Lui guarda le altre e ne soffro tanto

Luisa

Salve, sono in una relazione da ormai quasi due anni. All’inizio mi sentivo sicura, scelta e mi trovavo bella. Andando, però, avanti nella relazione, sono emerse a poco a poco delle bugie che mi sono state dette sin dall’inizio della nostra relazione, anche nel periodo in cui uscivamo e ci sentivamo (periodo in cui mi è stato fatto credere di essere speciale, unica e importante, parole da lui dette, e periodo in cui mi è stato fatto presente che non voleva farmi soffrire ma bensì trattarmi con cura, quando nel mentre se la faceva con altre ed ha fatto quindi l’opposto). Queste bugie hanno minato fortemente la mia fiducia nei confronti di questa persona ed, essendoci di mezzo altre donne, ho iniziato a sviluppare un’insicurezza, che è andata crescendo sempre di più, concretizzandosi giorno per giorno, vedendo come lui fosse attratto da ogni ragazza che gli stava attorno, maggiormente se poco vestita. Ad oggi mi ritrovo in balia di questa situazione da mesi, dove la mia insicurezza e la mia paura mi rendono impossibile vivere serenamente ogni tipo di situazione sociale in cui lui sia presente. Mi sento costantemente non abbastanza, essendo che l’ho sempre visto osservare donne diverse da me, ho iniziato a pensare di avere delle mancanze estetiche importanti e di non essere minimamente attraente. Questo ha generato una serie di discussioni quasi giornaliere, che partono da mie accuse che lui stia guardando altre donne. Io so che molto spesso è la paura a farmi vedere le cose e che l’ansia gioca a suo favore, facendomi ricordare tutte le volte che mi sono state fatte queste cose e che lui mi ha mentito, e mi dispiace tantissimo puntare il dito contro la persona che più amo al mondo, ma io ad oggi non so come posso ritornare a fidarmi. Cosa dovrei fare?

3 risposte degli esperti per questa domanda

Salve, la chiarezza e lucidità con cui ha descritto quello che sta vivendo mi permette di comprendere quanta sofferenza le sta procurando, una sofferenza che scaturisce da un’esperienza relazionale in cui la fiducia è stata ripetutamente incrinata. Quando all’inizio di una relazione vengono date parole importanti e rassicuranti e poi, nel tempo, si scopre che quelle parole non erano accompagnate da comportamenti coerenti, è naturale che il senso di sicurezza personale e il valore di sé ne risentano profondamente. In questo momento, il suo corpo e la sua mente stanno cercando di proteggerla, tenendo alta l’attenzione e riattivando il dolore ogni volta che si trova in situazioni sociali simili a quelle in cui è stata ferita. Questo però, nel tempo, la sta portando a vivere in uno stato di allarme costante e a mettere in discussione il suo valore personale, come se ciò che è accaduto dicesse qualcosa su di lei e non sulle responsabilità dell’altro. Recuperare la fiducia non è qualcosa che può avvenire solo con uno sforzo interno suo o con il “razionalizzare” che forse sta esagerando. La fiducia è un processo relazionale e richiede comportamenti chiari, continui e riparativi da parte del partner. Allo stesso tempo, è importante distinguere ciò che oggi è paura alimentata dall’ansia da ciò che è un segnale che la relazione, così com’è, continua a farle male. Chiedersi se questa relazione, nelle condizioni attuali, la fa sentire "più piccola" o se sta in qualche modo riattivando qualcosa del suo passato in cui è già sentita insicura o svalutata in una relazione.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a rimettere al centro se stessa, il suo valore e i suoi confini, lavorando sia sulla ferita della fiducia e focalizzando la sua storia personale, sia sull’immagine di sé che si è progressivamente incrinata.. non per convincerla a restare o ad andare via, ma per permetterle di scegliere da una posizione più stabile, meno guidata dalla paura di non essere abbastanza e più dal rispetto per ciò di cui ha bisogno per stare bene.. un caro saluto.

