Crisi di coppia. Violenza reciproca. Rabbia e paura. Post partum.

Maria

Buonasera, sono una donna di 32 anni, sposata e con un figlio di tre. La mia vita è una nave che cola a picco. Ho avuto problemi in gravidanza, un parto difficile, violenza ostetrica, non sto qui a spiegare, poi sono rientrata subito a lavoro perché volevo, e sono stata attaccata da tutti. Mi sento arrabbiata, in colpa, usata e ingannata al tempo stesso. Amo mio figlio, ma sto male. Mio marito mi ha sostenuta e aiutata, poi si è allontanato. Mi sono allontanata anche io. Abbiamo iniziato a litigare. Ora ho un estraneo per casa, che non so più se amo o meno, e lo ho amato moltissimo, non ci guardiamo più, neanche parliamo se non per litigare e il nervosismo ricade sul bimbo. Io e mio marito siamo anche andati alle mani più di una volta ed ho iniziato io per prima ad alzare le mani. Io lo ho odiato mio marito per i problemi avuti durante il parto, perché se lui non fosse esistito io non mi sarei mai trovata in quella situazione. E poi lui si è preso solo il buono. Io la sofferenza, lui un figlio che lo adora più di quanto adora me. Non è giusto. Io ho favorito il loro rapporto perché avevo un padre straordinario che ho perso da poco, ma ora mio marito mi suscita rabbia, a volte penso di odiarlo. A volte gli dico di separarci e lui non vuole. A volte penso che non sarei in grado di gestire tutto da sola. A volte vorrei che ci amassimo ancora. Però siamo anche arrivati alle mani. Ed è grave. Una persona mi ha detto che se continuo così con lui prima o poi mi ammazzerà, che siamo tutti potenziali assassini. Ed ora ci penso ed ho paura. Si ho paura, anche di non essere lucida, di non capire le situazioni e non prevenire. Anche se ho iniziato io a menare. È sbagliato anche da parte mia, ma io peso trenta kg in meno, è chiaro che avrei la peggio. Ad oggi non è successo nulla di importante. Ma non mi fido più. Nessuno mi dà ragione di quelli con cui parlo. Stranamente mi ha dato ragione mia suocera che mi odia da sempre e ora mio marito è arrabbiato con lei e con me. In passato, prima del matrimonio, abbiamo litigato di brutto come ora proprio per lei che non voleva stessimo assieme e convivessimo e il figlio non riusciva a staccarsi da lei perché si sentiva in colpa visto che il padre non c'è. Ma poi avevamo risolto. Io ora sono sola, avevo solo lui. Ora nessuno. Ho una madre a cui da sempre non frega nulla di me. Ed un figlio di cui occuparmi e che vorrei crescere bene. Cosa devo fare? Datemi qualche dritta. È colpa mia, di mio marito, sono violenta io? Lui? Entrambi? Siamo dei matti, con un figlio piccolo, poverino? Dobbiamo lasciarci? Si può risolvere? È vero che siamo tutti potenziali assassini? Ed una persona con un carattere focoso lo è? Non so che fare, forse aveva ragione mia suocera che diceva che non mi dovevo sposare e fare figli, che non sono buona, che mi piace il lavoro ed andare in giro. Con una donna vera sarebbe andato tutto bene, lui non sarebbe arrabbiato e lei gli avrebbe fatto tanti figli e li avrebbe cresciuti. Ho solo voglia di farla finita a volte. Io non volevo finisse così la mia vita, io sola, con un marito che ho perso, ad andare alle mani, perché se inizio io mica è meglio, magari qualche volta succede una disgrazia. E il bimbo resta solo, poveretto ad avere due genitori così. Era meglio fossi morta. Ma se ne può uscire, magari tutti insieme? Aiutatemi. Grazie e scusatemi.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo quanto possa essere difficile convivere con questa situazione riportata. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono in atto la sofferenza impedendole il benessere desiderato.

Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale connesso con la genesi della sofferenza in atto.

Resto a disposizione, anche online.

Cordialmente, dott FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice

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Roma

Il Dott. Francesco Damiano Logiudice offre supporto psicologico anche online

Gent.ma Sig.ra Maria,

la sua storia evidenzia indubbiamente un disagio psicoemotivo intenso che sfocia in aggressività incontenibile pertanto sarebbe necessario affrontare un percorso riabilitativo per mettere ordine alle sue sensazioni e percezioni e per determinare un cambiamento necessario ai fini del miglioramento della sua qualità di vita. Posso dirle che l'aggressività è la prima cosa che bisognerebbe affrontare per ridurla drasticamente altrimenti non si va da nessuna parte. Capisco che è una reazione derivante da uno stato di stress, ma non è la reazione giusta a risolvere i problemi, anzi riesce solo a peggiorarli. Capisco pure che non è facile perchè si è probabilmente creata una specie di "abitudine". Per questo è difficile farcela da soli ed è necessario che si faccia aiutare da un professionista che può trovare in ambito privato oppure rivolgendosi ad un consultorio e affidandosi al professionista le consiglio di ascoltarlo e non farsi prendere dai dubbi circa la sua capacità di aiutarla. Non le nascondo che la strada potrebbe essere in salita, ma è necessario che si sforzi di aderire al percorso indicato dalla persona che si prenderà carico della sua situazione. Auguri.

Dott. Venanzio Clarizio

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Bari

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