I miei genitori sono il problema o sono io?

Francesca

Mia madre, da quando sono piccola, mi picchia: non da lasciare lividi o uscire sangue, ma lo fa. Mio padre di meno. Ora ho 18 anni e non capisco se è normale o no che i miei genitori mi picchino, ma non per cose serie tipo fumare, bere, gravidanze o crimini e cose illegali, ma per lo studio, per mancanza di rispetto (non gravi, tipo parolacce o bestemmie). Loro dicono il “tono”.

Il motivo più vecchio che io ricordi era quando mia madre tornò dall’incontro scuola-famiglia e mi picchiò perché non facevo i compiti. Quarta elementare. Ha sempre avuto atteggiamenti aggressivi con me e le mie tre sorelle, esagerati a parer mio. Aveva uno sguardo da pazza o, certe volte, se si metteva a fare i compiti con me e sbagliavo le cose, mi picchiava, gridava e una volta mi ruppe la copertina del libro di geostoria.

E questo succede ogni volta che sbaglio qualche piccola cosa, tipo il check-in dell’aereo che doveva prendere non era andato a buon fine e io non l’avevo visto: si è incazzata e mi ha picchiato, ma alla fine l’aereo l’ha preso. Avevo 14 anni.

Ne ho parlato con lei delle cose successe alle elementari e lei mi ha giustificato le violenze come un suo, diciamo, sfogo, perché lei subito dopo il lavoro si metteva vicino a me ad aiutarmi. Probabilmente ho qualche trauma ora o ho l’ADHD, ripensandoci.

All’età di 18 anni, la mia età ora, mi ha detto: “Se non passi il test a numero chiuso dell’università tu te ne torni a casa, decido io per te l’università, nessun piano B”, e mi ha picchiato recentemente perché non volevo ascoltare i suoi consigli su come prepararsi al test.

Ogni volta mi rinfaccia le cose che lei HA PAGATO per me. Solo pagato. Lei non è anaffettiva, ma pretende troppo da me e io devo essere sempre perfetta. Ho pensato più volte di suicidarmi pensando che con me i suoi problemi si sarebbero alleviati. Forse sono io il problema. Io so di sbagliare a volte, ma non mi sembra di meritare ciò che lei mi fa.

Mi sa che ho bisogno di aiuto. Volevo andarmene di casa, ma poi finirei sotto ai ponti e quindi sono rinchiusa qui. Mio padre certe volte mi difende, ma altre volte mi fracassa come lei. Forse i miei genitori non dovevano avere figli.

Poi si lamentano che loro lavorano e lei stira, lava, cucina. Io la aiuto, ma non sembra abbastanza. Ma io devo pur studiare, perché poi rimane delusa dai miei voti e tempo fa lei mi picchiava anche per questo. Io non ce la faccio più, ma perché ha deciso di avere figli se poi ci deve trattare in questo modo.

3 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Francesca, le botte non hanno nulla di educativo. I suoi genitori probabilmente non hanno altre strategie ma questo ha minato la sua serenità e autostima. SI faccia aiutare, vada in consultorio dove trova dei bravi professionisti e l'intervento è gratuito, magari riescono a vedervi anche insieme. Provi anche a trovare un piccolo lavoro per le sue necessità in modo da cominciare a dipendere meno dalla sua famiglia. Università e lavoretto è un'accoppiata che generalmente è sostenibile. 

Le auguro ogni bene

Michela Romano

psicologa psicoterapeuta 

Dott.ssa Michela Romano

Dott.ssa Michela Romano

Vicenza

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Cara Francesca

le domande che si sta facendo sono legittime,  Quando si cresce in un contesto in cui si ricevono comportamenti aggressivi da parte dei genitori è normale provare emozioni contrastanti: da un lato il senso di colpa e il dubbio di essere “il problema”, dall’altro rabbia e dolore per ciò che si subisce. Tenere insieme questi vissuti è faticoso, ma chiedersi cosa sta succedendo e cercare di capirlo è già un primo passo importante. Davanti a esperienze così dure, dentro di noi può attivarsi una spinta verso l’autodistruzione — come mostrano i pensieri di farsi del male che racconta — oppure la possibilità, altrettanto reale, di trasformare questa sofferenza in qualcosa di creativo e vitale, che la aiuti a costruire un modo diverso di stare al mondo. Come dice una canzone, “dal letame nascono i fiori”: anche da situazioni brutte e dolorose può nascere qualcosa di buono.

Se sente di aver bisogno di aiuto, sono disponibile a prenderla in carico con un prezzo simbolico, per offrirle un luogo protetto in cui parlare liberamente e capire passo dopo passo cosa le sta succedendo e quali risorse creative può attivare.

Con affetto 

Dott Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Venezia

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Buongiorno Francesca, quello che descrivi non è normale. E non perché lo dica un manuale, ma perché quando un genitore usa le mani ogni volta che è frustrato, stanco o arrabbiato, sta scaricando qualcosa che non riesce a gestire. E tu non sei nata per essere il contenitore della rabbia di tua madre. Mi ha colpito una cosa: tu continui a chiederti se sei tu il problema. Questa domanda di solito se la fa chi è cresciuto sentendosi sempre “troppo” o “non abbastanza”. Troppo lenta, troppo distratta, troppo con il tono sbagliato. Mai semplicemente ok così.
Essere picchiata per i compiti in quarta elementare. Per un check-in andato male. Per un test universitario. Non sono situazioni di pericolo. Sono errori, normali errori. Il fatto che tua madre dica che era uno “sfogo” dice molto: quando una persona si sfoga su qualcun altro più piccolo o più dipendente, quella non è educazione, è perdita di controllo.
E tu sei rimasta lì, a cercare di essere perfetta per evitare che succedesse di nuovo. È una cosa che fanno tanti figli in situazioni così: diventano iper-responsabili, iper-attenti, cercano di prevedere l’umore del genitore. È faticosissimo vivere così.
Quando scrivi che hai pensato di toglierti la vita perché magari senza di te starebbero meglio… quella è una frase che nasce da un senso di peso. Come se la tua esistenza fosse un problema da risolvere. Ma il fatto che un adulto non sappia gestire le proprie emozioni non significa che tu sia un errore.
E no, non meriti di essere picchiata perché a volte sbagli o rispondi con un tono che a lei non piace. Nessuno merita questo.
Capisco anche la parte pratica: “me ne vado e finisco sotto i ponti”. A 18 anni, senza indipendenza economica, è spaventoso. Quindi non è questione di scappare domani. È questione di iniziare a costruire una via d’uscita graduale, concreta.
Ti dico una cosa con molta serietà: i pensieri suicidari non sono un capriccio, sono un segnale che sei satura. Se tornano forti, non tenerli solo dentro la testa. In Italia puoi chiamare il 112 in emergenza oppure il Telefono Amico (02 2327 2327). Non è drammatizzare, è proteggerti.
Non ti faccio diagnosi. Non so se hai ADHD, non so se hai un trauma. So però che crescere con aggressività ripetuta cambia il modo in cui ti senti dentro. Ti fa dubitare di te. Ti fa pensare che forse sei tu la causa.
Da quello che scrivi, io vedo una ragazza che studia, aiuta in casa, si mette in discussione, prova senso di colpa, cerca di capire. Non vedo una figlia “sbagliata”. Vedo una figlia che ha cercato di sopravvivere emotivamente in un ambiente difficile.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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