Nevrosi

Il concetto di nevrosi nella PdG

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Secondo la PdG, non esiste un’unica causa del comportamento nevrotico, né tantomeno essa può essere ricercata unicamente nella sfera dello sviluppo psicosessuale, come era stato postulato dalla Psicoanalisi. Sicuramente, una delle definizioni più soddisfacenti di nevrosi per un gestaltista è che la nevrosi consiste, in una prima approssimazione, in una forma cronica di autointerruzione del contatto: “il nevrotico, per definizione universale, è una persona le cui difficoltà rendono infruttuosa la sua vita presente. Secondo la nostra definizione, è anche una persona che: si impegna cronicamente nell’autointerruzione” (Perls, 1995, 65). Questa definizione di nevrosi è forse la più generale che si possa dare; da essa poi derivano altre modalità di lettura del comportamento nevrotico, che sono assolutamente peculiari della PdG. In contrapposizione con l’atteggiamento psicoanalitico, Perls dà la seguente definizione di nevrosi: “la nevrosi è caratterizzata da molte forme di evitamento, soprattutto l’evitamento del contatto. La psicoanalisi sottolinea l’importanza dell’Inconscio e dell’istinto sessuale, del passato e della causalità, delle associazioni, del transfert e delle repressioni, ma sottovaluta o trascura le funzioni dell’Io e dell’istinto della fame, del presente e della progettualità, della concentrazione, delle reazioni spontanee e della retroflessione. Siccome l’evitamento è considerato il sintomo centrale dei disordini nervosi, ho sostituito il metodo delle associazioni libere e del volo di idee con l’antidoto dell’evitamento, che è la concentrazione” (Perls, 1980, 15-16). In effetti, il nevrotico evita il contatto interrompendolo. Le seguenti caratteristiche contraddistinguono il carattere nevrotico:

  • la “malattia nevrotica” è un disturbo del contatto; infatti, “tutti i disturbi nevrotici derivano dall’incapacità dell’individuo di trovare e mantenere il giusto equilibrio tra sé e il resto del mondo; e tutti hanno in comune il fatto che il confine sociale e ambientale viene sentito come se invadesse troppo l’individuo stesso. Il nevrotico è l’uomo che la società colpisce troppo fortemente. La sua nevrosi è una manovra difensiva per proteggersi dalla minaccia di essere sopraffatto da un mondo onnipotente” (Perls, 1977, 39). All’opposto, “colui che riesce ad instaurare un contatto di vivo interesse con la società, non permettendo a essa di inghiottirlo né ritirandosi completamente da essa, è l’uomo ben integrato” (Perls, 1977, 35);

 

  • la nevrosi è un disturbo della formazione figura/sfondo; “nella nevrosi, e ancor di più nella psicosi, l’elasticità della formazione figura/sfondo viene turbata. Spesso troviamo o una rigidità (fissazione) o una carenza nella formazione della figura (rimozione). Tutti e due i fenomeni interferiscono con il completamento abituale di una gestalt adeguata. Nella salute il rapporto tra figura e sfondo è un processo permanente e significativo di emersione e ritirata. Così l’interazione di figura e sfondo diventa il centro della teoria presentata in questo libro: attenzione, concentrazione, interesse, eccitazione e grazia sono tutti rappresentativi di una sana formazione di figura/sfondo; mentre la confusione, la noia, i comportamenti coatti, le fissazioni, l’angoscia, le amnesie, la stasi e l’imbarazzo sono indicativi di un turbamento nella formazione figura/sfondo” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 30);

 

  • la nevrosi è un disturbo della crescita: “la parola ‘nevrosi’ è inappropriata. La uso anch’io, ma in realtà si dovrebbe parlare di disturbo della crescita. In altre parole, allora, l’intera questione della nevrosi si sposta gradualmente fino ad arrivare dal campo medico a quello educativo. Personalmente sono sempre più convinto che la cosiddetta ‘nevrosi’ sia un disturbo dello sviluppo” (Perls, 1980, 36). La crescita sana dipende, secondo Perls, dall’aver appreso a superare le frustrazioni. In caso contrario, se il bambino viene viziato, imparerà ben presto a manipolare l’ambiente, ponendo delle basi floride per una futura nevrosi: “ogni volta che nel corso dello sviluppo del bambino il mondo degli adulti gli impedisce di crescere, ogni volta che il bambino viene viziato dal fatto di non essere frustrato a sufficienza, il bambino si trova in una situazione di confusione, di blocco. E allora, invece di usare il proprio potenziale per crescere, lo usa per controllare gli adulti, per controllare il mondo. Invece di mobilitare le proprie risorse, crea una situazione di dipendenza. Investe le sue energie nella manipolazione dell’ambiente, per ottenerne il sostegno. Controlla gli adulti cominciando a manipolarli, individuandone i punti deboli. E via via che il bambino comincia a evolvere questi mezzi di manipolazione, acquisisce quel che viene chiamato un carattere. Quanto più forte è il carattere di una persona, tanto minore è il suo potenziale” (Perls, 1980, 40);

