Problemi relazionali

Adolescente senza amici

Livia

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Salve,
sono la mamma di un ragazzino di 15 anni con grandi difficoltà di relazione. In sostanza non ha amici.
Ha da sempre problemi di socializzazione, fin da piccolo, quando all'asilo talvolta mordeva per difendersi. Alle elementari è stato pesantemente deriso e spesso allontanato dal gruppo. Purtroppo anche le insegnanti non hanno collaborato, rifiutando di instaurare un dialogo con noi genitori. Si è parlato di bullismo, il dirigente scolastico è intervenuto sia con le maestre che con alcuni compagni. Alle medie il primo anno molto bene, il bambino era rifiorito , tant'è che abbiamo sensibilmente ridotto la psicoterapia iniziata alla fine della terza elementare. Verso circa metà della seconda media sono iniziati nuovamente i problemi: prese in giro pesanti, qualche botta di troppo da parte dei compagni , lancio dello zaino ecc. Tra le varie conseguenze ovviamente c'è stato il rifiuto da parte di mio figlio a partecipare alla gita di scuola di 3 giorni.Ma ancora aveva due compagni con i quali stava bene , in particolare uno che era anche compagno di squadra (pallacanestro) . In terza media sempre peggio , e perfino i due "amici" gli hanno voltato le spalle. A seguito di alcuni gravi episodi ho chiesto aiuto ai docenti che sono intervenuti prontamente . Ma ormai era maggio e il risultato è stato che ha terminato la scuola con tanta amarezza, solo, e senza partecipare alla festa di fine anno e alla gita. Ora è in prima superiore e avendo fatto la "malsana" scelta di frequentare uno degli Istituti tecnici nel paese dove viviamo, all'inizio alcuni compagni hanno ricominciato con le prese in giro delle medie, smesse dopo alcuni mesi grazie ad un approccio diverso di mio figlio sostenuto 3 compagni. Al momento mio figlio dice di trovarsi bene con la classe, ma i rapporti non vanno oltre la frequentazione dell'orario scolastico. A parte una volta in cui si sono trovati per fare un lavoro di gruppo, poi ho scoperto che successivamente è stato nuovamente escluso. Non è mai voluto andare all'oratorio perché frequentato dal gruppetto che lo ha sempre preso di mira. Da 6 anni gioca a basket ma anche qui dallo scorso anno la frequentazione si limita agli allenamenti e le partite, raramente viene chiamato per un'uscita. Tra l'altro è una squadra molto competitiva, e mio figlio non è assolutamente tra i più forti, incomincia a stare molto in panchina deprimendosi ancora di più. Vorrebbe smettere, comprensibile, ma temiamo che ciò possa isolarlo ancora di più. Per la paura del rifiuto (perché spesso avviene ) il più delle volte evita di chiamare qualcuno per uscire, tolti i compiti trascorre il tempo al pc. Da ottobre scorso ha nuovamente intrapreso un percorso di psicoterapia, con scarsi risultati. Infine è piuttosto geloso del fratello minore di 3 anni, che è completamente l'opposto, molto ricercato, ben voluto da tutti, più sicuro di sè . Sono molto preoccupata, da mamma fa tanto male rendersi conto di avere un figlio palesemente antipatico, sebbene per me non lo sia, non so più cosa fare, per mio marito è quasi una vergogna, lo colpevolizza, io sono angosciata e molto dispiaciuta per lui.
Vi ringrazio per l'attenzione.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Signora Livia,


il suo dispiacere e la sua difficoltà per la situazione di suo figlio sono assolutamente comprensibili oltre che palpabili. Evidentemente nel ragazzo nel tempo si sono instaurati dei disagi e delle scelte difensive che certo dovranno essere approfonditi ed indagati nel percorso personale di suo figlio. Viste le sue titubanze circa il rapporto di suo figlio con la terapeuta che già lo segue consiglierei un incontro tra voi e in modo da chiarire quei dubbi che la collega riterrà poter riferire senza inficiare la fiducia con il ragazzo. Consiglio inoltre di valutare un suo percorso personale per meglio affrontare questo suo momento di disagio.


Un caro saluto. 


 

Gentile Livia, se suo figlio sta già seguendo un percorso di psicoterapia credo che valga la pena di continuare: lui come si trova con il/la terapeuta? Sente che il lavoro che fanno è utile, che ha senso per lui? Cosa intende con "scarsi risultati"? Avete avuto qualche colloquio, almeno iniziale, con il collega? Se lei si sente così tanto angosciata potrebbe chiedere un consulto psicologico per se stessa (da un altro collega), in modo da gestire meglio i sentimenti che prova rispetto a suo figlio e all'intera situazione. Molti auguri. 

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