Problemi relazionali

Buongiorno ho 29 anni e ho grosse difficoltà nei rapporti con gli uomini motivo per cui le mie relazioni dopo circa due anni si arenano

christelle

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Buongiorno ho 29 anni e ho grosse difficoltà nei rapporti con gli uomini motivo per cui le mie relazioni dopo circa due anni si arenano. La mia storia familiare è caratterizzata da una madre con comportamenti instabili alternati da momenti di idillio e eccessiva premura a momenti durante i quali mi rifiuta, mi insulta e manifesta necessità di momenti di isolamento perchè per citare le sue parole “non mi sopporta“. Spesso dichiara di non essere soddisfatta di come sono, di non riuscire ad accettarmi, di non sentirsi amata e tende ad invertire i ruoli tra noi, posizionandosi come una figlia bisognosa di affetto ma carica di rabbia e atteggiamenti infantili. Inutile proporle una terapia perchè crede di non averne necessità. Purtroppo io per quanto mi impegni riproduco lo stesso comportamento alternando momenti di amore a scoppi di ira, feroci, aggressivi e con la fuga attraverso continue rotture del rapporto. Mio padre, divorziato da mia madre, mi prega da anni di interrompere il rapporto con mia madre e di dedicarmi alla mia vita, ma quando ho provato sono stata assalita da senso di colpa e nostalgia. Non riesco ad accettare che non potrò avere un rapporto equilibrato con lei e spesso mi sento il problema. Nelle relazioni sono infantile, a tratti capricciosa e insaziabile di attenzioni e rassicurazioni. Cosi alla fine pur essendo carina e intelligente le persone si allontanano. Vi prego di aiutarmi ho fatto di tutto, dalla terapia, alle costellazioni, alle tecniche di gestione dello stress ma adesso inizio a sentirmi senza via d'uscita e mi sento soffocare. Spero di cuore in un vostro gentile consiglio. Grazie

17 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno,

sembra proprio che lei abbia fatto molti tentativi per cambiare il suo stato di disagio. Dal suo breve racconto emerge un forte ancoraggio con il suo passato, con la sua storia personale, quasi a voler cercare la dinamica causa-effetto che ha prodotto quello che lei è oggi. Fritz Perls, psicanalista e padre della Psicoteria della Gestalt, diceva ai suoi pazienti: "non mi interessa quello che ti hanno fatto nella tua vita ma quello che intendi fare adesso con quello che ti hanno fatto nella tua vita".  Il primo passo è sempre uscire dalla posizione in cui ci si sente invischiati nelle dinamiche del passato. Lei non è solo il frutto della sua storia ma è anche una storia in divenire. Provi a guardare cosa c'è davanti a lei, contatti le sua parti creative, quelle che non ha mai espresso e si chieda perchè preferisce soffocare in una situazione ben conosciuta e senza via d'uscita piuttosto che affrontare l'ignoto di una vita ancora tutta da scrivere. Un abbraccio.

buona sera

sono la dott.ssa filomena lopez psicologa psicoterapeuta , credo che il consiglio di suo padre prima o poi lo dovra seguire, non si tratta di abbandonare sua madre ma di salvaguardare lei sua madre ha fatto la sua scelta ma lei ancora no, trovi un terapeuta se mi posso permettere in bioenergetica per scaricare tensioni e aggressività... lo faccia subito, in terapia scoprira perche lei lascia i suoi ex, perchè ripete i comportamenti di sua madre, non si senta in colpa, si prenda cura di se chi sa che il rapporto con sua madre per quanto possibile possa funzionare, pensi un po alla ragazza di 29 anni , ai suoi desideri e bisogni ...

Gentile Christelle,

 

mi spiace molto per la situazione difficile e delicata che si sta trovando a vivere.