 

  • il nevrotico ha un senso di identità inadeguato; per questo, non può distinguere correttamente tra sé e il resto del mondo; non riesce a vedere chiaramente i propri bisogni e quindi non può appagarli; tende a vedere la società come più grande della vita e se stesso come più piccolo;

 

  • il nevrotico soffre di un disturbo dell’autostima e, in massima parte, si tratta di mancanza di autostima; “la mancanza di autostima produce un bisogno costante di appoggio esterno: il bisogno di essere stimato dagli altri. E poiché questo appoggio ambientale viene ricercato come conseguenza del proprio concetto di sé, non può mai apportare un contributo alla crescita del sé. L’uomo trascende se stesso solo mediante la sua vera natura, e non attraverso l’ambizione e le mete artificiali. Queste ultime conducono, tutt’al più, all’orgoglio e alla vanità” (Perls, 1977, 53);

 

  • il nevrotico soffre di un disturbo della percezione temporale; dalle parole di Perls: “ed ecco qui il nostro nevrotico: legato al passato e a modi di agire superati, vago circa il presente che non vede chiaramente, tormentato circa il futuro poiché è fuori delle sue mani” (Perls, 1977, 49);

 

  • il nevrotico non ha sufficienti mezzi di autoappoggio; “è letteralmente handicappato e ci vuole una notevole abilità per andare avanti malgrado tutto. Purtroppo, tuttavia, tutte le sue manovre sono orientate a minimizzare piuttosto che a superare gli effetti del suo handicap” (Perls, 1977, 51). Il fine della terapia consiste nel far sì che il paziente non dipenda più dagli altri, e il processo di maturazione consiste proprio nella transizione dal sostegno ambientale all’autosostegno;

 

  • alla base della nevrosi vi è un problema di rigidità. La rigidità che l’individuo nevrotico attua riguarda l’incapacità di adattarsi ad una realtà che è in continuo mutamento e che, all’opposto, richiede elasticità di pensiero e di comportamento. Avendo un carattere rigido, il nevrotico ha un ciclo omeostatico inefficace e il suo comportamento è la risultante di tentativi errati di raggiungere l’equilibrio. Il nevrotico non è un individuo incapace di manipolare; piuttosto, le sue manipolazioni tendono a conservare e perpetuare il suo handicap, piuttosto che a eliminarlo. Infatti, “i suoi mezzi di manipolazione sono molteplici. Può parlare, spesso annegandoci di parole. Può tenere il broncio e scioperare. Può promettere e fare buoni propositi; e può venirvi meno. Può essere remissivo o può sabotare. Può cogliere le sfumature più lievi; oppure può fingersi sordo. Può ricordare o dimenticare, a seconda della situazione. Ci può gettar fumo negli occhi e menarci per il naso. Può mentire o essere onesto in modo coatto. Ci può portare alle lacrime a causa della sua infelicità, oppure può sopportare il suo destino a denti stretti. Ci può ipnotizzare con la sua voce monotona o irritarci con il suo stridore. Può lusingare la nostra vanità o ferire il nostro orgoglio, ci può portare i suoi ‘problemi’, purché ne escluda ‘oggettivamente’ se stesso, avvolti elegantemente in un pacco guarnito coi fiori del suo gergo psicologico, e aspettarsi che glielo apriamo e gliene spieghiamo adeguatamente il contenuto. Il paziente manipola soprattutto con dissociazioni e con domande” (Perls, 1977, 51-52). La rigidità con cui opera il nevrotico è sia una conseguenza ma anche una causa dell’allontanamento dalle emozioni e del predominio del controllo. “Si chiama auto-controllo l’abilità di sopprimere le proprie emozioni e tutte le altre espressioni. Attraverso un processo di idealizzazione, l’autocontrollo è scisso dal suo senso sociale e spesso diviene una virtù coltivata per se stessa. In questo modo, l’auto-controllo si trasforma in iper-controllo. In questo caso, la tendenza a dominare sugli altri è retroflessa ed è applicata, spesso con grande brutalità, contro i propri bisogni organismici. Le persone troppo auto-disciplinate sono persone autoritarie e tiranni inibiti. La maggior parte delle persone intende l’auto-controllo sia come repressione dei bisogni spontanei sia come coazione a fare cose senza quella importante funzione-io, cioè l’interesse” (Perls, 1995, 236). Uno degli errori fondamentali che compie il nevrotico consiste nella convinzione che le emozioni impediscano di controllare razionalmente la propria vita. In realtà, esse sono anzi la base su cui ordinare in maniera veramente razionale l’esistenza umana. L’emozione è un’esperienza valutativa diretta del campo organismo/ambiente; per questo, non si serve della mediazione dei pensieri o dei giudizi verbali, ed è quindi di natura immediata. “In questo senso, essa è fondamentale per regolare qualsiasi tipo di azione, giacché non solo è alla base della consapevolezza di quali siano le cose importanti, ma anche perché carica di energia l’azione opportuna, o, se ancora tale azione non è disponibile, essa stimola e dirige la sua ricerca” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 368);

