Dipendenze

La dipendenza affettiva: nè con te, nè senza di te

13 Febbraio 2019

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LA DIPENDENZA AFFETTIVA: NE’ CON TE, NE’ SENZA DI TE:  

Amatevi l’un l’altro, ma dell’amore non fatene un vincolo:lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento tra le sponde delle vostre anime (K.Gibran).

Tra le dipendenze, la dipendenza affettiva è quella più silente, spesso camuffata dall’illusione di una forte passione, di un amore smisurato che tutto giustifica e permette all’altro. Oggi, più che mai, è importante interrogarsi su queste dinamiche affettive spesso alla base dei reati di femminicidio, nei casi più estremi, o di violenze psicologiche e fisiche  in cui si rimane intrappolati  per lungo tempo senza capirne il perché.

Cos’è, dunque,  la dipendenza affettiva?

Nella “dipendenza” affettiva, come nei casi di dipendenze da sostanze (ad es., droga, alcol, tabacco), il soggetto non può rinunciare (pena “la crisi d’astinenza”) all’oggetto amato, ma anzi, con il passare del tempo, richiede “dosi” di presenza o vicinanza sempre maggiori.

Anthony Giddens (1995) distingue, a tal proposito, tre principali caratteristiche della love addiction connotandola come una vera e propria forma di dipendenza:

  • l’ebbrezza
  • l’astinenza
  • la tolleranza

Il copione segue uno schema ben preciso che non prevede alcuna reciprocità all’interno della  relazione: uno insegue e l’altro fugge! E così l’altro diventa qualcuno da inseguire, da convincere, da controllare, da possedere.

In queste storie dannose non c’è libertà, non c’è rispetto, non c’è amore. C’è,invece, il bisogno estremo dell’altro, la lotta per il potere e, a volte, anche la violenza fisica e psicologica. C’è fame dell’altro, una fame che divora e fagocita dove l’altro viene vampirizzato ma mai visto per quello che realmente è perché idealizzato. L’altro sembra possedere tutte le qualità di cui il dipendente affettivo si sente sprovvisto oltre ad avere il potere assoluto sul suo benessere o malessere. 

I vissuti e i comportamenti attraverso cui si manifesta la dipendenza affettiva sono:

  • Paura di essere inadeguati a meritare o mantenere un importante legame affettivo.
  • Senso generale di disistima in se stessi.
  • Idealizzazione della persona amata, la cui sola vicinanza è in grado di fornire benessere.
  • Sottomissione e tolleranza verso gli aspetti “negativi” della persona amata.
  • Tendenza ad assumersi le colpe nelle crisi di rapporto
  • Riduzione progressiva dei contatti affettivi e sociali a favore del rapporto di dipendenza.
  • Dolore angoscioso ad ogni separazione o possibile abbandono.

Proviamo ad individuare alcune delle cause di questo tipo di sofferenza. Nella storia delle persone che soffrono di questo tipo di dipendenza, vi sono spesso dei genitori che non hanno soddisfatto i loro bisogni infantili, che sono stati vissuti come poco disponibili a livello affettivo-emotivo. In questi casi, i bambini  imparano a limitare i loro bisogni emotivi poiché si generano pensieri del tipo: “I miei bisogni non hanno importanza o sono troppo faticosi per l’altro”o “non sono degno di essere voluto bene”.


Ma quali sono le ripercussioni sulla vita affettiva in età adulta?  I bisogni emotivi insoddisfatti all'interno del legame significativo infantile con i propri genitori,  verranno rivissuti all’interno della relazione di coppia  e, in generale , nella relazione con l’altro.  Si  dipenderà dagli altri per quanto concerne il proprio benessere psico-fisico e la soluzione dei problemi, si vivrà nella paura di essere rifiutati,  si eviterà il dolore, non  si avrà fiducia nelle proprie capacità e  ci si giudicherà come persone non degne d’amore.

Allo stesso tempo, più una relazione dovrà rispondere ad esigenze basilari di protezione e di sicurezza, tanto più questo legame diverrà indispensabile per il proprio benessere e più forte sarà il timore di poterlo perdere.

Ma cosa induce il dipendente affettivo a mantenere una relazione insoddisfacente?

Non è il piacere per le proprie sofferenze che motiva il dipendente a mantenere una relazione insoddisfacente, bensì l’opposto: la speranza inconsapevole cambiare l’altro per poter  curare una vecchia ferita, per sentirsi finalmente amati.

Tale bisogno induce il dipendente a ricercare una fusione totale col partner rinunciando a se stesso e alla propria autonomia personale.

Si stabilisce un’appartenenza totale al proprio partner, si perde la propria intenzionalità per timore di una differenziazione dall’altro, di un possibile abbandono, della perdita dell’altro come regolatore del proprio Sé e del proprio benessere.

Per tale motivo, quasi mai l’Altro è visto per quello che è ma piuttosto è immaginato come sarebbe qualora si lasciasse finalmente amare. È di questa immagine illusoria e idealizzata che il dipendente si innamora, senza accorgersi che dietro tale mascheramento, si nasconde il volto del genitore da cui si è sentito ferito.

Tale autoinganno esercita un potere enorme sul dipendente affettivo che non riuscirà a vedere la non disponibilità affettiva del partner perché già impegnato in un’altra relazione, o non desideroso di svincolarsi dalla famiglia d’origine, o affetto da gravi problematiche psicologiche di natura prevalentemente narcisista o dipendente. 

Uscire da queste dinamiche psico-emotive profonde comporta il rimettere se stessi e la cura di sé al centro, ricostruire la propria autostima, imparare ad esistere per se stessi, riempire la propria esistenza con l’amore e la cura di sé, soddisfare i propri bisogni assumendosi la responsabilità di accudirsi.

In questi casi, la psicoterapia offre uno spazio di ascolto non giudicante aiutando a diventare consapevoli dei meccanismi sottesi alla dipendenza affettiva, grazie all’Io osservante del terapeuta. Un buon percorso psicoterapico puo’, infatti, aiutarci a riconoscere le nostre  emozioni, paure fragilità grazie all’ascolto empatico del terapeuta,  ad accettarci per come siamo e a vedere l’altro per com’è,  ad elaborare quelle esperienze infantili dolorose che si ripetono nelle nostre relazioni affettive del presente, a fornirci gli strumenti psichici indispensabili per fare esperienza di un’intimità sicura e non maltrattante.

 

 

 

Dott.ssa Saveria Toscano

 

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