentile Valentina,
Ha descritto in maniere minuziosa la sua situazione e da quello che ha scritto credo che non sia facile per lei vivere la situazione attuale. 
Quello che ci chiede è un aiuto a superare il suo malessere, che ha radici profonde, e ci chiede di farlo con un consulto on-line. Credo che per lo stato emotivo che sta vivendo non possa bastare questo, ma che può esserle molto utile una consulenza psicologica con un professionista seguita da una psicoterapia nel caso lo riteniate opportuno.
Il modo in cui si è conclusa la terapia precedente, forse ci dice che oltre a " fare così in tutte le situazioni", probabilmente non aveva la motivazione necessaria per affrontare un percorso terapeutico.
Oggi probabilmente, un desiderio di cambiamento è maggiormente presente dentro di lei e credo che sia importante assecondarlo. 

Carissima Valentina, leggo la sua storia di vita e mi pare di capire che la sua infanzia e adolescenza sia stata sempre accanto a sua mamma non per volontà ma per "ordine" di suo padre. Questa incapacità nella scelta libera la porta sempre a "casa"  anche dopo l'esperienza universitaria durata due anni fuori regione. La reazione che lei mette in atto è la fuga dalle situazioni (vedi rapporto sessuale, allontanamento dalla psicoterapia) senza darsi una spiegazione. Le consiglio di farsi aiutare attraverso uno psicologo la dinamica delle sue reazioni in modo tale che potrà affrontare le situazioni di vita. Io sono a disposizione per qualsiaisi informazione a riguardo e ricevo a Roma nord. 

Un caro saluto

Cara Amica,

la strada che ti aspetta è difficile ma con il tempo e con il tuo impegno può diventare molto più semplice. In realtà hai introiettato la figura paterna che ancora oggi ti impedisce di vivere e di completare la tua sessualità. Continui a vivere dentro il tuo guscio e forse l'uomo che ami è tuo complice in questo. Sembra quasi che tu ti sia fermata sul cammino della crescita, pertanto diventa necessario riprendere le redini della vita e portare alla luce i blocchi che ti impediscono di esprimere fino in fondo la tua femminilità Ti serve un aiuto! Non esitare a cercarlo e se in precedenza hai interrotto il percorso psicoterapeutico forse è stato semplicemente perché i tempi non erano maturi per una presa di coscienza. Ora chiedi un parere e ti metti ancora una volta in discussione, questo significa che stai facendo una prima analisi, ma il bisogno che trapela dalle tue parole é grande. Cerca in te la forza per riprendere il cammino interrotto, fermarsi sarebbe davvero come volersi arenare dentro mille dubbi e perplessità.

Buon pomeriggio,

da quello che scrivi, emerge un "costante" vissuto depressivo e ansioso ma, con la difficoltà di comprendere a pieno un problema esclusivamente descritto, si tratta soltanto di un' ipotesi. Inoltre sono davvero tanti gli approfondimenti che sarebbe utile fare per comprendere in modo esaustivo il tuo vissuto attuale.
Credo vivamente che una psicoterapia possa esserti di aiuto, innanzi tutto a capire come e perchè si sia formata in te questa visione negativa di te stessa e del mondo. Sono certa che qualcosa di bello e di buono lo sappia fare anche tu e che anche  il mondo ti abbia già riservato in passato qualcosa di positivo e di piacevole. Soffermati a pensare anche a questo. Chiediti anche cosa ti piaccia fare veramente e in quali ambiti ti senti competente e dedicati a queste attività! La psicoterapia ti potrebbe aiutare a fare questo ed altro. Esistono alcune tecniche terapeutiche generalmente efficaci per affrontare queste tue difficoltà. Parlane anche con il tuo medico di fiducia.
Resto a tua disposizione per un eventuale consulto,
Saluti

Salve Valentina,
la sua capacità di descriversi e di esternare le sue emozioni indica che c’è voglia e capacità di mettersi in discussione e di ‘lavorare’ per un cambiamento.
Non getti via questa lucidità (data anche probabilmente dalla terapia passata) e soprattutto cominci a ‘sentire’ cosa veramente vuole da sé stessa e dal mondo: per far questo è indispensabile approfondire proprio quel sentire e quelle emozioni che sa descrivere ma forse non sempre identificare come ‘bisogni’ che rispondono ad esigenze della sua persona fatta di mente e corpo.
Le suggerisco di approcciare una terapia che tenga in considerazione lo stretto collegamento tra mente e corpo (Es Bioenergetica) che possa aiutarla a contattare i blocchi che nella sua infanzia ed adolescenza si sono strutturati con soggiacenti emozioni e sensazioni racchiuse ed intrappolate.
Per chiarimenti sul tema può contattarmi.
Intanto le auguro di cuore di trovare la strada migliore per stare meglio.