Non è mai facile riuscire a riconoscere e ad accettare la complessità delle relazioni che ci legano alle persone più significative della nostra vita, come i nostri genitori, a causa del forte coinvolgimento emotivo. E’ naturale che questa consapevolezza maturi mano a mano che cresciamo ed iniziamo a intraprendere il nostro percorso di vita in autonomia rispetto alla nostra famiglia di origine. E’ molto importante in questi casi, cercare di dare priorità alle proprie esigenze e ai propri bisogni senza sentirsi in colpa per l’altra persona; dedicare maggiori attenzioni a sé e al proprio benessere prendendosene cura, non significa recidere un legame importante col proprio genitore, ma solo gestirlo in un modo più funzionale per entrambi. Potrà essere certamente faticoso, ma non impossibile. Da quanto ha descritto, mi sembra che lei abbia già provato ad attivarsi in vari modi per migliorare questa situazione, anche se sua madre ha rifiutato l’idea di intraprendere un percorso psicologico. Cosa le ha impedito di proseguire? Sarebbe interessante comprendere meglio le ragioni di questa situazione di "impasse" per poter recuperare lo stimolo necessario per iniziare ad elaborare più in profondità questa difficoltà.

Qualora lo desiderasse, può contattarmi via mail per accordarci per un primo colloquio presso il mio studio a Villasanta.

Un caro saluto.

Buonasera, ciò che racconta mi fa pensare ad una situazione nella quale lei si sente incastrata fra un desiderio di vicinanza ( riconoscimento- affetto) verso sua madre e contemporaneamente un desiderio di realizzarsi come donna, come persona divisa da sua madre. Noi sistemici chiamiamo queste situazioni difficoltà nello svincolo, cioè nell'individuare una nuova strada che sia evolutiva per lei e anche funzionale alle relazioni familiari.

Potrebbe esserle utile una psicoterapia ad orientamento sistemico relazionale che preveda degli allargamenti di setting con sua madre.

Sono a disposizione.

Buongiorno Christelle,

non credo che sia possibile né serio darle alcun consiglio senza conoscere approfonditamente la sua situazione. Che cosa è successo col suo terapeuta? Perché ha interrotto la terapia? La sua situazione di partenza, avendo avuto dei legami primari così carenti, certo non fa pensare a un percorso breve. Non ha pensato di tornare dalla persona da cui era in cura e dire apertamente che ora non ce la fa più e si sente senza via d'uscita?

Le faccio molti auguri di poter riprendere un efficace percorso di aiuto. Qualora fosse impossibilitata a continuare con la persona che l'ha seguita in precedenza, può ricontattarmi attraverso questo sito.

Cari saluti

Carissima Christelle,

la descrizione che lei fa del suo rapporto con sua madre fa pensare all'ipotesi che lo stile di attaccamneto costruito nella relazione materna sia di tipo insicuro-ambivalente, ovvero privo della capacità di fornire una sicurezza di base e oscillante tra richiesta di vicinanza e bisogno di distanza. Purtroppo lo stile di attaccamento di una persona non si cambia facilmente nella vita adulta con un altro di tipo completamente diverso, ma può essere  modificato, reso più flessibile attraverso esperienze affettive e relazionali di tipo "correttivo". Significa che se lei trovasse una persona con cui sperimentare sicurezza e affidabilità per un periodo di tempo significativo, ciò potrebbe innescare cambiamenti importanti. Ma in questo caso lei dovrebbe aspettare d'incontrare una persona con queste caratteristiche e ciò non dipende solo da lei, ovviamente. L'alternativa potrebbe essere trovare la forma di psicoterapia più adatta a lei, anche se lei accenna ad esperienze del genere già provate, senza grandi risultati, immagino. Tuttavia non chiarisce che genere di terapie ha provato e di che durata. Anche una relazione terapeutica, se instaurata con la tecnica e la persona giusta, può diventare nel tempo una relazione "correttiva" rispetto alle disfunzioni da lei vissute nel rapporto con sua madre. Osservo, tra le altre cose che lei segnala, il fatto che si è trovata, in alcune fasi del legame con sua madre, a vivere questo rapporto a ruoli invertiti, come se dovesse accudire e sostenere lei sua madre, invece del contrario. Queste esperienze dolorose spesso lasciano ferite profonde, soprattutto nei nostri schemi relazionali adulti. Solo un lavoro terapeutico paziente, non proprio di breve durata, può aiutare a venire a capo di queste problematiche. Quindi, se anche ha già provato a sottoporsi a psicoterapia (secondo lei senza successo), non dimentichi che anche questo genere di esperienze, in fondo, sono incontri tra due persone, in cui si tratta di capire se può nascere una relazione significativa (in questo caso di tipo terapeutico), come capita nella vita di ogni giorno nell'incontro con l'Altro. Potrei suggerirle alcune tipologie di psicoterapia su cui potrebbe orientarsi, ma mi sembra prematuro, senza sapere prima quale tra esse lei stessa hà già sperimentato. Se vuole ulteriori chiarimenti mi scriva nuovamente, indicandomi quale psicoterapia (oltre a costellazioni familiari e gestione dello stress) ha intrapreso in precedenza e di che durata. Potrò allora essere più preciso nel fornirle eventuali nuove indicazioni. Tenga presente che il suo non è un "sintomo" (ansia, fobia, disturbi post-traumatici, ecc) che con terapie mirate e adeguate si può risolvere a volte anche in tempi brevi (lo dico per esperienza diretta), ma una sorta di "distorsione degli schemi relazionali", che per essere rimodulati richiedono pazienza e perseveranza nell'impegno in terapia. Non si scoraggi, comunque: alla sua età le risorse e le energie per raddrizzare la rotta nel mare dei legami affettivi sono ancora intatte. Deve solo fare "l'incontro giusto", che sia un uomo importante nella sua vita affettiva, che sia nel caso del suo futuro terapeuta.

