Dipendenza da cibo

Dipendenza da cibo (BED)

La dipendenza da cibo è considerata come un desiderio disadattivo di appagamento ed una perdita di controllo del comportamento.

L’esperienza soddisfacente associata all’assunzione del cibo può spingere a mangiare in assenza di reali necessità metaboliche.

Le caratteristiche della dipendenza da cibo sono correlate ad una alimentazione eccessiva, fuori controllo dietro spinta emotiva, fissazione sul cibo, interesse eccessivo per il peso corporeo.

Il BED è caratterizzato da episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata ( assunzione di quantità elevate di cibo in periodi limitati) in genere dopo astensione o privazione, senza tentativi di compensazione per controllare il peso.

I soggetti con BED presentano livelli elevati di affettività negativa, difficoltà nella regolazione delle emozioni, minore autostima e più frequenti disturbi psicopatologici dell’alimentazione ( Gearhadt et al, 2013), tendenza allo stress. Questi dati indicano che i soggetti con dipendenza da cibo possono adottare l’assunzione eccessiva degli alimenti come una strategia di coping degli stress emotivi intensi. Anche la relazione tra dipendenza da cibo e alti livelli di impulsività è degna di nota.  Alti livelli di impulsività possono indurre comportamenti immediatamente gratificanti, nonostante la consapevolezza di conseguenze negative. L’impulsività può essere particolarmente problematica per quanto riguarda il cibo data l’abbondanza di alimenti appetibili e vari, pubblicizzati e commercializzati in modo da favorire la massima convenienza.

Il trattamento ideale prevede un’integrazione di più approcci:

Psicoterapia cognitivo comportamentale attraverso cui trattare le disfunzioni emotive, i comportamenti disadattivi ed i processi cognitivi alterati con un approccio mirato, volto  a sostituirli con comportamenti adattivi e processi cognitivi consoni.

Redazione di un diario degli eventi significativi e dei sentimenti, pensieri e comportamenti associati.

 Si prevedono tre fasi:

1) Approccio al paziente per stabilire una relazione terapeutica ed informarlo sulla terapia;

2) Sostituzione di un alimentazione incontrollata con abitudini regolari attraverso il supporto di un nutrizionista. Individuazione e lavoro sulle  preoccupazioni relative all’immagine corporea, distorsioni cognitive tra cui il ragionamento dicotomico ( tutto o nulla), scarsa autostima, perfezionismi estremi.

3) Mantenimento dei progressi ottenuti

 

DBT ( Dialectical Behavior therapy):

questo approccio parte dal presupposto che le persone con BED siano incapaci di gestire la propria affettività ed utilizzano il cibo come mezzo per evitare gli stress emotivi. Obiettivo è quello di educare la persona a regolare questi stati emotivi in modo da ridurre la dipendenza da cibo.  

Si interviene sulla:

1) Consapevolezza  emotiva : concentrarsi sulle proprie emozioni e cercare di capire come il cibo interrompa o distragga da stati d’animo spiacevoli, mantenendo il ciclo dell’alimentazione incontrollata e di inconsapevolezza emotiva. Tenere un diario dei propri pensieri e dei cibi assunti per migliorare la consapevolezza.

2) Accettazione emotiva/tolleranza allo stress: una volta identificate le emozioni, il tentativo di tollerare questi stati d’animo comporta ansia e pulsioni all’alimentazione .Normalizzare queste esperienze mettendo appunto strategie di gestione delle sensazioni quando diventano insopportabili ( chiamare un’amica, fare passeggiate).

3) Ricordarsi che l’emozione è uno stato d’animo destinato a passare , “scivolare sulle pulsioni”.

4) Riconoscere le eventuali difficoltà nelle relazioni.

 

Terapia familiare

Counseling nutrizionale.

E’ utile tenere un diario dei pasti in modo da distinguere l’appetito e la sazietà su base fisiologica ed emotiva, i Cibi assunti, il livello di sazietà appetito e gli stati emotivi associati.

 

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