Disturbi della personalità

Ho un senso cronico di vuoto che mi fa stare male

Serena

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Gentili Dottori, Sono una studentessa di Psicologia e ultimamente mi sono resa conto di avere qualcosa che non va. In passato ho sofferto di disturbi alimentari per circa 4-5 anni (che ora sono solamente abbuffate, anche se alcune volte mi provoco vomito autoindotto), e per due anni ho vissuto una relazione molto turbolenta con un ragazzo. Negli ultimi anni ho avuto moltissimi problemi con la mia carriera universitaria: facevo piani impossibili pensando di poter dare più di cinque esami al mese, finendo per il fallire miseramente in tutti quanti, ed ora mi ritrovo con un sacco di esami arretrati. Allo stesso modo non riesco ad avere amicizie vere, mi sento costantemente abbandonata e per evitarlo tendo ad allontanarmi per prima dalle persone. Ho una relazione con un ragazzo da circa un anno, e nonostante lui sia il fidanzato perfetto a volte mi ritrovo a pensare che sia solo un fallito come me, ma non potrei mai lasciarlo. Da tempo ho un senso cronico di vuoto che mi fa stare male, come se ci fosse una mano invisibile che mi stritola il petto e mi svuota di ogni sentimento. In questi momenti mi ritrovo spesso a pensare al suicidio o a tagliarmi, sentendomi poi in colpa una volta ritornata in me. Questo vuoto si alterna costantemente a fortissime emozioni, spesso mi arrabbio o sono arrogante senza alcun motivo, cerco disperatamente attenzioni da parte di tutti (in particolare uomini, nonostante io sia impegnata con un altro ragazzo), quasi tutti i giorni sono di pessimo umore, sono triste e non riesco a dormire nonostante mi senta sempre incredibilmente spossata. Passo da un'enorme tristezza ad essere felice senza alcun motivo, il mio umore oscilla continuamente durante il giorno. Di recente ho consultato la counsellor della mia università, e nei quattro colloqui che ho sostenuto mi ha detto che potrei avere delle tendenze borderline. Questa cosa mi spaventa moltissimo, perché vorrei solo sentirmi dire di essere sana e “a posto“, ma dopo le recenti lezioni universitarie mi rendo conto che ho molti tratti in comune con questo disturbo. Da un lato vorrei consultare uno psicologo per avere un parere professionale, dall'altro non voglio dire nulla ai miei genitori né fargli spendere soldi per una figlia pazza perché ho paura di deluderli e renderli tristi. Non so come gestire questa situazione, non avendo un lavoro non posso pagarmi nulla, ma sto iniziando a non sopportare più me stessa e questa situazione. Dopo questo papiro, la mia domanda: a chi potrei rivolgermi per una valutazione? Secondo voi dovrei iniziare una psicoterapia? Ho davvero il terrore di ricevere una diagnosi di disturbo di personalità (cosa un po' stupida detta da una studentessa di Psicologia); temo che questo possa ostacolare i miei studi e il mio futuro. Come posso superare questa paura? Ringrazio in anticipo per la risposta.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile ragazza,

non ha bisogno di una valutazione, nè di una diagnosi. Piuttosto che chiedersi se è "sana" o "a posto", come scrive lei, dovrebbe domandarsi se è felice, serena, in pace con se stessa.

Una psicoterapia può esserle di grande aiuto e, se non può rivolgersi ad un privato, può anche consultare uno psicoterapeuta della sua Asl di appartenenza.

Un caro saluto

 

In merito alle tue domande puoi cercare associazioni o andare al Csm della tua città, dove la terapia non costa tanto perchè convenzionata con il sistema sanitario nazionale. Iniziare una psicoterapia non vuol dire essere pazzi, nè vuol dire esclusivamente avere una valutazione da parte di un professionista. Vuol dire incominciare un percorso personale di crescita, cambiamento e maturazione personale e di consapevolezza e gestione dei propri problemi. Se incomincerai una terapia, non succederà nulla di negativo alla tua carriera professionale, anzi, se poi deciderai di fare la scuola di specializzazione in psicoterapia, gli anni di terapia personale sono richiesti e ti troverai avvantaggiata. Spero di esserti stata utile, cordiali saluti.

Gentile ragazza,

mi sembra evidente che se avesse un disturbo simil borderline le necessita una psicoterapia e non dei colloqui con un counselor. Come mai la sua università ha il counselor e non uno psicologo psicoterapeuta? Potrebbe anche andare al SSN e farsi seguire lì. In ogni caso faccia qualcosa.

Tenga anche presente che leTerapie Brevi sono molto efficaci ed anche economiche a motivo della loro efficienza. Può trovare qualche informazione su di esse anche sul mio sito professionale. Cordiali saluti

Cara Serena,

posso comprendere la sofferenza che stai attraversando.

Dal tuo racconto si evince l'importanza di dare un nome al tuo disagio che non per forza debba rientrare in una categoria. Allo stesso tempo di dare un senso al tuo disagio perchè si evince il tuo timore. E' importante capire come funzioni, come ti relazioni, quali sono state le tue situazioni di difficoltà, quali le risorse e quali i limiti.  Quello che credo sia importante per te è che tu capisca la tua personalità ancora in formazione.

Chiaro che un percorso psicologico sarebbe una buona opportunità per te, per sviluppare risorse e strumenti che permettano il cambiamento.

Posso capire la difficoltà economica/familiare, ma tentar non nuoce...in fondo è una richiesta di aiuto. Prima lo fai, meglio sarà per il tuo futuro che non è affatto compromesso!

Cerca un professionista che ti faccia sentire a tuo agio, che ti permetta di sentirti ascoltata e che ti aiuti ad uscire fuori da questa sofferenza. Magari nella tua zona esistono consultori gratuiti, prova ad informarti.

Un caro saluto

Gentile Serena,

la delusione ai suoi genitori, semmai, la può dare non andando avanti nel percorso universitario o non prendendo in mano la sua vita, non parlando loro del suo malessere e delle sue difficoltà. Lo sa benissimo che non si supera un problema nascondendolo, al massimo lo si peggiora. Chieda un incontro con un professionista all'ASL della sua zona, questo può essere un primo passo per capire cosa è meglio per lei. Io chiederei prima una valutazione psicologica, sarà il professionista a valutare se indirizzarla da uno psichiatra. Andare da uno psichiatra non significa essere "pazzi" significa solo che il medico può valutare se il suo disturbo richieda un intervento anche farmacologico. 

Nella speranza di aver risposto ai suoi interrogativo le invio cordiali saluti

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