Pensiero e linguaggio sembrano sconnessi.

Katia

Salve,
Ho 31 anni e da qualche anno mi capita questa cosa: parlo ma ho la sensazione che le parole non siano legate al pensiero, come se non stessi ragionando sul discorso e non riuscissi ad ascoltarmi. Mi capita spesso di bloccarmi e di non riuscire a creare un discorso di senso compiuto, arricchito e soddisfacente. Succede di solito quando devo parlare con estranei, a lavoro durante i colloqui (sono un'insegnante), le colleghe.. ma è capitato anche con persone che conosco e con le quali, non dovrei aver problemi di"ansia da prestazione". La cosa mi mette non poco a disagio e sono arrivata al punto di non riuscire a improvvisare ma a dover scrivere il discorso che dovrò fare e rileggerlo più volte. Da piccola ero molto più sciolta ma verso i 16/17 anni ho iniziato a essere più a disagio nel parlare in pubblico, per poi arrivati quasi a sentirmi incapace di parlare.
Non riesco a darmi una spiegazione e vorrei trovare una soluzione al problema per vivere più serenamente.
Grazie a chiunque spenderà del tempo a rispondermi.
Katia

5 risposte degli esperti per questa domanda

Gentilissima,

noi entriamo in relazione con gli altri così come le varie parti di noi comunicano tra loro.

Spesso noi percepiamo le emozioni come il problema da risolvere, mentre cercano di proteggerci dal vero limite dell'essere umano: i pensieri negativi circa noi stessi, l'ipergiudizio e le aspettative.

Insomma la sfera emotiva è come l'oro dell'arte del kintsugi che consente di rimettere assieme i cocci rotti del vasellame.

Le indicherei di rivolgersi a un professionista per approfondire le sue difficoltà e le risorse da attivare per affrontare la sua situazione.

Buona vita.

Dr. Cisternino (ricevo a Torino e online).

 

Buongiorno Katia,

dalla esposizione del suo problema, preciso ed esaustivo, le suggerirei di riflettere sulla dimestichezza con la sua parte più istintiva, più spontanea

Sembra voler aderire ad un modello  dimenticandosi delle sue emozioni

Provi a dare più spazio alle sue emozioni

Le auguro un grosso in bocca al lupo

Dr.ssa Gabriella Maggi

 

 

 

 

 

Gentile Katia,

Dalle sue parole emerge una sofferenza di cui sarebbe utile indagare il significato sottostante al suo disagio di “non riuscire a improvvisare”, al suo bisogno di “dover scrivere il discorso e rileggerlo più volte”.

Quando e da dove nasce questa sua esigenza di controllo che sembra percepire come una “sensazione che le parole non siano legate al pensiero”?

 Cosa accadeva nella sua vita verso i 16/17 anni?

Un percorso di consapevolezza di Sé e dei propri bisogni si può rivelare una preziosa opportunità per trovare uno spazio privo di giudizio, di ascolto, protezione e contenimento del proprio disagio alla ricerca di un ritrovato e/o nuovo equilibrio. 

Cordiali saluti.

Dottoressa Daria Carli Giori

Psicologa Psicoterapeuta a Sesto Calende (VA) e online.

Buongiorno,

le situazioni che lei descrive sono molto comuni quando la nostra attenzione si riversa sulla performance e sulla ricerca della risposta perfetta e non banale che, nel suo caso, possa corrispondere alla risposta data da un'insegnante (come lei stessa specifica). Alcune volte la ricerca della risposta perfetta ci estranea dalla conversazione e dall'ascolto dell'interlocutore facendo si che, oltre ad aver impiegato molte energie, quando arriva il proprio turno di parlare spesso non si sa cosa dire o individuare se la “risposta perfetta” formulata sia adeguata. Il risultato è il sentirsi delusi, inadeguati, giudicati con la conseguente tendenza al rimuginare sull'esperienza attaccandosi etichette negative addosso (è successo perchè non sono competente, non sono abbastanza intelligente, gli altri non hanno i miei problemi) e la conseguente lotta contro le emozioni che ne derivano (non devo sentirmi così, se mi sento così sono una stupida). Nella sua storia d'apprendimento è possibile che siano presenti delle esperienze in cui ha sperimentato queste sensazioni e da cui si è determinato condizionamento. Il mio consiglio è quello di tornare a prestare attenzione alla conversazione e all'ascolto e fare domande per approfondire meglio, nei contesti in cui lavora spesso gli interlocutori sembrano cercare la risposta perfetta dal prof. e invece desiderano essere ascoltati e accolti. Nel caso questa condizione stia attualmente determinando degli evitamenti le consiglio di iniziare un percorso per fare esperienza di come sia possibile accogliere gli stati interni ed avere una buona conversazione nonostante l'ansia e lo sensazione di "blocco" che sperimentiamo.

Buon lavoro su di sè.

Buongiorno Katia,

in base alle poche informazioni che abbiamo non è possibile darle una risposta pertinente ed esaustiva. La sua situazione merita certamente di essere approfondita. Potrebbe trattarsi di ansia, di una forma di fobia sociale, o altro disturbo, ma sicuramente le gioverebbe rivolgersi personalmente a una terapeuta, sia per essere aiutata a comprendere l'origine del disturbo stesso, inquadrandolo nella sua storia, sia per trovare strategie che le consentano di migliorare il suo stato.

Se desidera, resto a disposizione con l'apposito modulo dei contatti. Ricevo a Monza e anche online.

Molti auguri