 

  • la nevrosi è un disturbo dell’eccitazione. “La nevrosi è l’allontanamento dell’eccitazione spontanea e la limitazione delle eccitazioni. Essa comporta la persistenza degli atteggiamenti sensoriali e motori quando la situazione non li richiede e perfino quando non esiste affatto nessuna situazione di contatto, così come una postura scorretta viene mantenuta anche nel sonno. Queste abitudini intervengono nell’autoregolazione fisiologica e causano dolore, stanchezza, suscettibilità e malattia. Nessuna scarica totale, nessuna soddisfazione finale; turbato dai bisogni non realizzati e mantenendo inconsapevolmente un inflessibile controllo su se stesso, il nevrotico non può concentrarsi sui suoi interessi esterni né portarli a termine, ma la sua personalità si profila sempre nella consapevolezza: imbarazzata, alternativamente piena di risentimento e di senso di colpa, vanitosa e inferiore, sfacciata e timida, ecc.” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 239). La persona nevrotica ha sperimentato che l’eccitazione costituisce un pericolo. Ad esempio, può essersi innamorato ed essere stato deluso; dunque, sta attento che tale “disastro” non accada più; “appena sente il più leggero segno di affetto (consciamente o inconsciamente), la memoria della sua spiacevole esperienza funzionerà come una luce rossa di stop. Non riconosce minimamente il fatto che sta commettendo un errore storico, che la situazione presente può essere considerevolmente diversa dalla precedente” (Perls, 1995, 110). Così, il nevrotico facilmente rinuncia ad amare, non perché non abbia mai sviluppato tale facoltà, ma perché ne inibisce l’espressione, ha paura di amare troppo; molto spesso proietta l’amore inibito ed evoca nelle sue speranze e fantasie visioni di ricevere proprio quegli affetti che ha soppresso in sé stesso. Il sintomo tipico dell’inibizione dell’eccitazione è l’angoscia, vista come interruzione dell’eccitazione creativa. “L’angoscia è l’esperienza di provare difficoltà nel respirare durante qualsiasi eccitazione bloccata. È l’esperienza di cercare di immettere più ossigeno nei polmoni immobilizzati dalla contrazione muscolare della cavità toracica. Il nevrotico, d’altra parte, tende invariabilmente a controllare l’eccitazione e intervenire sul processo respiratorio. Egli cerca di creare sia per sé stesso che per gli altri l’illusione di essere ‘freddo’, di rimanere ‘calmo e distaccato’, autocontrollato. Invece di intensificare spontaneamente la sua respirazione, inspirazione ed espirazione, egli definitivamente cerca di inspirare nello stesso modo di prima; cioè, prima che si verificasse l’eccitazione accompagnata dall’aumentato ritmo di ossidazione” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 401-402). Per ritornare alla sana eccitazione, è essenziale restare concentrati nel qui-e-ora: “provate ad osservare dei bambini che giocano, vi accorgerete che essi sono così totalmente concentrati sulla loro attività, che difficilmente riuscirete a distogliere la loro attenzione. Li troverete inoltre estremamente eccitati per ciò che stanno facendo. Proprio questi due elementi – l’attenzione nei confronti dell’oggetto che si contempla o dell’attività che si svolge, e l’eccitazione per il soddisfacimento di bisogni, interessi o desideri tramite ciò che si pone al centro dell’attenzione – costituiscono la base di una concentrazione genuina e salutare” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 236);

