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Si parla di autolesionismo quando una persona si causa del male in modo deliberato, ripetitivo, impulsivo ma non letale. Le modalità più frequenti sono: tagliarsi, graffiarsi, strapparsi croste o interferire con la guarigione di ferite, bruciarsi, pizzicarsi, provocarsi infezioni, inserire oggetti in ferite, procurarsi lividi e ferite, strapparsi i capelli, sbattere la testa o altre parti del corpo contro il muro, e altre forme di dolore fisico auto inflitto.

L’età di esordio di questa patologia è la pubertà ed essa colpisce maggiormente le donne, che hanno perlopiù un alto quoziente intellettivo ma un livello di autostima molto basso.

Questo disturbo si può osservare anche nei bambini come comportamento ossessivo-compulsivo, tramite morsi o percosse, ma l’età in cui è più frequente è l’adolescenza. L’autolesionismo è segno di un disagio profondo che può essere associato a varie situazioni cliniche. In corso di depressione, quando può addirittura sfociare in tentativi di suicidio, infatti l’autolesionismo è un comportamento parasuicidario, viene cioè utilizzato per farsi del male ma senza la finalità di uccidersi. In adolescenza possono esserci tentativi di suicidio a scopo dimostrativo, cioè con valenza comunicativa, quindi con lo stesso significato di tagli o bruciature. Di norma l’adolescente cerca di minimizzare e nascondere le ferite, si giustifica trovando scuse come incidenti o graffi di animali, allo stesso tempo egli lancia una richiesta di aiuto di cui le cicatrici sono i segni evidenti.

Il comportamento autolesionistico è molto frequente, nella bulimia nervosa, esiste infatti, una sindrome definita Bulimia Multimpulsiva, in cui si ripetono comportamenti legati all’assenza di controllo degli impulsi, come appunto l’autolesionismo. In genere può essere associato ad altri comportamenti disfunzionali quali furti, guida pericolosa, vomito autoindotto etc. L’adolescente autolesionista riferisce di avere una sensazione di vuoto interiore, di anestesia e incapacità di sentire emozioni o esprimere i propri sentimenti, soprattutto legate alla rabbia e alla tristezza.

C’è da dire che nel disturbo del comportamento alimentare, molto spesso l’autolesionismo assume il significato di “sentire” il proprio corpo, che è vissuto dall’adolescente come un’entità astratta. Spesso si tratta di comportamenti che servono a mitigare le proprie emozioni, ad alleviare un senso di sofferenza psicologica infatti, dopo essersi fatte del male, le donne affermano di sentirsi meglio, più rilassate.

Diventa quindi, un comportamento indispensabile, si struttura col tempo una vera e propria Dipendenza, qualcosa di cui non si può fare a meno. Le persone autolesioniste spesso parlano di se stesse in termini di odio, disprezzo e totale mancanza di amor proprio.

Si tratta quindi, di una modo disfunzionale di controllare e gestire i propri stati d’animo come la rabbia, la tristezza, l’angoscia, l’ansiaIn qualsiasi epoca della vita l’autolesionismo si manifesti, bisogna intervenire con un sostegno terapeutico adeguato, cercando di capire le motivazioni che spingono la persona a farsi del male,, le emozioni e sentimenti inconsci che mantengono in piedi questa dipendenza. La terapia può essere sia psicofarmacologica che psicoterapica. Generalmente si associano entrambi gli interventi.

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