Lui guarda le altre e ne soffro tanto

Luisa

Salve, sono in una relazione da ormai quasi due anni. All’inizio mi sentivo sicura, scelta e mi trovavo bella. Andando, però, avanti nella relazione, sono emerse a poco a poco delle bugie che mi sono state dette sin dall’inizio della nostra relazione, anche nel periodo in cui uscivamo e ci sentivamo (periodo in cui mi è stato fatto credere di essere speciale, unica e importante, parole da lui dette, e periodo in cui mi è stato fatto presente che non voleva farmi soffrire ma bensì trattarmi con cura, quando nel mentre se la faceva con altre ed ha fatto quindi l’opposto). Queste bugie hanno minato fortemente la mia fiducia nei confronti di questa persona ed, essendoci di mezzo altre donne, ho iniziato a sviluppare un’insicurezza, che è andata crescendo sempre di più, concretizzandosi giorno per giorno, vedendo come lui fosse attratto da ogni ragazza che gli stava attorno, maggiormente se poco vestita. Ad oggi mi ritrovo in balia di questa situazione da mesi, dove la mia insicurezza e la mia paura mi rendono impossibile vivere serenamente ogni tipo di situazione sociale in cui lui sia presente. Mi sento costantemente non abbastanza, essendo che l’ho sempre visto osservare donne diverse da me, ho iniziato a pensare di avere delle mancanze estetiche importanti e di non essere minimamente attraente. Questo ha generato una serie di discussioni quasi giornaliere, che partono da mie accuse che lui stia guardando altre donne. Io so che molto spesso è la paura a farmi vedere le cose e che l’ansia gioca a suo favore, facendomi ricordare tutte le volte che mi sono state fatte queste cose e che lui mi ha mentito, e mi dispiace tantissimo puntare il dito contro la persona che più amo al mondo, ma io ad oggi non so come posso ritornare a fidarmi. Cosa dovrei fare?

6 risposte degli esperti per questa domanda

Salve, la chiarezza e lucidità con cui ha descritto quello che sta vivendo mi permette di comprendere quanta sofferenza le sta procurando, una sofferenza che scaturisce da un’esperienza relazionale in cui la fiducia è stata ripetutamente incrinata. Quando all’inizio di una relazione vengono date parole importanti e rassicuranti e poi, nel tempo, si scopre che quelle parole non erano accompagnate da comportamenti coerenti, è naturale che il senso di sicurezza personale e il valore di sé ne risentano profondamente. In questo momento, il suo corpo e la sua mente stanno cercando di proteggerla, tenendo alta l’attenzione e riattivando il dolore ogni volta che si trova in situazioni sociali simili a quelle in cui è stata ferita. Questo però, nel tempo, la sta portando a vivere in uno stato di allarme costante e a mettere in discussione il suo valore personale, come se ciò che è accaduto dicesse qualcosa su di lei e non sulle responsabilità dell’altro. Recuperare la fiducia non è qualcosa che può avvenire solo con uno sforzo interno suo o con il “razionalizzare” che forse sta esagerando. La fiducia è un processo relazionale e richiede comportamenti chiari, continui e riparativi da parte del partner. Allo stesso tempo, è importante distinguere ciò che oggi è paura alimentata dall’ansia da ciò che è un segnale che la relazione, così com’è, continua a farle male. Chiedersi se questa relazione, nelle condizioni attuali, la fa sentire "più piccola" o se sta in qualche modo riattivando qualcosa del suo passato in cui è già sentita insicura o svalutata in una relazione.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a rimettere al centro se stessa, il suo valore e i suoi confini, lavorando sia sulla ferita della fiducia e focalizzando la sua storia personale, sia sull’immagine di sé che si è progressivamente incrinata.. non per convincerla a restare o ad andare via, ma per permetterle di scegliere da una posizione più stabile, meno guidata dalla paura di non essere abbastanza e più dal rispetto per ciò di cui ha bisogno per stare bene.. un caro saluto.

Dott.ssa Elena Santinelli

Dott.ssa Elena Santinelli

Dott.ssa Elena Santinelli

Ancona

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Grazie per la condivisione, la situazione che descrive indica un processo di erosione della fiducia che non nasce da una sua fragilità, ma da esperienze relazionali caratterizzate da incongruenze, omissioni e comportamenti che hanno attivato in lei un senso di minaccia.
Prima di interrogarsi su come "tornare a fidarsi" può essere utile esplorare cosa per lei definisce sicurezza e quali confini sono stati oltrepassati e/o quali condizioni sarebbero necessarie affinché il suo sistema emotivo possa tornare a funzionare senza allarme costante.

