Per descrivere queste esperienze si usano oggi parole nate nel linguaggio del web, come ghosting, breadcrumbing, orbiting e zombieing, accanto a un termine che appartiene alla psicologia clinica, il gaslighting. Non sono semplici mode: sono strumenti con cui molte persone danno un nome al proprio malessere e scoprono che non è una colpa personale, ma un'esperienza condivisa. Un'indagine su adulti spagnoli tra i 18 e i 40 anni, firmata da Raúl Navarro e colleghi, ha rilevato che circa la metà dei partecipanti non conosceva nemmeno questi termini, pur potendo aver vissuto le situazioni che descrivono.
Quanto è diffuso il ghosting
Il ghosting, cioè l'interruzione improvvisa e senza spiegazioni di ogni contatto, è più comune di quanto si pensi. Le rassegne scientifiche indicano che tra il 13% e il 23% degli adulti americani è stato ghostato da un partner sentimentale, e in Spagna circa una persona su cinque, il 19,3%, ha dichiarato di averlo subito almeno una volta nell'ultimo anno. Il breadcrumbing, ovvero il distribuire briciole di attenzione senza alcun reale coinvolgimento, è risultato ancora più frequente: nel campione di Navarro, il 35,6% degli adulti dichiarava di averlo subito.
Un dato curioso emerge poi dalle ricerche sul versante di chi scompare: molte persone hanno vissuto entrambe le posizioni, quella di chi lascia nel silenzio e quella di chi lo subisce. Questo suggerisce che si tratti di una modalità relazionale diffusa, che dice qualcosa del nostro tempo e non soltanto dei singoli.
Le parole per dirlo
Il ghosting è la sparizione unilaterale: l'altro viene ignorato, bloccato o semplicemente lasciato senza risposta. Il breadcrumbing, dall'inglese briciole di pane, consiste in messaggi sporadici e superficiali, un like ogni tanto, che bastano a tenere vivo l'interesse ma non costruiscono nulla. L'orbiting riguarda chi ha interrotto il dialogo ma continua a restare in orbita, guardando le storie e mettendo like: l'altro sa di essere osservato, ma non può né parlare né voltare pagina. Lo zombieing è il ritorno improvviso di chi era sparito, spesso con un messaggio informale, come se nulla fosse accaduto. Su quest'ultimo termine una precisazione di onestà: è nato nel linguaggio popolare e non dispone ancora di una letteratura scientifica consolidata, a differenza degli altri fenomeni.
Il gaslighting è invece una forma di manipolazione psicologica in cui la percezione della realtà dell'altro viene messa sistematicamente in discussione. Il nome richiama il film Gaslight del 1944, in cui un marito induce la moglie a dubitare della propria lucidità. La sociologa Paige Sweet, in un articolo del 2019 sull'American Sociological Review basato su interviste a quarantatré donne, ha mostrato che il gaslighting non è una semplice divergenza di opinioni, ma un modello ripetuto che si sviluppa in relazioni segnate da squilibri di potere, sfruttando stereotipi e vulnerabilità della persona. È una precisazione importante: usare questa parola per ogni discussione o differenza di ricordi ne svuota il significato e rischia di togliere credibilità a chi la vive davvero.
Perché il silenzio fa così male
Il dolore di chi viene lasciato nel silenzio non è una fragilità personale, e la psicologia offre spiegazioni solide.
La prima riguarda l'esclusione sociale. Nel 2003 Naomi Eisenberger, Matthew Lieberman e Kipling Williams hanno pubblicato su Science un celebre esperimento di neuroimmagine: persone escluse da un gioco virtuale di palleggio mostravano l'attivazione della corteccia cingolata anteriore, un'area coinvolta anche nell'elaborazione del dolore fisico, e l'intensità di questa attivazione era legata al disagio dichiarato. Il dolore sociale, in altre parole, non è soltanto una metafora.
Su questo terreno si inserisce una ricerca italiana. Lo studio di Pancani, Aureli e Riva, dell'Università di Milano-Bicocca, pubblicato nel 2022 sulla rivista Cyberpsychology, ha confrontato le conseguenze di ghosting, orbiting e rifiuto esplicito. Il ghosting è risultato più pesante del rifiuto diretto, con un maggiore senso di esclusione e una minaccia ai bisogni fondamentali di appartenenza, autostima e controllo. L'orbiting, con i suoi segnali ambigui, attenuava in parte le conseguenze rispetto al ghosting, pur restando più doloroso di un rifiuto dichiarato. Detto semplicemente: un no chiaro fa male, ma un silenzio fa male di più.