Gentile Valentina, 
Dalle sue parole si evince un grande senso di pesantezza e inadeguatezza, che con il passare dagli anni probabilmente si sta accentuando proprio a causa delle conseguenze delle sue azioni, del sospendere le relazioni, non definirsi in modo chiaro nelle cose, come lo studio o il lavoro o nella coppia. 
Io credo che lei abbia difficoltà a mettere a fuoco i suoi bisogni, a sentirsi legittimata in una posizione di colei che ha dei bisogni, che sia disposta gradualmente a tutelarseli anche tirando fuori un po' di rabbia.
Le consiglio di contattare un terapeuta perché ha una grande consapevolezza e coerenza nel descriversi e sarebbe un peccato non utilizzarle per stare meglio.
Un caro saluto
resto a sua disposizione

Cara Valentina, ho letto attentamente quanto ha scritto. La sua richiesta di aiuto implica il bisogno di continuare a "lavorare" su di sè per avere una maggiore chiarezza rispetto alle dinamiche familiari e soprattutto alle conseguenze...  Dovrebbe fare un piccolo sforzo e decidere di riprendere la psicoterapia con  la sua terapeuta (se pensa di aver fatto  un buon lavoro con lei) o ricominciare con un'altra persona. Le auguro di ritrovare al più presto il suo equilibrio (personale e di coppia).Può contattarmi se ha bisogno di ulteriori informazioni. Buona vita! 

Cara Valentina, le sue parole riescono a trasmettere bene le emozioni,  i sentimenti e gli impedimenti che lei prova. Ha ben descritto i rapporti da lei vissuti e subiti con i suoi genitori in età evolutiva, tali da non favorire un sano e spontaneo sviluppo psicologico, anzi, le problematiche irrisolte di loro hanno rappresentato un gravame immane per le possibilità naturali di un minore. La figura paterna in particolare, così incompiuta e mancata nella propria individuazione, non poteva non avere una ricaduta negativa sulla figlia e sul destino di lei nella propria evoluzione personale e nei propri rapporti con il sesso maschile. Certamente il quadro generale le è chiaro: sul piano intellettivo nulla le è stato sottratto, anzi il bisogno di capire non ha che arricchito la sua capacità di sapere. Altra sorte ha subito, per inevitabile conseguenza, il suo assetto affettivo, relazionale e sessuale. I problemi e gli impedimenti attuali però chiedono di essere affrontati, e anteposti ad altre esigenze esistenziali. L’opportunità, la risorsa che ci è data, sta nella relazione psicoterapeutica, nella centralità della relazione umana, di una relazione umana sana e professionalmente consapevole, in un contesto affidabile e credibile, ove il terapeuta sia in grado di dedicarsi alla comprensione e al trattamento partecipe delle aree traumatizzate dell’analizzando. Se ritiene, possiamo concederci un colloquio, senza onere per lei. Tanti auguri.

Gentile Valentina, ritengo qualsiasi risposta alla complessità della sua domanda, marginale. Probabilmente lei non si permette di progredire poiché è invasa da colpe e da angoscie poco conscie e automaticamente poco gestibili. Se le dicessi provi ad andare avanti con la sua vita sarebbe semplice ma banale. Un contesto di psicoterapia l'aiuterebbe a comprendere i suoi blocchi, ma ci vuole tempo e pazienza, poiche' c'e' lei e le sue difficili relazioni. Le consiglio un percorso di psicoterapia psicoanalitica, intersoggettiva/relazionale, che in modo specifico di occupa di problematiche legate alla'autostima e alla sua complessita' storica.Resto a disposizione. Un cordiale saluto.

Cara Valentina 

ho letto la lettera, ipotizzo che una ragazza che viene sballottata da una parte all'altra da un genitore in estate o in altre occasioni non credo sia una cosa piacevole, non solo, ma in questa fase qua, avevi amici come andavi a scuola, hai bruciato le tappe della tua infanzia e adolescenza, quando finalmente eri libera non sapevi cosa fare sei rientrata a casa,  i giudice di noi stessi siamo noi, tu sei molto severa con te stessa, questo ti porta ad essere insicura, cadere in depressione, quello che ti posso consigliare è cercare un terapeuta e iniziare una terapia, oggi non esiste più il tariffario quindi spiega la tua situazione vedrai che dovrei qualche collega disposto ad aiutarti, cerca di prenderti cura di te, non giudicarti troppo perché anche tu sei una bella persona meriti di essere felice.

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