Disturbi della personalità

Non ho vissuto la vita che avrei voluto e adesso.... Forse è tardi

Federica

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Ho 31 anni e sono stata in casa con i genitori fino ai 23. La mia educazione è stata molto rigida ma soprattutto atipica. Non sono mai stata spronata a stare con gli altri, anzi non potevo fare venire a casa mia nessuno perché a mio padre dava fastidio avere gente per casa e soprattutto non voleva perdessi tempo con amicizie a giocare o divertirmi. È sempre stato molto severo con me, anaffettivo e spesso aggrediva me e mia mamma verbalmente.
Ho passato quindi la mia adolescenza prevalentemente in casa da sola o comunque le rare volte che uscivo dovevo sempre rientrare prestissimo. Non sono quindi mai stata parte di un gruppo di amicizie e mi sono sempre sentita sola. Anche a causa di questa mia insicurezza sono stata vittima di bullismo per 3 anni alle superiori, mi prendevano tutti in giro anche con parole davvero volgari.
Nonostante questo i miei risultati scolastici sono stati ottimi sia al liceo che all'Università ma sempre sminuiti dalla mia famiglia che non mi ha mai valorizzato.
Una volta uscita di casa mi sentivo libera di fare ciò che volevo ma purtroppo le catene mentali sono state talmente forti da non permettermelo.
Ho continuato ad avere problemi relazionali, non riesco ad essere me stessa e, cosa ancor più grave, non so chi sono.
Come posso migliorare la mia situazione? Vorrei reagire per prendere in mano la mia vita e fare tutto ciò che mi va senza pensare a quello che invece non sono riuscita a fare e soffrire per questo.
Vorrei capire qual è la mia personalità e farmi volere bene dalle persone per ciò che sono.
Sento di essermi annullata in tutti questi anni.
Grazie.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buonasera Federica.


Innanzitutto, no, non è tardi per vivere la vita che si vuole. 


Mi rendo conto che la sua storia passata è un peso non trascurabile, ma già il solo porsi il dubbio su come migliorare la sua situazione è un buon primo passo per esprimere il proprio Sè reale.


Lo step successivo credo sia riprendere in mano quelle catene mentali di cui parlava e cominciare a scioglierle, magari facendosi aiutare da un professionista.


Infine, nella sua domanda non ho trovato traccia delle emozioni provate nelle vicissitudini passate e presenti. Credo sia necessario focalizzarle meglio, anche solo per essere maggiormente consapevoli di quanto veramente prova per i suoi genitori e le persone che ha attorno.


Spero di esserle stato utile, pur nella brevità della risposta

Cara Federica,


prima cosa: non è tardi! "Un giorno mi sono svegliato e mi sono reso conto che era troppo tardi per cambiare le cose. Quelle grosse intendo. E' proprio così che funziona, col destino, capisci cos'ha in serbo per te quando è tardi per cambiare".


E' una frase che lessi in un libro, ma è anche qualcosa che ho sempre messo in discussione per diversi motivi:


- ogni momento di crisi è il momento giusto della crescita. E' ciò che il destino stesso ci offre per crescere. E' il nostro momento, a qualsiasi età si presenti, anche perchè nostro malgrado ogni fase della vita ci mette davanti degli ostacoli che sono sempre motivo di crescita.


- siamo noi stessi che possiamo cambiare il corso della nostra vita, forgiamo il nostro destino: decido di andare avanti, curare le ferite del passato, fare la madre e il padre di me stessa, affrontare i ricordi dolorosi della mia infanzia, sbloccare in me le risorse. Risorse che sono presenti sempre e comunque ma che in qualche modo sono chiuse in un cassetto segreto.


- a volte il disagio nasce dalla convinzione di non poter più fare esperenze, di aver perso tempo. Ciò anche perché gli obiettivi che ci poniamo sono a volte a lungo termine, distanti, importanti. Il segreto è concentrarsi sui piccoli obiettivi, le piccole rivincite, i piccoli passi di cui abbiamo bisogno per realizzarci.


Federica, forse i suoi genitori, inconsapevolmente o meno, non le sono stati di aiuto nelle relazioni, ma ha tutte le risorse per poter, ora, riflettere e vivere come desidera la sua vita. Questo solo se riuscirà a lavorare per mettere insieme tutti i pezzi delle dinamiche familiari che hanno contraddistinto la sua vita, sensa andare alla ricerca di chi ha sbagliato o fatto bene, ma accettare quello che è stato perchè è ciò che erano in grado di fare i suoi genitori. Non è un lavoro semplice ma indispensabile.


Un caro saluto 

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