La seconda spiegazione è la perdita ambigua, concetto elaborato dalla studiosa americana Pauline Boss. Si parla di perdita ambigua quando manca ciò che serve per chiudere: un addio, un motivo, una conclusione. Il lutto non può compiersi perché non c'è un evento definito da elaborare. La mente resta in sospeso e continua a cercare un senso, rimuginando su ogni dettaglio dell'ultima conversazione. Boss sottolinea che chi vive questa condizione non è malato: è bloccato, in attesa di poter andare avanti.
L'attesa che logora: il ruolo del breadcrumbing
C'è però un dato che merita attenzione e che rende il quadro più sfumato. Nello studio di Navarro e colleghi su 626 adulti, pubblicato nel 2020 sull'International Journal of Environmental Research and Public Health, a stare peggio non erano soprattutto le persone ghostate, ma quelle che avevano subito breadcrumbing. Chi riceveva briciole di attenzione riferiva meno soddisfazione di vita, più solitudine e più senso di impotenza. Per il ghosting, invece, non emergeva una relazione significativa con queste dimensioni.
Gli autori non concludono che il ghosting sia innocuo. Propongono piuttosto che molte persone, col tempo, riescano a elaborare una chiusura anche brusca e a recuperare, mentre chi resta in standby, sospeso tra un messaggio e l'altro, non riesce a voltare pagina. È un meccanismo noto in psicologia: le ricompense imprevedibili sono quelle che rendono più difficile staccarsi, perché alimentano l'attesa e la speranza. Una ricerca qualitativa successiva, di Khattar, Upadhyay e Navarro, ha descritto proprio gli effetti di questa dinamica sull'autostima, sull'umore e sulle relazioni future.
Chi sono le persone che spariscono
Per capire il fenomeno aiuta guardare anche l'altra parte. Uno studio dell'Università di Vienna, di Michaela Forrai, Kevin Koban e Jörg Matthes, pubblicato nel 2023 su Telematics and Informatics e condotto su giovani tra i 16 e i 21 anni, ha mostrato che il sovraccarico di messaggi predice il ghosting nelle relazioni sentimentali: sparire diventa un modo per sottrarsi a una sensazione di soffocamento. Lo stesso lavoro ha rilevato che chi aveva ghostato degli amici riportava più tendenze depressive quattro mesi dopo, segno che il silenzio non fa bene nemmeno a chi lo agisce.
Altre ricerche, guidate da Gili Freedman, Darcey Powell, Benjamin Le e Kipling Williams, hanno indagato le convinzioni sulle relazioni. Chi crede nel destino, cioè nell'idea che le coppie o funzionano subito o non funzionano, tende ad accettare di più il ghosting e a praticarlo. Chi crede nella crescita, ossia nell'idea che una relazione si coltivi nel tempo come un giardino, lo giudica più negativamente. Lavori successivi di Powell hanno inoltre collegato l'ansia da attaccamento all'esperienza di essere ghostati.
Ne emerge un quadro importante. Dietro queste condotte non c'è sempre un intento manipolativo consapevole. Spesso ci sono la difficoltà di reggere un confronto scomodo, la paura di ferire o di essere giudicati, uno stile di attaccamento evitante e una scarsa capacità di regolare le emozioni. Questo non rende il comportamento meno doloroso per chi lo subisce, ma permette di spostare lo sguardo da che cosa non va in me a che cosa riguarda l'altro.
Le conseguenze psicologiche e i segnali da non sottovalutare
Chi attraversa queste esperienze, soprattutto se ripetute o prolungate, descrive spesso ansia e rimuginazione continua, controllo compulsivo del telefono e dei profili social dell'altro, calo dell'autostima, tendenza all'autocolpevolizzazione e difficoltà a fidarsi in nuove relazioni. Molti parlano di ansia dopo una rottura che non riesce a placarsi e di una ferita da abbandono che si riapre a ogni nuova conoscenza. Nel gaslighting si aggiunge un elemento ulteriore: la persona non si chiede soltanto perché l'altro si comporti così, ma se i propri ricordi e le proprie emozioni siano attendibili.