A sua disposizione se vorrà approfondire il problema.

Cordiali saluti

Gentile Christelle,

allontanarsi dalla madre o "attraversarla" psichicamente per eliminarre le scorie di relazioni faticose e incontrarla finalmente?  Le tue incertezze appartengono anche alla tua identità profonda che si costruisce e ricostruisce sulla figura del genitore dello stesso sesso: (genitore omologo). Per te, dunque, sulla mamma. Se ti interessa questa prospettiva, puoi rivolgerti al Centro EUDIA di Milano, dove potrai incontrare colleghi con cui avviare un percorso (anche con tua madre)  di riconoscimento e di rinforzo della tua identià profonda.  Buon lavoro,

gentilissima, ha mai pensato eventualmente ad un percorso di psicoterapia? questo potrebbe aiutarla ad affronatare, con il tempo, questa sua difficoltà da lei raccontata. Penso che potrebbe essere una strada utile per lei, e percorribile.

Cordiali saluti

Tu scrivi: "Nelle relazioni sono infantile, a tratti capricciosa e insaziabile di attenzioni e rassicurazioni. Cosi alla fine pur essendo carina e intelligente le persone si allontanano". Partendo da quello che scrivi e dal tuo modello familiare , valuta che spesso la sofferenza in amore dipende nn dalla affettivita’ ma  dalle illusioni che gli attacchiamo addosso e dalle convinzioni che abbiamo sull'amore. In primis cerchiamo di individuare gli atteggiamenti, le parole, i pensieri che ci condannano a sofferenze inutili. Così potremo salvarci da quella tipica "coazione a ripetere" che ci porta a rivivere anche con un nuovo partner gli errori commessi in passato. E’ necessario ampliare la capacità di guardare senza filtri noi stessi e l'altro.Bisogna osservare come ci comportiamo e con quali atteggiamenti mentali ci disponiamo verso la coppia. Così come ci sono modi di guardare alla relazione con la mente aperta, libera da luoghi comuni pericolosi, esistono atteggiamenti a rischio che ci allontanano da un rapporto sereno con l'altro .Probabilmente adottare modelli di comportamento già collaudati ,impedisce di valutare l’altro con occhi diversi preparando così il terreno alla "coazione a ripetere": stessi errori, stessi dubbi, stessi conflitti. E rendendo  vecchia e scontata anche una relazione appena nata. Abbandona il repertorio amoroso di sempre e buttati nella nuova relazione amorosa con uno sguardo diverso e con un nuovo repertorio .Dai importanza al presente. Fai in modo che aspettative e obiettivi futuri non offuschino i desideri attuali tuoi e del partner. Se vivi il presente ti accorgerai di un sacco di cose belle che trascuravi .Per amarsi occorre sempre rimanere "due". Fai in modo che la coppia non si chiuda , che  non tema il confronto con l'esterno, la coppia per sopravvivere deve essere  curiosa, permeabile e utilizzare gli stimoli esterni per rimettersi in gioco e attuare un autentico scambio con l'altro. Per nn ripetere lo stesso schema relazionale bisogna individuare gli atteggiamenti, le parole, i pensieri che ci condannano a sofferenze inutili. Così potremo salvarci da quella tipica "coazione a ripetere" che ci porta  anche con un nuovo partner a ripetere gli errori commessi in passato .Come riconoscere se il nostro modo di amare è sano e portatore di benessere o se invece prepara il terreno a infelicità e frustrazione? Basta osservare come ci comportiamo e con quali atteggiamenti mentali ci disponiamo verso la coppia. Così come ci sono modi di guardare alla relazione con la mente aperta, libera da luoghi comuni pericolosi, esistono atteggiamenti a rischio che ci allontanano da un rapporto sereno con l'altro. Adottare modelli di comportamento già collaudati spesso  impedisce  di sperimentare modi di essere ancora inesplorati. Preparando così il terreno alla "coazione a ripetere": stessi errori, stessi dubbi, stessi conflitti. E rendendo  vecchia e scontata anche una relazione appena nata.

