Problemi relazionali

Non sappiamo gestire le emozioni?

Sara

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Buongiorno, ho un bimbo di 8 anni, ha sempre dimostrato di essere socievole tant'è che in qualsiasi contesto si trova non si vergogna a inserirsi in un gioco o a domandare a bimbi che non conosce di poter giocare, questo ci ha fatto sempre piacere e spesso gli sottolineiamo che questo è molto bello, è anche tanto sensibile, si dispiace x quei bimbi in difficoltà e a modo suo offre il suo appoggio.
Purtroppo però viene spesso escluso da più gruppi come lo sport, o alcuni amichetti che conosce da più tempo, sembra che si trovi meglio con bimbi nuovi, ma frequentando con abitudine parchi della zona e l’attività sportiva vedo frequentemente la scena in cui nel gioco gli altri bimbi fanno gruppo e spesso contro di lui, inizialmente non si tira indietro e accetta la sfida, secondo me è così che la prende, ma quasi sempre finisce che la rabbia vince e al culmine fa qualcosa di non giusto come uno sgambetto o una parola di troppo, la scena è la stessa il bimbo che di solito lo mette in difficoltà viene dalla mamma a piangere lui sentendosi in difetto ma arrabbiatissimo si isola e si intristisce , tanto, a quel punto si trova qualcosa da fare ma gioca da solo e mi guarda con gli occhi tristi è arrabbiati. Ne abbiamo parlato tanto provando a dirgli che se alcune le situazioni lo mettono in difficoltà può allontanarsi prima di esplodere o se si sta x verificare la situazione bomba di farmi un cenno, abbiamo ideato una frase x capirci, e io mi avvicino proponendogli di giocare con lui o trovare altro da fare, io però mi sento più triste di lui e a lungo andare frustrata dal suo malessere . Tanto che a volte lo accusò dicendogli che se capita così spesso forse fa qualcosa x rendersi antipatico. È un bimbo “capace “ nel gioco e nello sport molto competitivo forse questo lo sta penalizzando. Non sempre accetta la sconfitta, se perde si arrabbia e ancora una volta si isola, quasi piange.
Vedo che spesso prova a voler fare il di più x rendersi simpatico e farsi accettare, (esempio dai compagni della squadra) ma è stato ovviamente ripreso dall'allenatore ed allontanato in panchina. Vedo che ci prova ma c'è sempre qualcosa situazione o qualcuno che lo allontana, dice di provare vergogna e si butta giù, sono sicura che pensi che c'è qualcosa che non va, spesso mi dice che giocherà sempre da solo e che non avrà mai l’amico del cuore.
In questo momento sto attraversando un periodo di stress x i mille motivi che abbiamo vissuto e x la perdita del lavoro , sono in generale molto nervosa e aggressiva nelle risposte soprattutto con lui , mi sottolinea che al piccolo di 4 anni non mi rivolgo come con lui e scoppia a piangere dicendomi che lui è un bambino di 8 anni mentre forse pretendo da lui cose e atteggiamenti da adulto. Non so come aiutarlo e so che devo prima “centrarmi” ... evitare di avere questi alti e bassi emotivi che lui respira, essendo sensibile accusa tutto e non sapendo come gestire queste emozioni che gli trasmetto trova come unica soluzione quella di esagerare, non si acquieta mai anzi Aumenta con tutto quello che sa farmi arrabbiare ancora di più. Inutile dire che è una spirale di arrabbiature stress che ci porta a non sorridere più , siamo sempre tutti imbronciati e si scatta x la più piccola cosa. Alla lunga si respira infelicità ma si può essere infelici nella famiglia? Il luogo in cui dovremmo trovare se non quiete ma almeno felicità? Abbiamo gli sguardi tristi e anche se ci proviamo non capisco dove trovare la scaletta x risalire. In passato sono state da pedagogisti ma in questo momento non mi sento di poter aiutarlo anche se guidata , non so se sia giusto che parli con qualcuno al di fuori della famiglia, non voglio che diventi triste o che si senta solo e non capito.
Grazie

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Sara, mi sembra molto centrato il titolo " nn sappiamo gestire le emozioni". In fondo la difficoltà di suo figlio, e in modo diverso la sua di difficoltà, dipendono da un'abbondanza di emozioni non mentalizzate, riconosciute. Suo figlio vive una emozione competitiva, insieme ad un bisogno preminente di accettazione, appena entra in contatto con gli altri, con i coetanei. E questo lo porta a comportarsi in maniera poco adeguata. Ho l'impressione che tali emozioni sovrabbondanti abbiano avuto insorgenza nel rapporto col fratellino e nella relazione con lei ( madre), dalla nascita del fratellino. E a lei arrivano dei ritorni di queste difficoltà che la preoccupano come madre, e vanno ad aggiungere ansie alle situazioni personali già impegnative o ansiogene. Il suggerimento che darei è di prendersi cura di se stessa prima, cercando appunto di centrarsi, di comprendere quanto sia coinvolta anche in questa difficoltà del figlio. A questo scopo può fare qualche consulto con un collega. L'altra forma di aiuto è quella di richiedere un consulto ad uno psicologo infantile per suo figlio, per capire meglio come aiutarlo.


I miei auguri,


Dr Cameriero Vittorio

Cara Sara


Mi emoziona molto leggere le sue parole. Il "lavoro" del genitore non lo insegna nessuno, ed è molto complesso.


Credo sia importante poter capire il suo malessere (come adulto e mamma, in quanto si descrive molto nervosa) per poi aiutare il suo bambino.


Cerchi di comprendere cosa la turba e faccia in modo che le sue preoccupazioni non influiscano sulll'emotività dei suoi bimbi.


Nella sua lettera non menziona il papà, il quale potrebbe essere di aiuto nella gestione dei bimbi e aiutare lei come genitore.


Qualora il malessere e del suo bimbo (e suo personale) diventasse invalidante ed importante, si rivolga ad uno specialista (psicoterapeuta), il quale potrebbe accompagnarvi in questo momento così delicato.


Auguro con tutto il cuore buona fortuna.


Dott.ssa Elisa Danza

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