Disturbi dell'alimentazione

Cosa posso fare affinché i problemi familiari che vivo non interferiscano più con la mia vita?

Alessia

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Sono 4 anni che soffro di disturbi dell’alimentazione, ho già affrontato un percorso psicologico che mi ha aiutato a capire le ragioni del mio disturbo: la mia famiglia. Mia madre soffre di depressione ed è praticamente da quando sono piccola che ho vissuto con la consapevolezza che la donna che viveva nella mia stessa casa al fianco di mio padre mi fosse madre per il semplice fatto che mi avesse messa al mondo: la sua depressione non le fa guardare il mondo con gli occhi di un essere umano sano di mente, lei penso non abbia mai sviluppato, neanche un attimo nella sua vita, il senso di maternità ed è sempre stata il motivo di tanta negatività nella mia vita e nella vita di mio padre. Mio padre ha dovuto praticamente assumersi tutte le responsabilità del mondo e ha mandato fino a che ha potuto il matrimonio con mia madre avanti per il bene di due figlie che da piccole non sarebbero mai potute rimanere da sole con una donna come lei. Premetto che per tanti anni ho dovuto sopportare cose, ho dovuto ingoiare tanti rospi, ho dovuto subire angoscia che credo nessuna bambina al mondo possa sostenere e meriti. Arrivati i miei 16 anni mio padre però si è sentito soffocato da mia madre, lei ha cominciato ad essere un grande problema per lui, un problema che con il nuovo lavoro che aveva da un anno iniziato, non poteva più permettersi di sostenere, così per una tranquillità sua mentale decide di andarsene lasciando me, mia sorella e mia madre. Da lì sono cominciati i miei disturbi, ho cominciato a non mangiare più e a praticare tanto sport, dimagrendo tantissimo. A questo periodo poi ne è successo uno in cui ho sperimentato le abbuffate seguite a digiuni (cercavo di vomitare ma non ci riuscivo così digiunavo) ed un altro ancora in cui mi abbuffavo e basta. Arrivo a 20/21 anni ed se devo dire cosa il cibo rappresenti per me dico che mi è un compagno, sono 5 anni che mi sento sola, sola contro mia madre, contro mia sorella e contro mio padre, provo rabbia e delusione perché non mi sono mai sentita amata e rispettata come essere umano prima che come figlia, subisco ancora tanta merda da parte di questa donna (perdonatemi ma non riesco a chiamarla madre) che per carità di Dio, sarà depressa ok, ma chi cazzo le doveva dire di mettere al mondo due figlie se non ha lo spirito, la forza e la facoltà mentale di poterle mandare avanti? Sono delusa nei confronti di mio padre perché sono 5 anni che vive di lavoro, vive per lavorare e se provo anche solo a spiegargli di cosa soffro, quali sono le cose che mi preoccupano, mi urla contro dicendomi che lui si fa il mazzo dalla mattina alla sera a lavorare e che non ha tempo e non merita che una rompicoglioni come me gli dica che non sto bene a casa (rinfacciandomi il fatto che io a differenza sua non lavoro, anche se sono una studentessa universitaria di altissimo ingegno e con un libretto che nella facoltà di ingegneria dove studio qualsiasi studente sognerebbe)... di mia sorella non voglio neanche parlare perché mi odia completamente.

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Alessia riconoscere i problemi che hanno causato la sua condizione attuale é stato solo il primo passo, ha ben lavorato la psicoterapeuta che l’ha seguita per permetterle di individuare gli argomenti da lei evidenziati così pesanti e dolorosi. C’è però un passo successivo da compiere che consiste nell’elaborazione dei ricordi traumatici attraverso l’EMDR. Emdr sta per Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EYE MOVEMENT DESENSITIZATION AND REPROCESSING), è un metodo psicoterapeutico che sfrutta la stimolazione bilaterale attraverso la quale migliora la comunicazione tra emisferi cerebrali permettendo così l’elaborazione dei ricordi traumatici responsabili di sofferenza psicoemotiva. In questo momento storico lei è direzionata all’autonomia, all’indipendenza e al riconoscimento da parte del mondo di una se stessa matura e adulta, eppure la parte del Sè che espone gli eventi é una parte bambina ancora molto ferita e assolutamente incapace (così come qualsiasi altro bambino) di tollerare la depressione materna relativa al passato e senza riuscire a lasciar aprire uno squarcio tra le nuvole nere dell’infanzia intravedendo che quella madre terribile ora c’è, con tutte le difficoltà attraversate essa stessa è riuscita a restare per non abbandonarla. Suo padre ha fatto una scelta forse per lui necessaria, magari per non soccombere, forse si sentiva saturo e ancora non ha ripreso le forze per ascoltarla. Lei è in balia e ha tutta la mia vicinanza e comprensione: è in balia della mancanza di papà ormai non più attivo e partecipe, in balia del risentimento nei confronti della cattiva madre di un tempo che riempie tutto lo spazio vitale senza permettere il minimo pensiero positivo per quello che riesce ad offrire oggi.