 

Buongiorno, Sicuramente  i suoi eventi  personali  non hanno  supportato sufficientemente quello che è il senso di sicurezza che in effetti si dovrebbe costruire  in una  equilibrata relazione genetoriale, alcune problematiche  però non possono essere gestite a livello conscio, ma a livello inconscio. Qualsiasi tipo di supporto psicologico  lei abbia seguito, sicuramente  le è servito solo in parte per tamponare una situazione che altrimenti sarebbe stata ingestibile,  per così dire  lei ha fatto solo un  "pezzo di strada" e ancora ne ha da percorrere. Lei fa una buona analisi, possiede strumenti cognitivi adeguati  sia a farsi domande che a rispondersi, ma non sempre questo la  aiuta a trovare la soluzione, in particolare se questa è profonda e inconscia e quindi sconosciuta almeno fino a quando lei non   se rende condo, il mio consiglio è quello di intraprendere una  psicoterapia corporea che vada  a ricostruire gli aspetti affettivi carenti al fine di ridarle una nuova identità che le permetta di avere una vita soddisfacente.

Cordialmente

 

Buongiorno, certo andrebbe approfondito meglio la relazione con la madre, ambivalente anche da parte sua, della sua necessità di starle vicino così tanto che poi si fa male portando ad un allontanamento ma ciò crea in lei nuovo disagio e malessere e così ricerca nuovamente il contatto...ed ecco che si ripete il circolo vizioso. Il percorso terapeutico sarebbe utile in primis a lei per cercare di trovare la sua strategia equilibrata nelle gestioni delle relazioni affettive profonde sia con sa madre, ma anche, come lei inizialmente chiede, con gli uomini.

Gentilissima Christelle

Ho letto con attenzione la sua appassionata invocazione di aiuto. Spesso la storia di vita di tante persone viene spiegata e giustificata in “relazione causa-effetto” con la storia dei propri genitori e/o antenati. Di fatto, come lei illustra, ha effettuato numerosi interventi a proprio sostegno, con lo scopo di comprendere il nesso che lega la sua esistenza rispetto a quella dei suoi genitori. Questo orientamento, se non porta “risultati”, rischia altresì di infondere e/o costruire la credenza che la propria mancata evoluzione dipenda inevitabilmente dalle scelte che altri hanno fatto nel passato e che, per definizione, non sono più recuperabili e/o riscrivibili. In altre parole, il rischio è di giungere, attraverso un consequenzialità lineare, a ritenersi così in quanto così erano i propri genitori. Personalmente sono più propenso a ritenere che la vita delle persone, solamente in parte risulta spiegabile con le scelte dei propri avi e che pertanto, attraverso questo diverso percorso autoconoscitivo, occorre diventare consapevoli della propria unicità umana, oltre che motivazionale rispetto ai propri atteggiamenti e comportamenti. Ecco allora che in tale ottica si può aprire un grande fronte esperienziale e conoscitivo al tempo stesso, che parte e arriva alla persona stessa. Credo anche che, più investighiamo noi stessi in relazione al passato dei propri genitori, più rischiamo di inesplorare altri importanti fronti evolutivi nostri, assolutamente appassionanti rispetto al consolidamento della propria consapevolezza globale. Spero di non annoiarla, dicendo che forse ha bisogno di ritrovarsi e individuarsi lei con le sue belle qualità, a prescindere dalle influenze psicologiche, più o meno terapeutiche, che ha incontrato e che può incontrare tuttora. Forse ciò che le "succede" non è fine a se stesso, ma può esserle implicitamente funzionale ad un altro suo personale livello di equilibrio. Forse, senza saperlo, tutto ciò la sta proteggendo da rischi maggiori, piuttosto che affidarsi in modo "stabile" ad una relazione duratura. Solitamente questo tipo di esplorazione personale, apre la strada alla consapevolezza della propria attiva discrezionalità in fatto di relazioni affettive.... Con la certezza di non aver esaurito i suoi dubbi, la saluto con molto affetto,

Gentile,

capisco la sua preoccupazione che immagino possa riferirsi non solo al presente ma anche al suo futuro e alla possibilità di godere di una relazione sentimentale nella quale possa sperimentare stabilità, protezione, progettualità ed un più generale clima di serenità.

