Cosa fare con un genitore che non si rende conto di essere egoista?

Alessandra

Salve. Proverò brevemente (per quanto possibile) a spiegare il contesto in cui mi trovo e che mi ha portato alla volontà di rivolgermi a un professionista.
Da quando ho 8 anni vivo in una famiglia monogenitoriale in cui la figura di riferimento è mia madre. È una persona energica, determinata e forte che è riuscita ad attraversare qualunque difficoltà per amore della famiglia ed è sempre stata molto presente, probabilmente anche troppo. Il nostro rapporto è sempre stato molto bello e intimo ma intorno all’adolescenza è diventato quasi morboso, pieno di standard, invasioni della privacy e molto poco rispetto degli spazi altrui (con più altri problemi legati al mio orientamento sessuale non accettato). Ho 26 anni adesso, e questo rapporto è sempre più costellato da velate minacce, frasi che mirano a farmi sentire in colpa per il fatto che non vivo vicino a lei oppure non decido di passare tutto il mio tempo libero con lei. Questo succede anche se non la chiamo più volte al giorno o se per qualunque ragione devo interrompere la conversazione prima del previsto. Nel suo modo di vederla, io dovrei essere riconoscente per i suoi sacrifici a mia volta sacrificandomi al 110%, mettendo da parte amici e vita privata. Non è una forma di vittimismo pietoso, quanto più di aggressività e cattiveria che mirano proprio a ferirmi: quando provo a farle capire che mi fa stare male, la risposta che ricevo è essere accusata di vittimismo e di essere “troppo drammatica”. Da quando sono andata via di casa Mi fa sentire in difetto per qualunque cosa, costantemente, disinteressandosi alla mia vita in modo palese o peggio facendolo apposta, cambiando argomento e svalutando sempre quello che ho da dire sulla mia vita privata. Io vorrei farle capire che questa cosa sta distruggendo il nostro rapporto, già complicato di base, e che non mi porta a voler passare più tempo con lei, ma purtroppo non esiste un dialogo che non venga troncato da queste accuse di vittimismo e chiuso alla svelta concludendo che il problema sono io che mi immagino cose che non sono vere. Come dovrei comportarmi? Questa cosa mi sottrae troppe energie mentali perché è quotidiana, e se provo ad allontanarmi sto peggio pensando di essere una pessima figlia.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Alessandra, mi  dispiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo bene quanto  possa essere difficile convivere con questa situazione riportata.

E prima degli 8 anni la sua famiglia com'era? C'era una persona vicino a sua madre? La signora potrebbe aver investito troppo su di lei andando a creare un rapporto fusivo che, se in qualche modo si può tollerare quando si è piccoli, è normale che a 26 possa creare notevoli disagi.

Credo che debba , innanzitutto, allontanarsi il più possibile dall'idea " se mi allontano, sono una cattiva figlia" - "se mi vivo le mie esperienze senza mia madre, sono una cattiva figlia" e riuscire ad instaurare un dialogo con sua madre al fine di esprimere i propri pensieri e vissuti emotivi in maniera chiara e sincera, ma senza giudizio.

Ritengo che sia molto utile che entrambe, in maniera però individuale, possiate rivolgervi ad un professionista al fine di elaborare, ciascuna di voi, le vostre difficoltà in merito alle situazioni attuali e passate.

Credo che un consulto psicologico possa aiutarla, Alessandra, a esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Resto a disposizione, anche online.

 Cordialmente, dott FDL 

Gentile Alessandra,

come prima cosa sta già riformulando in modo iniziale il suo rapporto con mamma. Già descrivendo la situazione, ponendo un'attenzione sia emotiva sia in riferimento al vissuto e ai vari comportamenti si sta interrogando e ponendo i primi mattoncini riflessivi.

Mamma forse ha paura di un suo possibile abbandono? Potrebbe essere una persona sola? Non avere la capacità empatica e di somatizzazione delle proprie emozioni o paure o frustrazioni personali?

Da come scrive non mi sembra una persona e figlia che sta abbandonando mamma ma anzi una donna che sta cercando di ricreare la propria vita nel miglior modo possibile, ritagliandosi anche i suoi spazi ma ogni tanto vedendo e andando a trovare mamma.

Lei ora non è più solo figlia ma deve considerare anche la sua vita privata di donna, lavoratrice/studentessa (questo non lo so) ed eventualmente partner e/o futura mamma.

Lei come mai si sente sbagliata? Ciò è portato dalle parole di mamma o perchè anche a lei sembra di esserlo?

Le consiglio di valutare un percorso di psicoterapia individuale per riformulare meglio il suo vissuto, avere uno spazio suo di ascolto e dialogo. Qui non solo potrebbe ritrovare se stessa, conoscersi meglio, magari anche cercare un dialogo costruttivo eventualmente con mamma o trovare una accettazione personale di distacco "totale o parziale" nel tempo e nuove modalità di interazione ma anche aprirsi in un contesto senza giudizio e coperto da segreto professionale.

Gli incontri inoltre sono detraibili come spesa sanitaria.

Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.

Le auguro di trovare presto una soluzione al suo problema.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online