Depressione

Sono ad un bivio

Francesca

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Salve,
scrivo questo messaggio perché vorrei condividere il mio grande malessere.
Sono una ragazza napoletana di 26 anni, nella vita studio e sono ormai vittima della prigione dei miei pensieri.
Negli ultimi tempi, da novembre più o meno è come se niente fosse più in grado di farmi sentire viva e sento il tempo passare senza più riuscire a reagire.
L’ansia è sempre stata parte di me ma un tempo riuscivo a tenerla più o meno a bada ma pian piano lei ha preso il timone della mia vita. Mi mancano 4 esami per laurearmi alla magistrale di Psicologia ma ormai non riesco più neanche ad aprire il libro, quando ci provo lotto con i miei pensieri che mi dicono “ non sei capace da sola, non ce la farai “, cosi anche quando un concetto mi sembra chiaro quella vocina mi ripete che magari non ho capito, come se fossi stupida. ( un tempo studiavo in gruppo, poi le mie colleghe hanno fatto esami e io ho spostato sempre la data arrivando quindi a studiare sola).
Questo però non è l’unico aspetto della mia “vita “ che non va. Purtroppo, sono profondamente sola, nel senso che non ho molti amici e quelli che ho hanno la loro vita e quindi ci si vede raramente, ci provo a volte a socializzare ma mi sento sempre bloccata con nuove persone, temo il giudizio negativo, di essere derisa, e ultimamente quando parlo mi sforzo mi escono macchie anche sul corpo come espressione del mio grande disagio. Quindi non riesco più a socializzare. Inutile dire che non riesco nemmeno ad iniziare una relazione sentimentale-
Tutto questo mio dolore trova ”pace “ solo quando mangio, come se il cibo fosse la mia unica fonte di soddisfazione, ma in realtà è anche il mio più grande nemico perché odio me stessa, mi sento cosi’ inadeguata e quindi la vergogna mi porta a stare a casa e quando esco sto a disagio perché non mi sento bene con me stessa: cosi digiuno poi mi abbuffo dando vita ad un circolo vizioso.
Questo mio stato interiore mi crea uno stato di angoscia che non riesco ad esprimere a nessuno, è come se avvertissi una stretta allo stomaco che si dilaga dentro di me, e le crisi di pianto sempre più frequenti, dormo male e penso quanto io sia sprecando la mia vita e a volte penso che dovrei metter fine a tutto questo dolore che mi devasta dentro quasi come se volessi resettare tutto perché non ce niente che vada neanche minimamente bene.
A volte penso che dovrei contattare uno specialista perché non so quanto posso continuare ma non capisco perché ho tanta paura di affrontare un percorso terapeutico, mi sono risposta che irrazionalmente temo il giudizio sulla mia età ( a 26 anni vedo persone laureate con figli, indipendenti, quando io non riesco nemmeno a mandare una mail) e sui continui fallimenti.
In realtà ho contattato via mail una dottoressa ma quando mi ha detto ( avendo ragione ) di sentirci telefonicamente mi sono sentita bloccata cosi non l’ho chiamata.
Alcune persone attorno a me spesso mi dicono “ stai inguaiata ( rovinata) per la tua età” e mio padre non fa altro che ricordarmi che sono incostante e nullafacente e forse adesso dico pure che ha ragione perché anche alzarmi dal letto è faticoso.
Non so cosa fare mi sento ad un bivio tra una fine annunciata e un sogno di “vita” e una voglia di piangere inspiegabile.
Chiedo scusa se mi sono dilungata ma a volte lasciare andare quello che si ha dentro fa bene
Grazie.
F.

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Francesca, sa che la cosa che potrebbe cominciare a fare è proprio il raccontare di sé, il condividere quello che vive, e ancora meglio, il lasciare andare le emozioni che sente, perlomeno a se stessa. La sua storia è permeata dalla paura della critica, del giudizio, dal timore di non valere abbastanza. Io che sto conseguendo una laurea magistrale in psicologia? Ma non è possibile, non sono all'altezza. La sua vocina interna è il super io che ha introiettato dalla famiglia, forse più dal padre, un padre svalorizzante?!  È arrivata in un momento della vita in cui è indispensabile portare avanti una crescita psicologica, una emancipazione della propria identità. Quello che le suggerirei è esattamente un approccio psicologico finalizzato ad un lavoro personale.Sperimentare una relazione terapeutica, anche tramite via Skype se si sentisse più a suo agio. Questo le servirebbe anche per la sua professione futura. Coraggio! 