Dalle parole che utilizza e dai collegamenti di cui accenna rispetto alla sua vita personale e alla sua vita familiare, mi viene da pensare che il percorso di terapia che in passato ha intrapreso possa averla senza dubbio aiutata a comprendere un pò meglio chi lei sia e il motivo di alcuni atteggiamenti, pensieri e sentimenti. D'altronde, noi siamo profondamente influenzati dall'ambiente primario familiare nel quale cresciamo, e spesso le dinamiche che abbiamo vissuto in famiglia continuano a influenzarci e a riproporsi anche in età adulta. 

Ovviamente quella che lei descrive è una situazione complessa, di cui sarebbe necessario conoscere più approfonditamente alcuni dettagli per poterle dare un parere professionale più preciso. Certo, il consiglio che vorrei darle è quello di contattare uno psicologo al fine di valutare meglio la sua situazione, e capire quindi quale sia il miglior modo di procedere affinchè si possa spezzare la "catena della ripetizione" di dinamiche familiari.

Qualora lo ritenga opportuno, può contattarmi per un consulto.

Cordiali Saluti

Inizierei dalla fine della sua richiesta. Ha tentato “di tutto“, a quanto pare inutilmente. Ora inizia a sentirsi “senza via d'uscita“, si sente di “soffocare“... La questione da porsi è questa: “chi“ si sente così? E' proprio Lei? O forse, piuttosto, è ormai così “dentro“, così “identificata“, con una certa idea, una certa immagine di sè stessa, da non poter neppure concepire di essere altro... I sintomi che avverte potrebbero esser visti, allora, come il “segugio che non molla la presa“, che non le consente un simile accomodamento con sè stessa. Forse sono essi stessi la terapia in atto. Una terapia a cui, a differenza delle precedenti, lei evidentemente non può sottrarsi. Un saluto

Cara Christelle,

dalla sua lettera accorata traspare che lei ha, per così dire, tutti i pezzi del suo puzzle davanti, ma non “riesce” a metterli insieme per completare la figura, ma non perché non le sia chiara quest’ultima, anzi! E’ proprio accettare la figura finale che le sembra creare, da ciò che lei scrive, lo sforzo maggiore.

Le è chiaro, infatti, magari lei non ne è davvero consapevole eppure lo dice e lo pensa, che i suoi problemi con il maschile nascono da un problema col femminile, un femminile materno, per di più.

Anche suo padre, da parte sua, l’ha spinta a cambiare il suo tipo di rapporto con sua madre, ma lei dal suo tentativo di farlo ricava solo senso di colpa e nostalgia…

Il senso di colpa ci sta tutto: è tipico in questi casi – mi creda, la sua non è una situazione unica, se questo dato di fatto le cambia qualcosa – di madri infantili. Nel momento in cui il figlio cerca di allontanarsi per seguire la propria vita questi si sente “come se” e sottolineo “come se” abbandonasse la madre a se stessa, dimenticando che quella madre è la stessa persona adulta che l’ha messo al mondo e che ha comunque gestito la propria vita da prima che il figlio nascesse.

Più insidiosa, nel suo caso, del senso di colpa, però, mi pare la sua nostalgia. Conosce l’origine della parola nostalgia? E’ il dolore/desiderio del ritorno a qualcosa che è lontano ma non tanto nella distanza quanto nel tempo. Un ritorno impossibile quindi, in realtà, e quando proviamo nostalgia in fondo siamo coscienti della sua insensatezza ma questo è il sentimento e come tale lo proviamo. Perché siamo umani.

Quindi la sua nostalgia è il desiderio di tornare indietro nel tempo a… Quando? Da quel che lei scrive, il rapporto con sua madre è sempre stato così come lei lo descrive oggi.