Non tutti reagiscono allo stesso modo. Alcune persone recuperano da sole, altre restano intrappolate per mesi. Quando il silenzio continua a occupare i pensieri, a condizionare il sonno, il lavoro o le nuove relazioni, è il segnale che un aiuto professionale può fare la differenza.
Come superare il ghosting: che cosa può aiutare
Il primo passo è riconoscere la natura di ciò che è accaduto. Dare un nome all'esperienza permette di uscire dall'isolamento e di smettere di considerarla una prova del proprio scarso valore.
Il secondo passo è accettare una chiusura senza spiegazioni. Spesso la risposta che si cerca non arriverà, e la guarigione passa dal costruire da soli un significato, senza attendere che sia l'altro a concederlo. Il terzo è ricostruire una bussola interna: ridare legittimità ai propri bisogni affettivi e imparare a distinguere il dubbio sano dalla confusione indotta dall'esterno.
Nel mio lavoro l'approccio è sempre individualizzato: non esiste un percorso uguale per tutti, perché ogni storia, ogni ferita e ogni modo di stare in una relazione richiedono un proprio cammino. Per costruirlo mi avvalgo di diverse tecniche, che scelgo e integro insieme alla persona in base ai suoi bisogni e ai suoi tempi: l'ipnosi, la mindfulness, l'EMDR e i metodi attivi di derivazione psicodrammatica.
Conclusione
Essere lasciati nel silenzio non dice nulla sul proprio valore. Dice molto, invece, della capacità di chi se ne va di stare dentro una relazione fino in fondo, anche nel momento della fine. Capirlo non cancella il dolore, ma permette di attraversarlo senza portarsi dietro la colpa.
Se riconosci in queste righe qualcosa della tua esperienza e senti che il peso di quel silenzio ti accompagna da troppo tempo, un percorso con uno psicoterapeuta può aiutarti a ritrovare chiarezza e fiducia. Ricevo a Noale, in un ambiente riservato e ad uso esclusivo, giovani adulti e adulti che desiderano un supporto psicologico dopo una rottura, un abbandono o una relazione che li ha lasciati confusi.
Fonti principali
Eisenberger, N. I., Lieberman, M. D., Williams, K. D. (2003). Does rejection hurt? An fMRI study of social exclusion. Science, 302, 290-292.
Pancani, L., Aureli, N., Riva, P. (2022). Relationship dissolution strategies: comparing the psychological consequences of ghosting, orbiting, and rejection. Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace, 16(2).
Navarro, R., Larrañaga, E., Yubero, S., Víllora, B. (2020). Psychological correlates of ghosting and breadcrumbing experiences: a preliminary study among adults. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(3), 1116.
Navarro, R., Larrañaga, E., Yubero, S., Víllora, B. (2020). Ghosting and breadcrumbing: prevalence and association with online dating behavior among young adults.
Khattar, V., Upadhyay, S., Navarro, R. (2023). Young adults perception of breadcrumbing victimization in dating relationships. Societies, 13(2).
Forrai, M., Koban, K., Matthes, J. (2023). Short-sighted ghosts. Telematics and Informatics, 80.
Freedman, G., Powell, D. N., Le, B., Williams, K. D. (2019). Ghosting and destiny: implicit theories of relationships predict beliefs about ghosting. Journal of Social and Personal Relationships, 36(3), 905-924.
Sweet, P. L. (2019). The sociology of gaslighting. American Sociological Review, 84(5).
Boss, P. (1999). Ambiguous loss: learning to live with unresolved grief. Harvard University Press.
Sei stato lasciato senza spiegazioni? Scopri perché il ghosting fa male, cosa dice la ricerca scientifica e come ritrovare serenità con un percorso di psicoterapia riservato a Noale.
#ghostingcosafare
#comesuperareilghosting
#ghosting #gaslighting #breadcrumbing #orbiting
#psicologonoale #psicologoscorzè #psicologosalzano #psicologomartellago #psicologomirano #psicologosantamariadisala #psicologopianiga #psicologospinea #psicologomassanzago #psicologotrebaseleghe #psicologozerobranco #psicologocamposampiero #psicologopiombinodese #psicologovigonza
commenta questa pubblicazione
Sii il primo a commentare questo articolo...
Clicca qui per inserire un commento