 

  • il nevrotico ha un’errata percezione di sé e della realtà. Proprio perché il nevrotico ha rinunciato al suo vero sé, in alternativa ad un ideale di sé, molto spesso elevato e al là di qualsiasi senso di realtà, la sua personalità, ovvero il sistema degli atteggiamenti assunti nei rapporti interpersonali, “è costituita da un certo numero di concezioni errate di se stessi, di introietti, di ideali dell’Io, di maschere, ecc.” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 189).


Da tutto quanto detto, risulta che il compito del terapeuta della Gestalt è soprattutto quello di rendere il paziente via via sempre più consapevole dei propri punti di interruzione del contatto, aiutarlo a sciogliere la sua rigida corazza e a liberare le emozioni. Il compito del terapeuta “è semplicemente quello di porre un problema che il paziente non risolve in modo adeguato e a causa del quale si sente insoddisfatto del suo fallimento. Allora il bisogno del paziente, con un certo aiuto, distruggerà e assimilerà gli ostacoli e creerà abitudini maggiormente vitali, così come succede per qualsiasi altro apprendimento” (Perls, Hefferline & Goodman, 1997, 252).

Riferimenti bibliografici

Perls, F. (1977) L’approccio della Gestalt, Roma, Astrolabio
Perls, F. (1980) La terapia gestaltica parola per parola, Roma, Astrolabio
Perls, F. (1995) L’Io, la fame e l’aggressività, Milano, Franco Angeli
Perls, F., Hefferline, R.F., Goodman, P. (1997) Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Roma, Astrolabio






Dott. Vinicio Berti >La nevrosi cenni storici e terapie

La nevrosi è sostanzialmente un disturbo dell’adattamento. Esistono infatti in concreto due tipi di sofferenza psichica: la psicosi e la nevrosi.

Mentre nel caso della nevrosi il rapporto con la realtà risulta essere disturbato, difficile da gestire ma c’è ed esiste, nel caso della psicosi la relazione con la realtà è di fatto gravemente compromessa o addirittura inesistente.

La nevrosi è pertanto una modalità di relazione disturbata del soggetto con l’ambiente, per un modo di porsi della persona stessa che complica la sua capacità di relazionarsi agli altri e all’ambiente che lo circonda.

Abbiamo infatti moltissimi tipi di nevrosi : nevrosi fobica, nevrosi isterica, nevrosi d’ansia, nevrosi ossessiva … ma è molto difficile trovare una nevrosi pura.

Infatti nel DSM 4 ( manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ), si trovano molto spesso delle indicazioni diagnostiche che rimandano ad una nevrosi mista o comunque altre indicazioni relative a patologie diverse che possono essere presenti nello stesso soggetto. .... continua




Dott.ssa Simona Martini >Cenni sulla nevrosi

Risulta fondamentale fare una distinzione tra nevrosi e psicosi, secondo una delimitazione clinica di stampo psichiatrico, che trova ampio consenso anche nel pensiero analitico.

La differenza è stabilita in base a:

a) l’eziologia: la nevrosi ha origine psicogena e ha scarsi riferimenti somatici
b) la gravità anche se talvolta si assiste a manifestazioni nevrotiche di maggior rilievo clinico rispetto ad alcune forme psicotiche
c) la funzione del reale compromessa in modo più o meno accentuato nelle psicosi e conservata nelle nevrosi
d) la consapevolezza critica che permette al nevrotico, rispetto a chi soffre di psicosi, di rendersi conto dell’insensatezza di alcune manifestazioni del proprio disagio
e) l’adattamento sociale che risulta spesso difficile e problematico per i pazienti psicotici. .... continua




Dott.ssa Laura Ravaioli >Appunti sul caso della “signorina Anna O.”