Forse però da piccola lei aveva ancora la non completa visione delle cose e, implicita, anche la speranza di riuscire a farsi accettare lei da una madre così altalenante nei suoi modi di fare e di essere.

C’è un altro dettaglio, nascosto tra i suoi pezzi di puzzle sparsi: se è vero, come immagino sia vero, che sua madre fa difficoltà ad accettarla – probabilmente è il suo desiderio di separarsi che non accetta – è pure vero che anche lei fa fatica ad accettare sua madre per quello che lei effettivamente è e non per come lei vorrebbe che fosse.

Se ci riuscisse avrebbe probabilmente meno difficoltà a prendere le distanze da lei perché la vedrebbe per quello che è: una donna che ha le sue difficoltà e non riesce ad accettarle né ad affrontarle – ricordi i suoi suggerimenti di una terapia che lei ha respinto perché, dice, non ne ha bisogno.

Ma non è rimanendole accanto che la aiuterà a risolvere i suoi problemi, anzi! C’è il rischio paradossale che la sua vicinanza dia a sua madre quel tanto di sicurezza – nonostante tutto – da farle davvero ritenere di non aver bisogno di aiuto.

La invito quindi a seguire il consiglio di suo padre e a cercare un diverso modo di voler bene a sua madre. E anche a lei stessa. Si, lei per prima dovrebbe imparare a volersi un po’ più bene, ad accettarsi lei per prima un po’ di più. Questo le permetterebbe di non sovraccaricare le sue relazioni – che sono poi il motivo che l’hanno spinta a scrivere - di continue richieste di attenzioni e di repulsioni. Ancora una volta il suo intuito le suggerisce bene: lei di fatto replica nelle sue relazioni lo stesso comportamento di sua madre. Ottenendo per altro ciò che sua madre per prima ha ottenuto, cioè che suo padre si allontanasse.

Non è replicando la vita di sua madre che le starà più accanto, al più sarà vittima dei suoi stessi naufragi esistenziali.

Cerchi un aiuto, se lo sente utile per lei stessa. E impari prima di tutto ad amare ciò che lei è. Impari ad essere per lei ciò che sua madre non è stata capace di essere. E mi rendo conto, mi creda, che solo rinunciare a questa illusione di ritorno sia già un bello scoglio. Ma è la via più sana, se lei vuole, come dice, costruirsi una vita relazionale e personale il più possibile sana, e vorrei dire felice, ma immagino questa parola suoni alle sue orecchie, ora come ora, come la proverbiale fenice che tutti nell’antichità dicevano esistere ma che nessuno pareva aver mai vista.

Però mi permetta, e con questo mi congedo da lei, di ricordarle che la fenice, per quanto creatura mitica e leggendaria, aveva però la non trascurabile caratteristica di saper rinascere dalle proprie ceneri. Lei è ancora giovane, ha tutto il tempo per ricostruirsi e diventare davvero la donna che potrebbe essere. La donna che dentro di lei, da qualche parte, già esiste. Deve solo crederci.

Con i miei migliori auguri di tutto

Cara Christelle,

da quanto scrive percepisco la Sua sofferenza e soprattutto comprendo bene la sensazione "senza via d'uscita". A tal riguardo, le posso dire che in realtà nulla è impossibile perchè esiste sempre un'alternativa, ma la probabilità con cui riusciamo ad intraprendere strade diverse dipende da numerosi fattori.

Sarei lieta di darLe un aiuto e indicazioni più precise attraverso un colloquio finalizzato a capire meglio alcuni aspetti della Sua storia e delle Sue difficoltà relazionali. A tal fine, Le assicuro anticipatamente la massima disponibilità a concordare tempi e costi, precisando che lavoro a Milano.

Se lo desidera può contattarmi direttamente via mail

A presto!

Cara Christelle, sono profondamente dispiaciuto per il tuo malessere. Ti consiglio di affidarti ad un collega della tua zona, possibilmente Specialista in Psicoterapia Analogica ed in Ipnosi Terapia Dinamica al fine di " resettare " il tuo vissuto per poterti incamminare lungo la strada della FELICITA' intesa nel perseguire i tuoi SOGNI in piena LIBERTA' e in pace con la tua COSCIENZA. Se vuoi mi puoi telefonare per poi incontrarci tramite Skype. Ciao, a presto.

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