Dare un nome a  tutto questo è un passo importante, significa riconoscere che qualcosa dentro di lei sta chiedendo chiarezza.

Dott.ssa Antonella Catalano

Dott.ssa Antonella Catalano

Ancona

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Gentile Luisa, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così doloroso. Da ciò che racconta emerge una sofferenza che ha radici profonde e comprensibili. All’inizio della relazione si sentiva scelta, vista, valorizzata; quando un legame nasce in questo modo, è naturale abbassare le difese e affidarsi. Le bugie che sono emerse nel tempo, soprattutto perché legate all’inizio della relazione e alla presenza di altre donne, hanno però incrinato qualcosa di molto delicato: non solo la fiducia nell’altro, ma anche il modo in cui ha iniziato a guardare se stessa.
Scoprire che, mentre le veniva detto di essere speciale, esisteva una realtà diversa, lascia una ferita che va oltre l’evento in sé. Colpisce il senso di autenticità del legame e può generare il dubbio di non essere stata davvero scelta. In questo contesto è comprensibile che siano nate insicurezze, confronti continui e una forte sensibilità verso ogni segnale che richiami quelle esperienze passate.

La difficoltà che descrive nel vivere serenamente le situazioni sociali, il timore costante, le discussioni che si ripetono, non parlano di una reazione eccessiva o immotivata. Parlano di una fiducia che è stata ferita e che non ha ancora trovato il tempo e le condizioni per essere ricostruita. Quando la fiducia viene meno, la mente rimane in allerta, cercando di prevenire un nuovo dolore.

È utile distinguere due piani.
Il primo riguarda lei: l’autostima, che nel tempo si è indebolita. Il sentirsi “non abbastanza” e il percepire mancanze estetiche importanti non nasce da una reale inadeguatezza, ma dal vivere a lungo in una relazione in cui il confronto e il dubbio sono diventati centrali. Questo peso non dovrebbe ricadere solo su di lei.

Il secondo piano riguarda la relazione. Tornare a fidarsi non è una decisione che può prendere da sola. La fiducia si ricostruisce solo se l’altra persona è disposta a riconoscere fino in fondo il dolore causato, a essere coerente e trasparente nel tempo e ad accogliere le sue paure senza sminuirle o attribuirle esclusivamente all’ansia. Se il messaggio implicito è che il problema sia solo suo, il rischio è che finisca per colpevolizzarsi per reazioni che hanno invece basi molto concrete.

Forse, più che chiedersi come tornare a fidarsi, potrebbe essere utile domandarsi se oggi questa relazione le permette di sentirsi al sicuro, ascoltata e rispettata nel suo vissuto. Vale la pena chiedersi cosa sta sacrificando di sé per mantenere questo legame e se il dolore che prova trova davvero uno spazio di accoglienza.

Non c’è una risposta immediata né una scelta obbligata. Ma è importante ricordare che una relazione, anche quando è amata profondamente, non dovrebbe farla sentire costantemente in difetto, in competizione o in allarme. Prendersi cura di sé, anche attraverso un supporto esterno, può aiutarla a ritrovare maggiore stabilità; allo stesso tempo, è legittimo interrogarsi se questo rapporto sia in grado di sostenere questo percorso insieme a lei.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Salve Luisa,

Dalle sue parole si comprende la sofferenza causata dalla situazione che sta vivendo e probabilmente non sarà stato facile nemmeno fare questo passo verso una richiesta d'aiuto.
Se questa situazione va avanti da molto tempo, può essere possibile che ora si è arrivati ad un momento in cui si cerca un cambiamento o, semplicemente, un modo per stare meglio.
Vivere una situazione in cui si ama molto l'altro, ma non si ha la fiducia verso quest'ultimo può essere molto pesante, anche per le risorse personali che si usano nel sostenere questo peso.
In una relazione emergono delle dinamiche uniche, legate ai vissuti e alla personalità di due persone distinte che si sono scelte, il che sicuramente porta a esperienze felici, ma può anche creare conflitti e situazioni spiacevoli.
La riposta su come potersi comportare in certe situazioni può derivare da se stessi e da ciò che si sente più giusto.

Se ciò che sta vivendo la porta a provare molto disagio e sente di non sapere come risolvere la situazione, può essere utile intraprendere un percorso psicologico, per essere supportati in un momento di difficoltà o per tornare a stare bene con se stessa.