Sinceri auguri,


Dr. Cameriero Vittorio 

Salve F., dalle sue parole emerge tanta sofferenza e bisogno di esprimere il suo dolore. Mi sembra una persona che nonostante sia addolorata e stia vivendo un periodo difficile della vita, nutre un enorme bisogno di uscire da questo senso di INADEGUATEZZA di cui piu' volte parla. Immagino che il suo continuo confronto con gli altri possa rappresentare una specie di "trappola" attraverso cui i suoi pensieri negativi alimentano continuamente il suo malessere emotivo. Tuttavia dalla sua descrizione, mi sembra anche una persona con un alto livello di consapevolezza, che ha tutte le carte in tavola e risorse per poter affrontare e risolvere le problematiche che sta vivendo. Anche la paura di affrontare un percorso terapeutico è assolutamente normale e comprensibile; non è semplice conoscere e affrontare le proprie difficoltà ma ha tutti i requisiti per poter uscire da questo dolore. TUTTI SIAMO MERITEVOLI DI AFFETTO e chiunque in alcuni momenti della vita può sentirsi INADEGUATO.


Si conceda la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico, affronti questo BLOCCO, TUTTI MERITANO DI STARE MEGLIO.


cari saluti


DOTTORESSA MARIA ANNA DI MEO

Gentile Francesca,


vorrei proprio partire da questa sua ultima considerazione: a volte lasciare andare quello che si ha dentro fa bene! Mi sembra proprio che lei stessa lo sappia fermamente e quando si concede di farlo sono sicuro che sperimenta quella sensazione di benessere che tanto ricerca. Certo, è difficile e la fatica che sente mi arriva molto dal suo racconto. Si trova in un momento della sua vita sicuramente non semplice, per ciò che ha raccontato di vivere e sperimentare quotidianamente, ma anche per l'età particolare che sta vivendo. È una giovane adulta e comprensibilmente i dubbi e le aspettative rispetto al futuro sono tante. In questo momento sembra aver perso un po' l'orientamento e questo porta spesso a vedere ancora di più i lati negativi delle cose e ciò che manca. In realtà dal suo racconto mi arrivano molto le cose che già ci sono, dentro e fuori di lei: è in grado di comprendere bene i suoi vissuti emotivi, di interrogarsi rispetto ad essi e di concedersi dei momenti in cui esprimerli; è anche in dirittura d'arrivo rispetto al suo percorso universitario, ok la magistrale non è ancora conclusa ma il traguardo della laurea triennale già lo ha raggiunto e l'ha fatto proprio con le sue forze. In questo delicato momento non abbandoni questi momenti preziosi di riflessione su ciò che sente e vive, sono sicuro che troverà il modo di renderli più frequenti e generativi e che troverà la forza e il desiderio di condividerli, anche con una figura psicologica.


Resto a sua disposizione, 


un caro saluto


dott. Simone Bracchi

Gentile Signorina,


è chiaro che la ruminazione /rimuginazione, l’ansia, lo stress, la tristezza profonda e irrazionale, i problemi relazionali e di personalità, i problemi psicologici sono propriamente non un disturbo, ma i sintomi di un disturbo, che riguarda chiaramente tutta la personalità, nel presente come nella Sua storia personale.


È possibile che, con un approccio specifico alla problematica, che potremmo presumibilmente chiamare psico-educativo, si potrebbe ottenere in tempi non lunghi sia una risoluzione della problematica in questione, sia un miglioramento, di riflesso, del più complessivo stato generale d’ansia, di stress e di insicurezza.


In tal senso, una focalizzazione strategica sul sintomo e una rieducazione psicologica appaiono senz’altro adeguati.


In alternativa, una soluzione più radicale sarebbe – su tempi più lunghi - affrontare una terapia del ‘profondo’, che risolva le radici dell’ansia e della depressione e, di conseguenza, anche i suoi sintomi.


Tale approccio potrebbe in tal caso essere valido per ristrutturare le parti immature e ancora infantili della Sua personalità ed eliminare dai suoi ‘meccanismi’ quei granelli che – per così dire – ne ostacolano il corretto e felice funzionamento in direzione della crescita personale e dello sviluppo adulto della Sua identità, oltre ogni psicopatologica insicurezza e disistima.


è chiaro, dunque, che l'unica soluzione possibile è affrontare quanto prima una psicoterapia del profondo, con un accurato e lungo 'lavoro sulle emozioni'.


Le invio cordiali saluti.


 


prof. Roberto Pasanisi
(psicologo clinico e psicoterapeuta - docente universitario)

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