Dott. ssa Tiziana Vecchiarini

Cara Alessia riconoscere i problemi che hanno causato la sua condizione attuale é stato solo il primo passo, ha ben lavorato la psicoterapeuta che l’ha seguita per permetterle di individuare gli argomenti da lei evidenziati così pesanti e dolorosi. C’è però un passo successivo da compiere che consiste nell’elaborazione dei ricordi traumatici attraverso l’EMDR. Emdr sta per Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EYE MOVEMENT DESENSITIZATION AND REPROCESSING), è un metodo psicoterapeutico che sfrutta la stimolazione bilaterale attraverso la quale migliora la comunicazione tra emisferi cerebrali permettendo così l’elaborazione dei ricordi traumatici responsabili di sofferenza psicoemotiva. In questo momento storico lei è direzionata all’autonomia, all’indipendenza e al riconoscimento da parte del mondo di una se stessa matura e adulta, eppure la parte del Sè che espone gli eventi é una parte bambina ancora molto ferita e assolutamente incapace (così come qualsiasi altro bambino) di tollerare la depressione materna relativa al passato e senza riuscire a lasciar aprire uno squarcio tra le nuvole nere dell’infanzia intravedendo che quella madre terribile ora c’è, con tutte le difficoltà attraversate essa stessa è riuscita a restare per non abbandonarla. Suo padre ha fatto una scelta forse per lui necessaria, magari per non soccombere, forse si sentiva saturo e ancora non ha ripreso le forze per ascoltarla. Lei è in balia e ha tutta la mia vicinanza e comprensione: è in balia della mancanza di papà ormai non più attivo e partecipe, in balia del risentimento nei confronti della cattiva madre di un tempo che riempie tutto lo spazio vitale senza permettere il minimo pensiero positivo per quello che riesce ad offrire oggi.

Alessia,


Lei ha bisogno di un sostegno psicologico quanto prima.


La sua condizione, sovente porta ad accentuare i DCA (disturbi del comportamento alimentare), se non seguita da un professionista.


Lei è il paziente 'designato' della famiglia.


Attraverso le sue difficoltà la famiglia 'scarica' le caratteristiche dinamiche di famiglia disfunzionale.


Mi sento di consigliarle un percorso con un terapeuta sistemico relazionale, che sicuramente potrebbe indurla ad un favorevole cambiamento attraverso un processo di separazione individuazione che evidentemente al tempo (durante la sua infanzia) non è andato a buon fine.


La saluto cordialmente 


Massimiliano Loreto


 

Ha bisogno di continuare la terapia anche insieme a sua madre in modo da poter analizzare in maniera dei dettagli per far si che che elementi depressivi di sua madre non siano un modo per far aumentare il conflitto tra voi due. Molte volte bisogna fare attenta analisi di queste cose per far si che si possano portare a risoluzione. Io ricevo a Salerno.


Dr Antonio D'urso 

Gentile Alessia,


comprendo la sua amarezza e la sua rabbia ma le suggerisco di riprendere e continuare il percorso psicologico che l'ha già aiutata in fase iniziale e che lei probabilmente ha interrotto.


Vorrei dirle che nessuno può scegliere il contesto familiare in cui nascere ma che tutti hanno il dovere di fare il possibile per prendersi cura di se stessi e migliorarsi.


Tuttavia, se a lei il cibo non serve come nutrimento ma come compagno, l'uso che lei ne fa lo trasforma in un cattivo compagno.


Dal momento che lei, a 21 anni, studia con profitto ingegneria le consiglio di privare a trasformare la sua rabbia in modalità costruttiva "aggredendo" gli esami per raggiungere al più presto il traguardo della laurea e trovare poi un lavoro, una autorealizzazione ed una autonomia.


Questo è il traguardo che credo dovrebbe desiderare di raggiungere con il sostegno della psicoterapia.


Cordiali saluti.


Dr. Gennaro Fiore


medico-chirurgo, psicologo clinico, ,psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Gentile Alessia,


complimenti per il suo percorso universitario! Non deve essere semplice con la situazione familiare che ha descritto.


I problemi familiari le causano profonda sofferenza e vanno ben considerati. Attraverso una psicoterapia potrebbe imparare a costruire un modo nuovo di rapportarsi con sua madre, con suo padre, con sua sorella, e con il cibo.


Le auguro ogni bene.


Dr.ssa Chiara Lecca

Ciao Alessia sono la dottoressa Claudia Langella. Ho letto attentamente la tua storia e ho sentito una spinta all'interno nel volerti aiutare, almeno provarci. Credo che per la profondità e complessità delle diverse situazioni che hai citato trovare una soluzione attraverso questo canale sia molto complicato e poco utile per te. Se ti va puoi contattarmi in privato o tramite mail. Sarò lieta di accoglierti.


Saluti


DOTT. Ssa Claudia Langella


 


 

Scusa Alessia, con tutto il rispetto per il/la collega che ti ha seguito, mi sembra un pò poco come risultato della terapia che hai fatto arrivare a capire che la tua famiglia sia la ragione del disturbo. Scusa la franchezza, qui il problema non è capire ma cambiare. Questo deve essere l'obiettivo. E finché non ti lasci alle spalle la tua famiglia e voli da sola non ne verrai fuori. Si diventa adulti quando ci si lascia alle spalle le miserie della famiglia senza volerla cambiare. Certo non possiamo trovare soluzioni pret-a-porter per un disturbo importante come il tuo ma se intraprenderai una nuova terapia questo deve essere chiaro. Se vuoi approfondire batti un colpo.


Un caro saluto.


Dott. Andrea Bottai - Salerno

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