Dott.ssa Elena Santinelli

Dott.ssa Elena Santinelli

Dott.ssa Elena Santinelli

Ancona

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Grazie per la condivisione, la situazione che descrive indica un processo di erosione della fiducia che non nasce da una sua fragilità, ma da esperienze relazionali caratterizzate da incongruenze, omissioni e comportamenti che hanno attivato in lei un senso di minaccia.
Prima di interrogarsi su come "tornare a fidarsi" può essere utile esplorare cosa per lei definisce sicurezza e quali confini sono stati oltrepassati e/o quali condizioni sarebbero necessarie affinché il suo sistema emotivo possa tornare a funzionare senza allarme costante.

Dare un nome a  tutto questo è un passo importante, significa riconoscere che qualcosa dentro di lei sta chiedendo chiarezza.

Dott.ssa Antonella Catalano

Dott.ssa Antonella Catalano

Ancona

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Gentile Luisa, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così doloroso. Da ciò che racconta emerge una sofferenza che ha radici profonde e comprensibili. All’inizio della relazione si sentiva scelta, vista, valorizzata; quando un legame nasce in questo modo, è naturale abbassare le difese e affidarsi. Le bugie che sono emerse nel tempo, soprattutto perché legate all’inizio della relazione e alla presenza di altre donne, hanno però incrinato qualcosa di molto delicato: non solo la fiducia nell’altro, ma anche il modo in cui ha iniziato a guardare se stessa.
Scoprire che, mentre le veniva detto di essere speciale, esisteva una realtà diversa, lascia una ferita che va oltre l’evento in sé. Colpisce il senso di autenticità del legame e può generare il dubbio di non essere stata davvero scelta. In questo contesto è comprensibile che siano nate insicurezze, confronti continui e una forte sensibilità verso ogni segnale che richiami quelle esperienze passate.

La difficoltà che descrive nel vivere serenamente le situazioni sociali, il timore costante, le discussioni che si ripetono, non parlano di una reazione eccessiva o immotivata. Parlano di una fiducia che è stata ferita e che non ha ancora trovato il tempo e le condizioni per essere ricostruita. Quando la fiducia viene meno, la mente rimane in allerta, cercando di prevenire un nuovo dolore.

È utile distinguere due piani.
Il primo riguarda lei: l’autostima, che nel tempo si è indebolita. Il sentirsi “non abbastanza” e il percepire mancanze estetiche importanti non nasce da una reale inadeguatezza, ma dal vivere a lungo in una relazione in cui il confronto e il dubbio sono diventati centrali. Questo peso non dovrebbe ricadere solo su di lei.

Il secondo piano riguarda la relazione. Tornare a fidarsi non è una decisione che può prendere da sola. La fiducia si ricostruisce solo se l’altra persona è disposta a riconoscere fino in fondo il dolore causato, a essere coerente e trasparente nel tempo e ad accogliere le sue paure senza sminuirle o attribuirle esclusivamente all’ansia. Se il messaggio implicito è che il problema sia solo suo, il rischio è che finisca per colpevolizzarsi per reazioni che hanno invece basi molto concrete.

Forse, più che chiedersi come tornare a fidarsi, potrebbe essere utile domandarsi se oggi questa relazione le permette di sentirsi al sicuro, ascoltata e rispettata nel suo vissuto. Vale la pena chiedersi cosa sta sacrificando di sé per mantenere questo legame e se il dolore che prova trova davvero uno spazio di accoglienza.

Non c’è una risposta immediata né una scelta obbligata. Ma è importante ricordare che una relazione, anche quando è amata profondamente, non dovrebbe farla sentire costantemente in difetto, in competizione o in allarme. Prendersi cura di sé, anche attraverso un supporto esterno, può aiutarla a ritrovare maggiore stabilità; allo stesso tempo, è legittimo interrogarsi se questo rapporto sia in grado di sostenere questo percorso insieme a lei.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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