Studi sull’Isteria- Breuer e Freud 1892-1895
Il caso è stato seguito dal luglio 1880 al giugno 1882 da Breuer;

Anna O., ovvero Berta Pappenheim, aveva allora circa 22 anni; esso può essere considerato il primo caso di isteria trattata psicoanaliticamente tanto da far affermare a Freud, nel riassumerlo nella prima delle Cinque Conferenze sulla Psicoanalisi tenute alla Clarke University:

“Se è un merito l’aver dato vita alla psicoanalisi, il merito non è mio”,

affermazione che possiamo però accettare solo come un omaggio al dr Breuer verso cui provava riconoscenza e stima.

La storia di questo caso ed i suoi risvolti, che rappresentano “il non detto della preistoria della psicoanalisi” (S.V. Finzi) sono stati trattati da diversi autori: oltre a Freud, che ne ha parlato a più riprese nei suoi scritti (oltre al già citato lavoro alle “conferenze”), ho trovato interessanti il libro “Psicoanalisi al femminile” a cura di S.Vegetti Finzi e la recensione di Sergio Bordi sul libro “La storia di Anna O” di Lucy Freeman (apparso sulla Rivista di Psicoanalisi, 1979-3); questi testi fanno riferimento inoltre a E. Jones “Vita e Opere di Freud” (1962). .... continua




Dott. Stefano Pischiutta >Evoluzione del concetto di nevrosi

Il concetto di nevrosi è multidimensionale, in quanto per definirlo occorre valutare diversi parametri. Tra questi, ne cito alcuni che mi sembrano più rilevanti.

Il primo è quello storico-culturale.
Forme particolari di nevrosi sono caratteristiche di una cultura e di un periodo storico. Ad esempio, l'isteria, che è stata il prototipo delle nevrosi classiche studiate da Freud, si manifestava in donne appartenenti prevalentemente alla società borghese mitteleuropea. Queste forma nevrotica è assai rara nei tempi odierni, mentre inizia a diffondersi ad esempio l'alexitimia, un disturbo legato alla difficoltà di leggere le proprie e altrui emozioni.

Il secondo è il fattore differenziale.
La nevrosi si distingue da altri tipi di disagio mentale e da altri tipi di malattie somatiche. Queste ultime sono accompagnate da danni di tipo organico-funzionale, diversamente dalle nevrosi, dove il danno non è di tipo organico, anche se talvolta ne può mimare i sintomi.

La linea di demarcazione che discrimina la nevrosi dalla psicosi e dalla patologia borderline è che in essa, a differenza delle altre due, l'esame di realtà è integro e l'identità è piuttosto definita, anziché diffusa. . .... continua




Dott. Valerio Rubino >La Nevrosi di Transfert

L’atto di nascita della nevrosi di transfert risale al 1914, scritto da S. Freud all’interno di quella pietra miliare che è “Ricordare, ripetere e rielaborare”:

«Se il paziente è tanto compiacente da rispettare le condizioni indispensabili per la continuazione stessa del trattamento, ci riesce in genere di dare a tutti i sintomi della malattia un nuovo significato in base alla traslazione, facendo in modo che la normale nevrosi sia sostituita da una “nevrosi di traslazione” dalla quale il paziente può essere guarito mediante il lavoro terapeutico.» (Freud, 1914, 360).

Il suo sviluppo durante l’analisi costituisce un modello ideale del corso della cura: la nevrosi clinica viene trasformata in una nevrosi di transfert, l’interpretazione della quale conduce alla guarigione. Tornando ad illustrare il concetto in una “Lezione introduttiva” scritta tre anni dopo, Freud sottolinea la profonda trasformazione a cui va incontro la malattia del paziente, i sintomi perdono il loro significato originario e «assumono un nuovo senso, che consiste in un rapporto con la traslazione». (Freud, 1917, 593). .... continua




Dott. Giancarlo Gramaglia >Nevrosi

Sì, proprio quelle da cui Freud è partito per scoprire la psicoanalisi, poi quelle che nel corso dell’anno 1991/92 per la prima volta Giacomo Contri ha distinto e classificato tra le psicopatologie cliniche aprendo la più importante strada in lingua italiana verso la cura.

In ogni persona si ritrovano dei tratti nevrotici, e sono gli unici che possono essere curati. La nevrosi è un errore che come tale si può correggere riconoscendolo. Occorre scendere dalla giostra e trovare un aiuto fidato: da soli si resta afferrati all'offesa ed all'inganno.

Il nevrotico non sa giudicare: non sa trovare un giusto equilibrio tra l’Io di sé (un chi non riuscito) e le relazioni con gli altri del proprio universo. Si ritrova sempre in un tempo che non è il suo. .... continua



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