Un caro saluto
Dott.ssa Camilla Boccanera

Dott.ssa Camilla Boccanera

Dott.ssa Camilla Boccanera

Ancona

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Buonasera, la situazione che descrive è davvero delicata e capisco quanto dolore, confusione e frustrazione stia provando. Da quello che scrive, emerge chiaramente che il trauma della menzogna e del tradimento ha avuto un impatto profondo sulla sua autostima e sulla capacità di fidarsi, e questo è perfettamente comprensibile. Non si tratta di “debolezza” o di esagerazione: il suo corpo e la sua mente stanno reagendo a un’esperienza che ha minato la sicurezza emotiva che si era costruita.

Ci sono alcuni punti chiave da considerare:

  1. Il suo vissuto è valido: sentirsi insicura, gelosa o costantemente in ansia non è colpa sua. Il dolore nasce dal contrasto tra ciò che lei desiderava (una relazione sicura, basata sulla fiducia) e la realtà dei comportamenti del partner.

  2. La fiducia va ricostruita gradualmente: quando la menzogna entra in una relazione, la fiducia non può tornare automaticamente. Ci vuole tempo, coerenza e azioni concrete da parte del partner per dimostrare affidabilità. Non basta dire “mi dispiace” o promettere cambiamenti: serve un percorso reale e visibile, senza ambiguità o comportamenti che alimentano dubbi.

  3. Lavorare sulla propria autostima: è naturale collegare il comportamento del partner a presunti “difetti” personali, ma lei merita di ricordare che il valore personale non dipende dal fatto di essere osservata o meno da lui o da altri. Lavorare su accettazione e cura di sé, eventualmente con il supporto di un professionista, è essenziale per ritrovare un equilibrio emotivo.

  4. Gestione dell’ansia e dei pensieri ricorrenti: quando l’ansia la porta a rimuginare sugli episodi passati o a interpretare ogni sguardo come un tradimento, è utile imparare strategie di distanziamento cognitivo e comunicazione assertiva. Questo non elimina il dolore, ma riduce la spirale di accuse e discussioni quotidiane, permettendo di vedere la relazione con maggiore chiarezza.

  5. Decisione consapevole sul futuro della relazione: a volte l’amore non basta a mantenere un legame sano se manca la fiducia e il rispetto reciproco. Vale la pena chiedersi se il partner sia disposto a lavorare concretamente per ristabilire fiducia, o se continuare a vivere in costante ansia e dubbio.

Dal mio punto di vista, un percorso di supporto psicologico individuale potrebbe aiutarla a elaborare il dolore, a ricostruire autostima e sicurezza, e a prendere decisioni più serene. Allo stesso tempo, se il partner accetta, un percorso di coppia può essere utile solo se c’è reale impegno da entrambe le parti a modificare comportamenti e dinamiche tossiche. Rimango a disposizione, un saluto!

 

 Gloria Simoni

Gloria Simoni

Pistoia

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Buongiorno Luisa, da ciò che lei scrive appare chiaro che nella sua relazione lei vive sentimenti molto contrastanti. La relazione affettiva e sentimentale dovrebbe essere quella relazionale e quel luogo interiore e interpersonale dove ci si sente al sicuro. Se questa condizione non si verifica è necessario considerare tutti quei fattori che la portano ad accettare una simile condizione. Da ciò che scrive sembra che lei stia "condividendo" il suo compagno con altre donne. È una situazione che lei può accettare? Se nella relazione viene meno la fiducia, non ci sono le basi per costruire nessun legame duraturo. L'idillio dei primi periodi è ciò che continua a tenerla aggrappata a questo legame, ma è una situazione deleteria per lei e che getta le premesse per altri generi di comportamenti irrispettosi. La invito ad osservare se ci sono anche atteggiamenti lievemente prevaricanti dal punto di vista psicologico... Probabilmente lei è una donna molto sensibile e soffre ogni volta che appare un comportamento disattento o indifferente verso di lei. Lei merita una relazione appagante e se questa non lo è opportuno fermarsi a riflettere se è davvero ciò che vuole. Forse non è il suo caso, ma col tempo si potrebbe profilare una situazione di vero e proprio abuso psicologico. Ci si scivola dentro lentamente senza rendersene conto... 

Potrebbe essere utile riflettere sulla sua situazione affettiva con una/un terapeuta esperta/o nelle relazioni sbilanciate dal punto di vista del potere.

Se ritiene che la sua relazione sia poi molto sbilanciata e contrassegnata da comportamenti palesemente prevaricanti del suo partner, può rivolgersi ad un Centro Antiviolenza (CAV). Ad Ancona c'è il CAV provinciale. Lo trova in rete o chiamando il numero 1522.

La saluto e spero di esserle stata d'aiuto 

Dott.ssa Orietta Savelli

Dott.ssa Orietta Savelli

Ancona

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